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Nel mentre si discute sulle sorti della squadra di calcio, ricordo che oggi ricorre la liberazione della città 10 giugno 1944.

 

DALLA  STORIA  DELLA  CITTA’

MAGGIO-GIUGNO 1944

In quel periodo ci fu un movimento di molti mezzi corazzati che transitavano da Via Valignani, era molto intenso e rumoroso  e faceva pensare che qualcosa stesse succedendo. I bombardamenti di artiglieria ed aerei si era intensificati sia nella nostra zona periferica che nella zona industriale di Chieti scalo anche riferendoci a ciò che dicevo prima. Molto movimento logistico militare. Si comincia  a  vociferare che molti stabilimenti di Chieti Scalo sono minati, poi che i tedeschi hanno sistemato degli ordigni lungo  un tratto di strada che portava dalla Pietragrossa al  Tricalle e che  era a ridosso d’alcune caverne che erano usate da noi per rifugio antiaereo, per una lunghezza di circa quattrocento metri. Si vociferava che non avremmo avuto acqua ed elettricità  nell’imminenza della ritirata delle truppe tedesche e l’arrivo degli alleati. Insomma c’era un gran fermento e  nel mentre c’era un’aria diversa in giro perché si era nell’attesa di qualcosa che probabilmente avrebbe cambiato la nostra vita e noi ragazzi eravamo molto fiduciosi di questo.

 In questa situazione in città si pensava a far incontrare ai primi del mese di maggio la squadra della SS Chieti ed una rappresentativa militare tedesca, per la cronaca vinsero i locali per 6-1,  nell’Italia del Nord mentre noi eravamo quasi alla liberazione, loro avevano problemi  abbastanza  gravi di guerra alla porta  e di problemi di governabilità del territorio, ma la situazione  stava per evolversi in altro modo e finì solamente ad aprile dell’anno.

Dicevo che si stava svolgendo un campionato Alta Italia e alla fine di maggio s’incontrarono in un derby la Juventus Cisitalia ed il Torino Fiat con risultato per 3-1 per gli Juventini. Un giornale sportivo c’informava cosa succedeva e mi sembrava che fosse “La Gazzetta dello sport”.

Come ormai sappiamo i campionati di calcio erano sospesi per l’Italia che era divisa in due ma come stiamo vedendo, la FIGC con sede a Venezia stava facendo svolgere oltre alle eliminatorie  per il campionato Alta Italia, anche il torneo di Coppa Italia.

Si svolsero le semifinali tra Torino e Roma(3-1) e tra Venezia e Genova(3-0) e alla fine di maggio la finale si svolse a Milano con la vittoria del Torino sul Venezia per 4-0.

Le notizie che ci erano fornite erano strabilianti per l’importanza storica. Gli alleati stavano per sbarcare in Francia e si pensava subito al nostro destino, il fronte di Cassino era  crollato e la “Linea Gustav” tirrenica era  arretrata su un’altra  linea difensiva che chiamarono “Hitler” ed era distante  pochi chilometri dalla capitale.

10 Giugno 1944.

Per la cronaca prima dell’arrivo dell’VIII^armata inglese, le mine di cui aveva accennato nella zona Pietragrossa, furono  parzialmente rimosse perché non tutte scoppiarono. Non sappiamo se l’azione di rimozione era stata eseguita da alcuni elementi partigiani o dalle prime avanguardie della “Nembo” che sono entrate a Chieti.

Nel  pomeriggio si era sparsa per la città l’imminente arrivo degli alleati in città, noi eravamo in un certo senso preoccupati e felici nello stesso tempo.

Erano circa le 17 e stavamo sul balcone di casa che dava sulla Via Valignani e potevamo vedere oltre la strada sottostante che conduceva a S.Anna, quindi da lì dovevano venire i soldati alleati.

Potevamo vedere  anche l’altra strada che si diramava e conduceva a Via G. D’Aragona, insomma era un punto d’osservazione.

La gente era quasi sparita e noi eravamo in ansia  per quello che stava per succedere.

Qualcuno era in strada e mentre si aspettava qualcosa che doveva succedere, ecco, dopo varie decine di minuti, che alcuni uomini armati-partigiani fecero la loro apparizione cercando di allontanare con decisione e fermezza, pistole in pugno, le pochissime persone nella zona, in previsione forse  di qualche scontro   armato con alcuni militari tedeschi che ancora si aggiravano per il rione.

Qualcuno era del nostro rione  e la cosa  ci meravigliò moltissimo e capimmo che nella nostra  città  si erano formate anche  delle piccole formazioni partigiane. Allontanarono il papà di un nostro vicino perché era sceso in strada e si attardava sulla piazzola antistante il tabaccaio di Via valignani. Dopo di una certa confusione, diverse voci annunciavano che una pattuglia di militari era in vista all’altezza della chiesa dei frati del Sacro Cuore.

All’incirca erano le 18 ed ecco che dal nostro balcone vedemmo due o tre paracadutisti armati che venivano avanti con fare circospetto lungo la Via Valignani verso Piazza  Garibaldi.

Le loro uniformi erano da paracadutisti: fucile mitragliatore in mano, casco e pantaloni allacciati alle caviglie, mi sembra che uno era scamiciato ed un altro con giubba grigio verde.

Intanto si sentiva dal balcone un gran  vocio di gente che inneggiava e qualche secco comando e non si sapeva da dove provenissero. Sullo spiazzo tra Via Valignani e rione D’Aragona apparvero questi partigiani che si incontrarono con i militari della Nembo e parlottarono fra loro sempre circospetti. Poi si seppe che stavano dando notizie d’alcune retroguardie tedesche che erano rimaste in città, insomma di piccole sacche che non avevano fatto in tempo a  ricongiungersi con i compagni che si stavano ritirando verso il Nord.

 Noi non sapevamo  affatto che truppe italiane operassero sul versante adriatico con la VIII^armata inglese. Invece era così e la nostra gioia fu centuplicata  per l’avvenimento. La notte fu d’attesa e quasi insonne per la mattina seguente con l’arrivo imminente del grosso delle truppe. I tedeschi intanto si erano ritirati e qualche sparo in città indicava che sporadiche retroguardie tedesche erano impegnati da diversi partigiani che erano usciti allo scoperto. La mattina seguente in una giornata di sole e di gioia soldati italiani della divisione “Legnano” fecero il loro ingresso provenienti dalla zona di S.Anna, successivamente avanzarono i carri armati inglesi con truppe alleate, inglesi, neozelandesi e indiani.

Era la giornata della nostra liberazione!!

Insieme con altri amici ragazzi, eravamo sul ciglio di Via Valignani all’altezza dello spiazzo  e si aspettava che arrivassero dal fondo della strada erano italiani o inglesi?

Il momento dell’avvistamento delle colonne non credo di dimenticarlo, era bellissimo e non potevamo credere ad un avvenimento del genere potesse accadere nella nostra città. A pensarci adesso mi vengono i brividi. Da ragazzi nel nostro quartiere si giocava alla guerra, ed ora ci sembrava alquanto strano che invece ciò che si faceva per gioco, ora era qui da noi nella realtà. Quante armi abbiamo visto? Tante. Erano i motorizzati tedeschi che transitavano sulla nostra strada come fosse il Corso Marrucino, gli aerei che rombavano sulle nostre teste, gli aerei abbattuti dalla contraerea, paradutisti che si lanciavano dall’aereo in fiamme, i bombardamenti dei caccia alleati che si lanciarono in picchiata verso la zona di Santa Barbara dove erano motorizzati tedeschi, 

Il fuoco che usciva dalle loro mitraglie, sono cose che sono state vissute nella nostra regione e che fino a pochissimo tempo non si poteva immaginare.Eravamo stati smentiti  la sera prima con l’arrivo degli italiani della “Nembo”, noi aspettavamo ancora gli “inglesi” che non vedevamo. Ecco in fondo qualcosa si muove, alcuni  militari appiedati marciavano sui due lati della strada, ci siamo  diretti verso la Chiesa del Sacro Cuore e  abbiamo visto dei militari italiani. Ci siamo avvicinati ed erano degli Alpini con tanto di penna  nera  e noi chiedemmo ad uno di loro <<ma gli inglesi quando arrivano?>> era una domanda che racchiudeva tutto il nostro stato d’animo per qualcuno che ci doveva liberare ma che non avevamo notizie sull’andamento della guerra sul fronte a noi vicino. La risposta fu: <<ma quali inglesi! Siamo noi che vi abbiamo liberato e siamo italiani!>> La frase non la ricordo bene ma il senso era quello che ho scritto. Inneggiammo all’Italia  e ci rendemmo conto veramente della pagina storica che stavamo vivendo. Il nostro modo di pensare dopo l’8 settembre era molto cambiato.

La mia generazione cominciava a rendersi conto che nel futuro noi potevamo portare la nostra riscossa.

Questo arrivo delle truppe italiane, in un certo senso, aveva modificato il nostro modo di guardare la realtà. Noi c’eravamo ancora, credevamo tutto distrutto ma la riscossa era tutta lì nella risposta di quel soldato italiano. Da allora ho capito che bisognava conoscere tutti i fatti della nostra storia  contemporanea e conoscere come sono andate le cose, dalla fuga del re, di cui sono stato fortunato osservatore nell’arrivo dei generali a Via Valignani, alla  conoscenza di come le truppe italiane fossero qui da  noi per liberarci.

Allora dopo l’8 settembre non tutti abbandonarono? Così con il passar del tempo ho comprato libri,consultato scritti e memorie e ho potuto capire abbastanza del nostro destino. Insomma ho voluto capire e mi sono documentato.

Così nella prossima puntata cercherò di descrivere il percorso della “Divisione Nembo” e del Corpo Italiano di Liberazione che hanno liberato Chieti ed anche le altre città abruzzesi. Sarà  una sintesi, avvenimenti sono molti e  ora fanno parte della storia della nostra città.

Ritornando alla  mattina 10 Giugno cominciarono a passare le prime Jeep e qualcuna portava una barra di ferro saldata davanti al cofano motore; non pensammo assolutamente a cosa serviva o cosa era ma si seppe poi era per evitare che durante il tragitto di guerra, le funi di acciaio messe attraverso le strade e i viottoli di guerra potessero danneggiare i soldati che erano in Jeep. Poi cominciarono a sfilare  truppe di vario genere specie gli indiani che con il loro turbante facevano tanta avventura  di Salgari che da ragazzi (ma anche da adulti) avevamo letto nei vari libri d’avventure.

Poi ecco i carri armati di color sabbia (tipo Sherman?) che lasciarono la strada abbastanza danneggiata ed  erano molto alti con quelle torrette troneggianti, poi ancora  mezzi corazzati con cannoni di vario tipo e poi camion, camion ed ancora truppe.

Questo “strano" corteo salì per Via Arniense, Corso Marrucino fino alla Trinità per poi fermarsi, il grosso, a Piazza S.Giustino.  Anzi già nella serata dietro il palazzo di Giustizia  si era formato un bivacco di Indiani con tende varie e con vari fuochi per cucinare. Odori molto strani e per un certo verso nauseabondi ma  la loro cucina era così, La sera insieme con altri, andai a curiosare per poter comunicare con loro con il  nostro scarso inglese. I risultati

furono molto modesti ma il fatto che questi uomini fossero qui da noi e provenienti da paesi molto lontani ci faceva molto riflettere e ci venivamo in mente i soldati che avevamo visto  nei film “Luce” girati in Africa  settentrionale cioè truppe alleate di varie nazionalità  con varie fogge e divise in azioni di guerra.

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