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Cinque anni fa, precisamente il 24 agosto del 2012, ci lasciava il professore Luigi Cerritelli, ardente tifoso neroverde e collaboratore attivo del nostro sito. Nato a Chieti il 10 maggio 1947, aveva trascorso la maggior parte della sua vita a Brescia dove insegnava matematica e dove, accanto alla scienza più astratta che esista, coltivava il gusto per i versi del quale inondava a piene mani il nostro sito attraverso un’apposita rubrica, con esiti che spaziavano dall’epico all’esilarante. Tra questi, l'invenzione di mostro mitologico che viveva nelle viscere del Colle e che, armato di spada, scendeva in aiuto della squadra o della Città ogni volta che ne avevano bisogno.

Tutti noi ricordiamo il suo carattere irruento, a volte incendiario, ma soprattutto trascinante. Diceva pane al pane e vino al vino, il professore, senza nascondersi dietro numeri o parole, cose che, in entrambi i casi, sapeva usare e, soprattutto, sapeva non abusare come il proprio livello culturale e la sua vivacità intellettuale avrebbero potuto permettergli. L’ipocrisia non gli apparteneva, le sue origini teatine sì, eccome! Molti di noi lo ricordano a Noceto (PR) nel 2011, in occasione della trasferta vinta dagli uomini di Vivarini con un calcio di punizione di Vitone a 10 minuti dal termine. Il professore trascinò con sé un paio di suoi amici di Brescia presentandoli praticamente a tutti i teatini presenti sugli spalti del piccolo impianto parmense.

Non l’ho mai conosciuto direttamente e non potei partecipare alla trasferta di Noceto, ma ricordo con immenso piacere le lunghe telefonate con il professore. Me ne fece una proprio mentre la partita era in corso. Appena accostai il telefono all’orecchio, udii i cori dei tifosi ibizzarrirmi la peluria e, subito dopo, la sua voce profonda e roca irrompere: «Senti senti! Senti che cazzo di popolo che siamo!! Anzi, ora te lo faccio dire da un mio amico che mi sono portato» «Complimenti! – disse questo signore con un forte accento bresciano – Non ho mai visto in tutta la mia vita tifosi così appassionati come questi!». Il professore riprese il telefono e disse sicuro «Vedrai che oggi vinciamo».

Aveva ragione, ma quello che mi colpì e che ricordo ancora non furono le sue capacità divinatorie, ma il suo stato d’animo: era come se fosse invasato di un’emozione profonda, orgogliosa che dava alle sue parole un’incrinatura quasi musicale la quale – a pensarci bene ora – è il dono dei grandi, di chi sa unire poesia scienza facendo dell’una lo strumento dell’altra e viceversa. Oggi posso dare a tutto  questo un solo nome: teatinità! Teatinità che ti trema dentro come un terremoto quando la ritrovi, che ti fa bollire il sangue, sussultare il cuore e che ti fa cantare con tutta la tua voce. La voce di Teate, tanto più forte quanto lei è lontana da te.

È un sentimento che molti noi hanno dimenticato, viene coltivato poco e male ma del quale, ogni volta che che penso al professore, so di conoscere esattamente il valore. Grazie della sua lezione professor Cerritelli, maestro di teatinità! Noi non la dimenticheremo mai.

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