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                                                    MATELICA

Coordinate GPS: Latitudine:43°15′23.71″N    Longitudine:13°00′34.54″E  
Altitudine: 354 metri s.l.m.
Popolazione: 10.000 abitanti

                                           (veduta dela cittadina)

Matelica è posta nella vallata del fiume Esino, l'unica valle marchigiana che si sviluppa, almeno parzialmente, da nord a sud. Il territorio è in prevalenza collinare con le montagne che la costeggiano ai lati della valle, tra cui il monte San Vicino.
Le origini della città di Matelica risalgono al Paleolitico. Gli umbri già nel 2000 a.C. si erano stanziati nella valle del fiume Esino ma la nascita vera e propria del centro abitato è fatta risalire all'incontro delle popolazioni umbre con quelle picene. Furono infatti quest’ultimi, popolo proveniente dall'Abruzzo e dall'ascolano,  a costruire il primo vero e proprio centro abitato.
Con l'arrivo dei Romani, la città subì un rapido cambiamento; dopo la battaglia del Sentino svoltasi a pochi chilometri da Matelica, la città fu assoggettata grazie ad un rapido processo di romanizzazione di tutta la zona.
Nel 70 a.C. Matelica divenne municipio Romano, costruendo la propria struttura politica sulla riga di quella dell'Urbe.
Fu iscritta alla tribù Cornelia nel 101 d.C. ed ospitò l'imperatore Traiano in partenza per la Dacia da Ancona.
Con l'avvento della cristianità sull'impero, Matelica fu sede vescovile sin dal 400 d.C. Il vescovo rimase l'unica autorità dopo la caduta dell'impero: la città si ritrovò soggetta a incursioni dei barbari e la popolazione soffrì la fame per le carestie e le invasioni. Nel 552 la battaglia di Gualdo Tadino fu decisiva per il futuro della città;
la sconfitta dei goti fece fuggire il loro re, che arrivò a Matelica dove morì e fu sepolto. I bizantini che lo inseguivano raggiunsero la città e la annessero al loro impero. Fino all'invasione dei Longobardi, la città visse un piccolo periodo di pace e prosperità. I nuovi invasori, sconfitti i bizantini, la distrussero nel 578 d.C. Da quel momento la città passò sotto la diocesi di Camerino.
Con l'arrivo dei Franchi, fu ricostruita e, dopo l'800 d., fu assoggettata ai Conti Ottoni.
Pur se formalmente sotto il dominio della Santa Sede fu incorporata nella Marca di Ancona e soggetta quindi al potere imperiale. Quando l'Imperatore Federico Barbarossa tornò in Germania, Matelica si ribellò all'impero e scacciò i conti Ottoni e si costituì libero comune, sorretto da due consoli di origine nobiliare.
Il ritorno dell'imperatore in Italia provocò nuove guerre nella Marca e l'Arcivescovo di Magonza Cristiano, fedele al papa Alessandro III, rase al suolo la città nel 1174; grazie però all'appoggio dell'Imperatore Federico II di Svevia, pacificatosi con il papa nel 1185, fu subito ricostruita.
Il conte Attone (discendente della famiglia di cui sopra) sfruttando la volontà di espansione della vicina Camerino, costruì una lega tra la stessa e i comuni di Fabriano, San Severino, Tolentino, Cingoli, Recanati e Civitanova. Attaccati da nord e sud,i matelicesi furono sopraffatti e la città distrutta per la terza volta nel 1199. Gli abitanti furono dispersi e vissero fuggiaschi tra i vari monti della zona. Appellatisi all'imperatore Ottone IV, nel 1209, ottennero il permesso di ricostruire la città e, grazie al forte potere militare di Francesco d'Este, nominato curatore della Marca di Ancona, vi riuscirono. Dopo la ricostruzione, il paese era stato chiamato Nuovo Castello di Sant'Adriano, ma il vecchio nome tornò presto in auge. Le lotte con gli altri comuni limitrofi continuarono per tutto il tredicesimo secolo: diverse volte i matelicesi si scontrarono con Fabriano e, soprattutto, con Camerino, mentre una forte alleanza fu stretta con San Severino. Nel 1259, dopo una provocazione di Camerino, i matelicesi presero posizione tra i Ghibellini a favore di Manfredi e, con le truppe di questi distrussero la città, vendicando la distruzione di sessanta anni prima. Matelica si dichiarò eternamente fedele al Re e, alla morte di questi, non esitò a imprigionare un ambasciatore papale pur di mantenere la parola. Clemente, allora, tassò la città pesantemente, pena la distruzione, e obbligò i matelicesi ad accettare un Podestà di nomina papale. Sotto le pesanti gabelle, la città si impoverì rapidamente, contraendo debiti con gli altri paesi. Nel 1273 i matelicesi furono costretti a creare una truppa per soffocare la rivolta antipapale a Jesi, e per i successivi trent'anni combatterono quasi incessantemente con la vicina Camerino per la costruzione di castelli, per ridefinire i confini e per la volontà di questi di vendicarsi della distruzione subita. Nei primi anni del Trecento, Matelica stipulò un'alleanza di natura militare e amministrativa, sotto la supervisione del governatore pontificio, con le città di Fabriano, Camerino e San Severino. Le quattro contraenti si impegnavano a prestarsi reciproco soccorso e aiuto, oltre a rispettare gli editti delle altre. Ciò non impedì alcune scaramucce, ma la rinnovata pace permise alla città di poter dedicarsi più volte alle rivolte intestine allo Stato della Chiesa, schierandosi talvolta con i Guelfi e talaltra con i Ghibellini. Il Comune era retto, oltre che dal Podestà, dal Capitano del Popolo e dal Consiglio degli Anziani; al governo della città partecipavano dei Rettori e dei Consiglieri delle varie corporazioni artigianali costituenti il nucleo principale del Consiglio cittadino. In questo periodo si formarono le Società e Compagnie d'Armi, per la difesa e la sicurezza della città. Nel frattempo, gli Ottoni si ristabilirono a Matelica e iniziarono a intromettersi sempre più profondamente nella vita politica. Alla fine del Trecento il vicariato della città fu affidato dal papa Bonifacio IX agli Ottoni i quali, in un primo tempo, lasciarono invariata la struttura comunale per poi lentamente sopprimerla e accentrare tutti i poteri su di essa.
Iniziarono una riforma fiscale, promossero lo sviluppo dell'industria della lana, della tintoria e della concia, restaurarono le mura, costruirono il campanile della cattedrale, soprattutto sotto la guida di Alessandro Ottoni, e tentarono più volte di definire una volta per tutte i confini con San Severino e Camerino. All'inizio del sedicesimo secolo ampliarono pure i commerci e le strade, tanto che si potevano contare ben centodieci mercanti in città. Alcune scelte di natura ecclesiastica, però, irritarono il popolo e con la signoria di Anton Maria Ottoni iniziò il malcontento generale, dovuto soprattutto all'eccessiva crudeltà e tirannia di quest'ultimo, che non esitava a incarcerare e uccidere i suoi avversari politici. A causa della condotta tirannica, i rapporti con i matelicesi si erano fatti talmente tesi che alcuni cittadini, nel febbraio del 1545, ordinarono una congiura con lo scopo di uccidere alcuni membri della famiglia, ma il complotto fu scoperto da un tale Falcone da Falconara. Dopo tante lotte, anche interne alla famiglia, e numerosi viaggi di delegazione dei cittadini a Roma, nel 1576, papa Gregorio XIII spogliò definitivamente gli Ottoni del vicariato. Nel 1578 Nicolò d'Aragona, governatore generale della Marca, prese possesso della città in nome della Sede Apostolica. Matelica fu così governata da un Commissario Apostolico inviato dal Papa. Con Paolo V, nel 1618, Matelica fu affidata a un Governatore indipendente da quello della Marca, con piena giurisdizione, e per questo riconoscimento lo stemma di Paolo V Borghese fu innalzato sulle porte dei principali edifici pubblici. Si conservò l'antica divisione della città in quattro quartieri: Santa Maria, Campamante, Civita e Civitella. A capo d'ogni quartiere fu posto un Priore, facente parte di diritto del Consiglio generale.
La popolazione accettò pacificamente il nuovo governo, nel quale vide un periodo di pace dopo secoli di lotte intestine. Nel 1692 la cittadinanza si riappacificò con i conti Ottoni, nominandoli cittadini onorari, e nel 1761 la città fu ricreata sede vescovile, retta con la stessa importanza insieme a Fabriano. L'arrivo dei francesi guidati da Napoleone soppresse il vescovado e, con la liberalizzazione dei commerci  la città subì un forte declino industriale, soprattutto nel settore della lana. Il ritorno sotto lo Stato Pontificio fu quasi un sollievo per la popolazione, che tuttavia issò le bandiere tricolori durante i moti del 1848 sul Palazzo del Comune per solidarietà ai rivoltosi di tutta Italia. Dopo la battaglia di Castelfidardo, in città furono esposte ancora una volta le bandiere e, nel plebiscito, il "sì" all'unione al Regno D'Italia vinse a maggioranza schiacciante. La nuova situazione riportò il libero commercio e l'attività da industriale divenne agricola, impoverendo parecchio tutta la popolazione. Furono molti i matelicesi a partire durante la prima guerra mondiale, e la città subì, come tante altre, parecchi lutti. Nel corso della seconda guerra mondiale, Matelica ospitò un battaglione di soldati italiani, che, dopo l'armistizio, furono nascosti dagli abitanti e, assieme ai giovani del luogo e ad alcuni soldati stranieri, formarono la resistenza locale. La guida spirituale dei partigiani, Don Enrico Pocognoni, fu ucciso dai nazisti nel famoso Eccidio di Braccano il 24 marzo 1944. Dopo la guerra l'attività industriale riprese prepotentemente e, assieme a essa, la valorizzazione del Verdicchio, che ha portato Matelica in tutte le enoteche del mondo.
L'origine del nome Matelica è oscura e si perde nelle nebbie del tempo: in tutto il mondo non esiste nessun altro luogo o città con questo nome, e rarissimi sono quelli che terminano con la stessa desinenza. Si attesta l'interessante assonanza con Mensa Matellica, frazione di Ravenna, sito risalente all'età del Bronzo. Il nome potrebbe essere di origine celtica e significare paese dei prati, dal celtico matten, prato. Ancora più azzardata è una supposizione di origine greca, essendo i greci stabilitisi nella vicina Ancona: dal greco màthesis, studio, oppure, con più cognizione, metelis, luogo di delizie. Se si considera l'antico nome dialettale Matelga, allora potrebbe essere interessante considerare la parola teleg, che in molte lingue antichissime, come quelle semitiche, significa neve, e dunque luogo coperto di neve. Si potrebbe far risalire l'origine al latino, alla forma mater liquoris, madre delle acque, anche se nessun fiume nasce nel suo territorio e, soprattutto, Plinio il Vecchio chiama la città Matilica Matilicatis, e dunque il nome le era già stato assegnato.
Recenti studi identificano l'origine del nome come la traduzione celtica Mati-lika probabile traduzione del toponimo sudpiceno Kupra Vepets, buona lastra di pietra.

                                                      COSA VEDERE IN CITTA’

-La chiesa di Santa Maria Assunta: è la chiesa principale di Matelica e concattedrale della diocesi di Fabriano-Matelica. La prima cattedrale di Matelica fu eretta nel cuore storico della città, decadde quando venne meno la sede vescovile e fu demolita nel 1530. Ad essa era già subentrata verso la metà del XV secolo la chiesa di Santa Maria della Piazza, che poi divenne cattedrale con il nome di Santa Maria Assunta nel 1785. Tra le eccellenti opere d’arte che la concattedrale vanta, si evidenzia, per la finezza della lavorazione, il piccolo e prezioso Crocifisso settecentesco in legno e argento del forlivese Giovanni Giardini

-Chiesa della Beata Mattia: costruita nel 1255, dell'antica fattura non rimane più nulla; il più antico segno è il campanile, databile nel XV secolo, mentre sono evidenti gli interventi ristrutturali operati nel tempo, che hanno dato alla chiesa uno stile barocco, quasi rococò. Vi è annesso il monastero delle clarisse più antico di Matelica, e anche il più famoso per il ricordo della Beata Mattia Nazzarei (1253-1320), che lì visse santamente e di cui ancora oggi, sotto l'altare della chiesa, si conserva e si venera il corpo.

-Chiesa di San Francesco: sorge sulla piazza omonima. L'edificio primitivo (1240-'60) era in stile romanico, come si arguisce dal portale e dalla trifora nascosta dietro l'attico. L'attuale prospetto, rimaneggiato e incompleto, risale alla prima metà del sec. XVIII, mentre la scalinata è del 1970.

-Chiesa del Suffragio o delle Anime purganti: con la sua mole proporzionata ed elegante, domina la piazza Enrico Mattei, completandone l'armonia tra gli edifici che la contornano. Sorse nel 1690 con le offerte dei cittadini sull'area di una chiesa più antica dedicata a San Sebastiano, patrono della città. Fu consacrata nel 1715. A croce greca, nella sua misurata eleganza racchiude dei buoni quadri, tra cui il Crocifisso ed Anime Purganti di Salvator Rosa.
Merita considerazione anche un'immagine della Madonna della Misericordia, posta su un antiestetico ornamento, un tempo oggetto di particolare devozione.

-Palazzo comunale: l’edificio, di proprietà della famiglia Scotti di Narni, parenti stretti degli Ottoni, fu acquistato dal Comune di Matelica nel 1606 per avere uffici più funzionali. Al momento dell'acquisto, il palazzo presentava gravi danni alle strutture principali, che mettevano in serio rischio la sua stabilità e la sua permanenza nella piazza principale. Solo alla fine del secolo XIX, dopo un duro lavoro di noti architetti, il palazzo divenne una realtà stabile e sicura. All'interno del palazzo si possono ammirare la lapide di Caio Arrio e una tela raffigurante Sant'Onofrio di Salvatore Rosa. Sotto lo stemma del comune è rappresentata la vergine lauretana protettrice della città. Inoltre, il comune vanta anche il possesso di una raccolta di disegni del ritrattista matelicese Raffaele Fidanza (1797-1846).

-Palazzo del Governatore o dei Pretori e Torre civica: il nome nacque dalla residenza nel palazzo, costruito su ordine di Ottone IV, del Luogotenente imperiale. Molte sono state le ristrutturazioni, sicuramente non tutte rispettose dello stile originario, ma ciò nonostante il palazzo offre alla piazza principale una nota positiva in più. Accorpata all'edificio è la Torre Civica, la cui base, per alcuni, potrebbe essere contemporanea dell'edificio, mentre per altri potrebbe risalire a un'epoca antecedente il 1175. La torre fu sopraelevata alla fine del XV secolo e successivamente, nel 1893, fu allargata alla base per problemi di stabilità.

-Palazzo Ottoni. Fu costruito nel 1472, per conto di Alessandro e Ranuccio Ottoni, dagli architetti Costantino e Giovan Battista da Lugano. Il palazzo rinascimentale è antistante la Piazza Enrico Mattei e contribuisce a renderla originale per la pluralità stilistica degli edifici che la circondano. Sul retro è presente un cortile che, tramite una loggetta aerea ancora presente, lo collegava a un'altra proprietà della famiglia.

-Globo di Matelica.: è una sfera di marmo bianco cristallino scoperta nel 1985 e rappresenta un singolare modello di orologio solare giunto a noi dall'antichità. Il marmo con cui è stato realizzato è greco e proviene forse dalla cava di Afrodisias (zona di Efeso), oggi Turchia. Si tratta di un marmo particolare, composto da grossi cristalli, che luccicano quando sono esposti ad una fonte di luce. La sua circonferenza misura 93 cm, il diametro 29,6 cm.
La sfera è divisa esattamente a metà da un'incisione, allo stesso modo di come l'equatore divide la Terra. L'emisfero superiore è a sua volta diviso a metà da un altro solco, che interseca un foro, situato approssimativamente sulla sommità del Globo, e il centro di tre cerchi concentrici (calotte sferiche) di vario diametro. Queste tre circonferenze sono a loro volta intersecate al proprio centro da un arco di cerchio avente il raggio di misura uguale a quello più grande. Attorno a queste circonferenze sono ancora visibili delle parole incise in antico alfabeto greco.
Accanto a ogni foro sono state incise altrettante lettere dell'alfabeto greco antico. Infine, nella parte inferiore del Globo è stata scavata una depressione conica terminante in un grosso foro rettangolare, che serviva a fissare la sfera su una base. Il Globo è costruito per funzionare a una latitudine di circa 43º, come quella di Matelica;perché sia stato fatto, da chi, e come mai i greci si siano interessati tanto a Matelica resta un mistero.

-Murales: a Braccano, la più grande frazione del comune, posta sulla strada che da Matelica giunge al Monte San Vicino, sono presenti dei murales. Di ovvia fattura recente, voluti dall'amministrazione comunale, sono stati eseguiti dagli allievi delle accademie di Brera, Urbino e Macerata sui muri esterni delle case, delle stalle e dei fienili presenti nella frazione. Ad oggi sono presenti oltre cinquanta murales, dipinti in tempi diversi.


                                                  LA SQUADRA DI CALCIO:

                                    

Anno di fondazione: 1921
Campo di gioco: stadio Comunale
colori sociali: bianco e rosso

La S.S. Matelica fu fondata nel 1921. Gli anni ’30 furono anni soddisfacenti per l’S.S. Matelica che nella stagione 1937-38 vinse il campionato marchigiano di Seconda Divisione, nonchè la Coppa Andreanelli.
La Guerra decretò lo “stop” forzato di tutte le attività calcistiche che furono interrotte tra il 1945 e il 1947.
Dalla fine del conflitto mondiale fino agli inizi degli anni 70 il Matelica giocò nei campionati di prima e seconda categoria.
Nella stagione ’73-’74 con il presidente Emilio Acqualagna vinse il campionato e conquistò il diritto a disputare il campionato di Promozione. Seguono però anni di oblio che riportano i matelicesi addirittura in seconda categoria.
Nuova promozione in prima categoria nella stagione 1983-84 dove rimase fino al 1988. Nuova retrocessione in seconda e nuova promozione in prima nella stagione 1990, seguita da una ulteriore vittoria del campionato che portò i biancorossi a disputare due stagioni in Promozione, dal 1993 al 1995.
Disputò nuovamente il campionato di Prima categoria, poi un anno in Seconda, quindi di nuovo in Prima.
Nel 1999 la compagine biancorossa riuscì a salire in Promozione, dove rimase per cinque stagioni fino al 2004 quando salì nel massimo campionato regionale, quello d’Eccellenza, dove rimase invece un solo anno.
La retrocessione portò il Matelica nuovamente in Promozione, dove rimase fino al 2008. Dal 2008 al 2010 giocò il campionato di Prima categoria. Dalla stagione 2010-2011 alla presidenza del Matelica arrivò l’attuale presidente Mauro Canil con cui l’S.S. Matelica riesce a vincere il campionato di Prima categoria, quello di Promozione, e infine nella stagione 2012-2013 a conquistare la storica promozione in Serie D, vincendo il campionato di Eccellenza.
Nella stagione 2013-14 i biancorossi hanno addirittura sfiorato la promozione in legapro, arrivando secondi in campionato ed abbandonando il sogno in semifinale nazionale playoff dopo la sconfitta all’ultimo minuto contro la Correggese per 2-1.
La scorsa stagione hanno chiuso il campionato con un onesto ottavo posto.


                                                        LO STADIO

Il Matelica disputa le sue partite casalinghe presso lo stadio Comunale del Centro Sportivo Giovanni Paolo II, sito in via Guido Rossa località Boschetto.
Il terreno di gioco è in erba naturale; l’impianto presenta una tribuna coperta destinata ai tifosi di casa ed una piccola tribuna in ferro sul lato opposto del rettangolo verde destinata ai tifosi ospiti. 

Lo stadio dista circa due ore e mezzo (200 km) dall’antica e nobile Teate.
E’ raggiungibile tramite A14 uscendo a Macerata e procedendo sulla SS.77 in direzione Tolentino-San Severino-Castelraimondo.          


                                                      PRECEDENTI:

L’ unico precedente in terra marchigiana risale alla passata stagione: 02.11.2014
i neroverdi furono sconfitti 3-2 dai padroni di casa. Dopo essere stato in vantaggio per ben due volte il Chieti subì la rimonta e il sorpasso su calcio di rigore a tempo scaduto. Quella di Matelica fu per i neroverdi la prima sconfitta dello scorso campionato.

 

                                                        TIFOSI

Gli ultras del Matelica si riuniscono sotto la sigla C.B.R.M. 1989 (collettivo bianco rosso Matelica). La rivalità più accesa è senza dubbio con la Maceratese, soprattutto a causa dell’amicizia tra i matelicesi e la Civitanovese, atavica rivale della squadra del capoluogo di provincia.
Altra rivalità molto sentita è con gli ultras della Settempeda, società che rappresenta il comune di San Severino Marche distante appena 20 km da Matelica, rivalità nata nei tornei di Eccellenza e Promozione.




 


                      

 

 

 

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