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Città storica con una forte vocazione commerciale e turistica, è una della stazioni balneari più frequentate del Medio Adriatico. È il dodicesimo comune della regione per popolazione e terzo della provincia di appartenenza.
Il suo territorio è delimitato dal fiume Salinello a nord e dal Tordino a sud; la città è inoltre sede di uno dei quattro porti della regione.
L’abitato si articola in due agglomerati principali saldatisi fra di loro negli ultimi decenni: Giulianova propriamente detta, conosciuta anche come Giulianova Paese o Giulianova Alta, e Giulianova Lido o Giulianova Spiaggia. La prima comprende il centro storico e si estende su una collina di modesta altitudine (68 m s.l.m.) a circa un chilometro dalla linea costiera, mentre il Lido è costituito dalla parte più moderna e turistica, sviluppatasi nel corso del Novecento sulle rive dell'Adriatico.
La presenza umana nel territorio di Giulianova è documentata fin dall’epoca neolitica e il ritrovamento di resti e ruderi di antichissime origini certificano l'esistenza di un nucleo abitato, probabilmente col nome di Batinus.
Giulianova iniziò tuttavia ad avere connotazioni propriamente urbane agli inizi del III secolo a.C., allorché i romani crearono presso le foci del Tordino, a meno di due chilometri dall'attuale centro storico, una nuova colonia, fra le prime del Supremum Mare, denominata Castrum Novum (o Castrum Novum Piceni).
In età tardo-imperiale (V secolo), l'abitato di fondazione romana subì una contrazione demografica e la zona originaria rimase spopolata, sia a causa delle invasioni barbariche, sia, probabilmente, per l'eccessiva vicinanza al fiume Tordino. Durante il VI secolo, il castrum bizantino portava il nome di Kàstron Nòbo, come menziona lo scrittore dell'epoca Giorgio Ciprio. Grazie tuttavia alla strategica posizione ed alla fruizione degli impianti portuali romani, l'insediamento mantenne un ruolo commerciale e difensivo di una certa importanza. Nello stesso periodo, inoltre, fu innalzato un tempio fuori le mura, a settentrione, che in futuro sarà dedicato a San Flaviano e che a causa della sua ubicazione, fu spesso sconvolto da incursioni, saccheggi ed eventi bellici.
In età altomedievale l'abitato assunse il nome di Castrum Sancti Flaviani (o Castrum in Sancto Flaviano o ancora Castrum Divi Flaviani) in ricordo di San Flaviano, Patriarca di Costantinopoli e Martire, le cui spoglie, secondo una leggenda, sarebbero state portate in Italia nel V secolo. Originariamente dirette a Ravenna, avrebbero raggiunto le coste giuliesi a seguito di una tempesta che costrinse l'imbarcazione che le trasportava a trovare rifugio nel litorale abruzzese. In onore e memoria dell'accaduto fu eretto sulla costa un tempio di notevoli dimensioni finanziato persino da Carlo Magno che purtroppo non è arrivato ai giorni nostri.
Successivamente, a partire dal XII o XIII secolo, l'abitato iniziò ad essere conosciuto come Castel San Flaviano. Fu centro importante, ricco, prestigioso, culturalmente vivace (diede i natali ai celebri giuristi Taddeo e Berardo di San Flaviano), commercialmente attivo, grazie al suo porto dotato di un hospitium per pellegrini e degenti, non distante dalla Chiesa di Santa Maria a Mare, che gli studiosi vogliono come punto di riferimento spirituale per gli imbarchi in Terra Santa.
Il borgo fece parte, in età medievale, del Regno ostrogoto, del Ducato di Spoleto, del Regno di Sicilia e, infine del Regno di Napoli. Nella seconda metà del XIV secolo entrò in possesso della ricca e potente famiglia degli Acquaviva che ne fece una delle sue residenze principali fino alla distruzione avvenuta nel luglio del 1460 a seguito della sanguinosa battaglia di San Fabiano d'Ascoli o San Flaviano d'Ascoli (da taluni definita anche battaglia del Tordino), combattuta nei pressi della città fra aragonesi e angioini capitanati rispettivamente da Alessandro Sforza (coadiuvato da Federico da Montefeltro) e da Jacopo Piccinino.
Undici anni più tardi, nel 1471, Giulio Antonio Acquaviva, duca d'Atri e signore del luogo, che già aveva provveduto alla riedificazione delle città di Conversano e di Atri, preferì ricostruire Castel San Flaviano, quella che di più l'avrebbe coinvolto ed attratto e che sarebbe divenuto il principale centro dei suoi possedimenti. La città non sarebbe però stata eretta sulle sue rovine, bensì su un'altura situata a circa settanta metri sul livello del mare, a breve distanza dall'anteriore centro abitato. Il 31 maggio 1471 Ferdinando I di Napoli emise un diploma mediante il quale si autorizzava Giulio Antonio Acquaviva a riedificare San Flaviano sul luogo che egli stesso aveva prescelto. Il nuovo nucleo prese da lui il nome di Giulia o Giulia nova e Julia o Julia nova. Nel corso dell'Ottocento caddero in disuso i termini di Julia e Julia nova, e mentre Giulia diede origine al gentilizio della popolazione (giuliese) il toponimo di Giulia nova o Giulianova si impose definitivamente, anche a livello ufficiale, ed è da oltre un secolo l'unico con cui la città è conosciuta. Riguardo l'araldica, fu nel momento del trasferimento dalla vecchia Castel San Flaviano distrutta, alla nuova città, che gli abitanti presero per loro stemma l'effige di Giuliantonio a cavallo, che andò a soppiantare l'impresa usata fino a quel tempo, la quale era costituita da un castello con una torre all'angolo ed attorniata dal motto: S.CV.PA.ET.DO.H.IS. (ossia "Sit cum Patre et Domino Honor Jesu Cristo").
Il progetto della cittadella fu affidato dal duca ad un architetto locale, che lo portò a compimento nel 1472, ispirandosi a quei criteri di razionalità tipici dell'età rinascimentale. I lavori di costruzione si protrassero per alcuni decenni e si configurarono come un'impresa di ampio respiro, fortemente voluta dal duca che talvolta seguì personalmente l'opera, ma che più spesso si avvalse di persone di fiducia, fra cui Giovanni Antonio, suo primogenito e Sulpizio, suo figlio naturale.
Il centro abitato originario, in parte conservatosi fino ai giorni nostri, era interamente racchiuso entro una poderosa cinta muraria della forma di un quadrilatero irregolare, difeso da otto torrioni di cui uno integrato nel palazzo ducale. L'impianto della città era di tipo radiocentrico imperniato su un nucleo monumentale costituito dal Palazzo degli Acquaviva, dalla fontana pubblica e, soprattutto, dall'ampio Duomo ottagonale che dominava l'Adriatico. La cittadella, progettata per accogliere un migliaio di residenti, ebbe inizialmente una popolazione esigua, composta in massima parte da immigrati di altri stati italiani o provenienti dall'Europa orientale. Fra questi ultimi vi erano dieci albanesi, quattro croati non ben identificati e tre greci mentre fra gli italiani si segnala la presenza di ben quindici lombardi oltre ad alcuni veneti e romagnoli, un ragusino, un marchigiano e un solo abruzzese. Raggiunse e superò i mille abitanti solo alla metà del XVI secolo. L'abitato era costituito da una via principale, o corso, di otto metri circa di larghezza e che organizzava lo spazio urbano circostante, con vie non anguste su cui si affacciavano edifici di uno o due piani atti ad ospitare nuclei monofamiliari. Pur presentando un carattere eminentemente castrense offriva ai suoi residenti strutture urbane e abitative che per l'epoca erano salubri e funzionali.
Nei secoli successivi Giulianova subì alcuni devastanti saccheggi: nel XVI secolo da parte dei Lanzichenecchi, e, in età napoleonica, da parte dei francesi che distrussero l'Archivio ducale. Subito dopo il compimento dell'unità nazionale fu la prima città dello scomparso Regno delle Due Sicilie ad essere visitata dal re Vittorio Emanuele II, per onorare l'amicizia che lo legava agli Acquaviva. Per commemorare l'evento venne eretta successivamente, sulla ottocentesca piazza della Libertà, una bella statua bronzea del sovrano ad opera dello scultore giuliese Raffaello Pagliaccetti. Dopo l'abbattimento di parte delle mura (1860) determinato dall'aumento della popolazione e della conseguente richiesta di spazio, la città iniziò ad estendersi sul resto delle collina e in direzione dell'Adriatico dove si costituì l'abitato di Borgo Marina (fine dell'Ottocento) primo nucleo di Giulianova Lido.
Nei primi decenni del Novecento divenne un'elegante stazione balneare della riviera adriatica e sorsero splendide ville liberty che ancora oggi costeggiano il lungomare e il viale dello Splendore, nella parte alta della città. In quegli anni venne edificato anche il lussuoso albergo Kursaal, oggi adibito a congressi e mostre. Durante il ventennio fascista venne realizzato il grande Lungomare Monumentale, su progetto di Giuseppe Meo, che si ispirava al viale della Vittoria di Bengasi, ideato dal celebre Arnaldo Foschini. Nel corso dell'ultima guerra la città fu sconvolta da alcuni bombordamenti aerei: di particolare intensità fu quello effettuato dagli Alleati nel febbraio 1944, che causò 24 vittime e danni materiali di una certa entità, rivelandosi come il maggior spargimento di sangue, durante il conflitto, della Provincia.
Nel dopoguerra Giulianova è tornata ad essere una città prospera, fra le più popolose ed economicamente importanti della propria provincia di appartenenza.

 

                                                 COSA VEDERE IN CITTA’

-Il Duomo di San Flaviano; esempio di architettura rinascimentale, è consacrato a San Flaviano, le cui spoglie raggiunsero fortunosamente le coste giuliesi poco prima del 450. Edificato negli anni settanta del XV secolo il Duomo è stilisticamente influenzato dall'architettura toscana e umbra del tempo. La tipologia militaresca ravvisabile nella straordinaria ampiezza delle mura (due metri circa), , nei beccatelli e nelle caditoie che ornano i lati, pone l'edificio per imponenza come il primo esempio nell'Abruzzo adriatico, dunque vero e proprio esperimento progettuale. Ha forma ottagonale, come solito nella simbologia di riferimento ai santuari mariani, ed era in principio isolato dal resto delle abitazioni.
L'interno, praticamente spoglio dopo i restauri del 1926 e del 1948 (questi ultimi ad opera di Arnaldo Foschini) volti al ripristino della spazialità quattrocentesca, erano stati decorati, in età tardorinascimentale e barocca con affreschi e ornamenti.
Altre opere ora non più presenti sono una croce processionale di Nicola Da Guardiagrele e il reliquario in argento con i resti del Santo, rimpiazzate nella seconda metà del Novecento da pregevoli dipinti e sculture di artisti contemporanei.
Posta al di sotto della collegiata, una cripta, dalla impegnativa copertura voltata ad ombrello, contiene i resti del patrono e di alcune personalità giuliesi.
-Chiesa di Santa Maria a mare; è' la più antica della città (costruzione del X o dell'XI secolo) ed è situata nei pressi della Giulianova romana (Castrum Novum). E' anche detta "dell'Annunziata" dal nome del quartiere in cui è situata. Subì numerose e importanti modifiche nel Duecento e nel Trecento. Quest'ultimo intervento, probabilmente sotto le maestranze del cantiere della Cattedrale di Atri, ne modificò radicalmente la facciata e la zona absidale, la quale fu soppressa e resa lineare. Nel corso della Seconda guerra mondiale fu gravemente danneggiata da un bombardamento. L'edificio si presenta attualmente in mattoni. Il massimo apporto decorativo è concentrato sul portale finemente cesellato con rappresentazioni allegoriche e animali, attribuito a Raimondo di Podio, medesimo artefice del portale della Basilica di Santa Maria Assunta ad Atri. L'interno, originariamente a tre navate, si è ridotto, a seguito di una serie di interventi e ristrutturazioni, a due. La chiesa fu sede, nei primi decenni del Novecento della Congregazione della Passione di Gesù Cristo. Nel luglio 1859 vi fece tappa San Gabriele dell'Addolorata, che tornava dalle Marche in Abruzzo per compiere gli studi teologici.
-Santuario di Maria Santissima dello Splendore; annoverato fra i più celebri santuari italiani, tutt'oggi meta di numerosi pellegrinaggi, è un complesso monumentale che ha come fulcri una chiesa riedificata nel 1907 (al posto di un edificio di culto preesistente, di età barocca) e un monastero dei padri cappuccini del XVI secolo. Il santuario fu ampiamente rimaneggiato a seguito di radicali interventi effettuati durante il ventennio fascista (1937 - 1938) e nella metà degli anni '80 del novecento, con gli interventi che attualmente ne definiscono i prospetti che si affacciano sulla piazza. È luogo di devozione e meta di pellegrinaggi fin dalla seconda metà del Cinquecento, in virtù di un'apparizione in loco della Vergine nel 1557, come riportato da una cronaca di epoca barocca redatta da un monaco. Notevole la pala, risalente al 1570 ca., raffigurante la Vergine con il Bambino in gloria e i Santi Pietro, Paolo, Dorotea e Francesco, opera di Paolo Veronese, i quadri ad olio presenti nel coro raffiguranti l'Immacolata Concezione, di Giacomo Falelli e la monumentale Via Crucis con statue bronzee di Ubaldo Ferretti, allievo del Fazzini.
-Palazzo Ducale; residenza estiva degli Acquaviva, si trova nella piazza principale del centro storico, alla quale un tempo dava il nome, piazza Ducale, ora Buozzi. Fronteggia il duomo e ingloba un torrioncino, per lo più decorativo che difensivo. L'edificio è stato rimaneggiato, nel corso dei secoli, nella facciata e nei locali interni, finendo per essergli adibita una mera funzione civile al piano primo e commerciale in quello terreno. E' andata distrutta la merlatura che campeggiava lungo tutta la copertura. Lo spirito umanistico rinascimentale è qui colto in pieno: il palazzo del signore della città, non si erge a monte, in posizione dominante rispetto all'abitato, non lo schiaccia sotto sproporzionate ed esagerate dimensioni, ma si pone nella parte più bassa senza svettare di un solo piano rispetto alle abitazioni civili.
-Palazzo De' Bartolomei; edificio porticato risalente al 1876. Affaccia in Piazza della Libertà, e fu costruito a scapito di una porzione delle mura quattrocentesche della città, a causa della necessità espansiva extramuraria dell'abitato.
-Palazzo Kursaal;è' un edificio progettato secondo canoni stilistici compositi in cui prevalgono forme di ispirazione neoclassica ed elementi decoratitivi liberty. Iniziò ad essere edificato a Giulianova Lido pochi anni prima dello scoppio della Grande guerra, ma sia il luogo prescelto che il progetto originario, furono successivamente giudicati inappropriati. I lavori, già in parte eseguiti, vennero abbandonati nel 1913 e Il Kursaal fu riedificato, su nuovo progetto e sempre in zona lido, negli anni venti del Novecento. Risulta uno dei primi edifici costruiti in cemento armato, in Italia. Trasformato in albergo (inizialmente con il nome di Abergo Lido e Parco), subì notevoli danni durante il secondo conflitto mondiale, nel corso di un'incursione aerea. Restaurato al termine della guerra, venne acquisito dal Comune che lo utilizza per esposizioni, convegni, incontri e iniziative culturali di vario tipo.
-Salita Monte Grappa;primo storico collegamento pedonale tra il lido e la parte alta della città. Un tempo ospitava la lapide di porta Marina, lastra lapidea risalente alla fondazione rinascimentale di Giulia, recante incisi i versi del Campano, testimonianti la nascita della nuova Giulia, a breve distanza dal luogo in cui poco prima fu distrutta Castel San Flaviano, a seguito della battaglia del Tordino. 

Resti della cinta muraria di Giulia; fortificazione quattrocentesca che cessò di esistere integra intorno al 1880. Di particolare risalto i seguenti torrioni:
-Torrione di Porta Santa Maria, nord-est del centro storico, inglobato nel Palazzo Re;
-Torrione di Porta Napoli o di San Francesco, detto "il Bianco", al centro del tratto occidentale. Quella visibile è solo la parte sommitale dell'architettura, parzialmente coperta dalla strada;
-Torrione detto "la Rocca", nell'omonimo rione, all'angolo nord-occidentale del centro storico. Esso è il più grande dei ruderi conservati, ed era il rifugio del Duca Giuliantonio di Acquaviva in caso di invasione o di rivolta popolare. Ora è sede del Museo Archeologico;
-Torrione Orientale, il più piccolo, situato nel punto mediano del percorso orientale delle mura, parte integrante della residenza ducale degli Acquaviva;
-Torre del Salinello, torre di difesa costiera risalente al 1568, che sorge sulla SS 16, nella parte settentrionale del lido di Giulianova, a 1,5 km dal Salinello, da cui prende il nome. Ne esisteva un'ulteriore, all'estremo punto meridionale della costa, nei pressi dell'altro fiume e perciò soprannominata Torre del Tordino, ma andò distrutta nel 1812 a causa di un'alluvione.
                          

 

                                            LA SQUADRA DI CALCIO

 

Anno di fondazione: 1924
Campo di gioco: stadio Rubens Fadini
colori sociali: giallo e rosso

La prima squadra di calcio di Giulianova, la "Società Sportiva Giuliese" viene fondata il 7 dicembre 1924. I fondatori furono Alfonso Migliori, futuro sindaco della città e figlio di una ricca famiglia locale, e l'avvocato Italo Foschi, grande appassionato di calcio che nel 1927 contribuì alla nascita dell'A.S. Roma.
Le partite si disputavano al Campo della Fiera a Giulianova Alta, che non era un vero e proprio campo sportivo, ma uno spiazzo dove si svolgeva il mercato dei bovini, e che il sabato veniva ripulito prima di disputare la partita. Non esisteva una dirigenza vera e propria, il presidente si occupava solo dell'organizzazione, mentre alle spese dei palloni, delle divise e delle scarpe provvedevano i giocatori. Questi ultimi inoltre, avendo ognuno la propria attività lavorativa, si allenavano la mattina alle prime luci dell'alba.
La squadra, dopo aver disputato per i primi anni solo partite amichevoli, inizia a partecipare ai vari campionati regionali e interregionali, salendo di volta in volta di livello: prima la Terza Divisione come "Società Sportiva Pro Italia",poi la vittoria in Seconda Divisione nel 1934-1935 come "Federazione Sportiva Giuliese" e il passaggio in Prima Divisione.
Nella stagione 1936-1937 i giallorossi sfiorano la promozione in terza serie, chiudendo il campionato al 2º posto distaccati di un solo punto dal Popoli, ma nel 1938-1939, come "Società Polisportiva Castrum", approdano per la prima volta in Serie C. I giallorossi vincono il girone marchigiano di Prima Divisione su Portocivitanova e l'A.C. Dalmazia di Zara, inoltre partecipano nel 1937-1938 e 1938-1939 alla Coppa Italia Centrale, e nel 1939-1940 alla Coppa Italia Nazionale.
Con l'arrivo in Serie C avviene anche il cambio nominale in "A.S. Giulianova". I giallorossi debuttano in terza serie il 24 settembre 1939, superando il Terranova Olbia per 4-2, e chiudono il loro primo campionato a livello nazionale al 15º posto.
Alla ripresa delle attività dopo la seconda guerra mondiale nel 1945-1946, il Giulianova riparte nuovamente dalla Serie C sostituendo la U.S. Portocivitanovese.
I giallorossi terminano il girone d'andata al 2° posto dietro il Perugia, poi promosso in Serie B, ed anche la stagione 1946-1947 è positiva, con il 3º posto finale.
Nel 1947-1948 si chiude la prima avventura del Giulianova in Serie C. In un incontro con la Fermana (4 gennaio 1948) vi è un'invasione di campo dei sostenitori giallorossi e dopo una sconfitta casalinga ad opera dell'Avezzano (14 marzo 1948) avvengono altri gravi incidenti, con il pubblico giuliese che aggredisce e percuote l'arbitro. Il Giulianova si ritira e scompare dalla scena calcistica nazionale.
Il 6 ottobre 1948 nasce così una nuova società, chiamata "Freccia d'Oro", che disputa il campionato di Prima Divisione. Il nome è legato al camion messo a disposizione per trasportare la squadra, detto appunto "La freccia".
La "Freccia d'Oro" vince il campionato nella stagione 1950-1951, perdendo però le finali promozione.
L'anno successivo tornerà la denominazione in "Società Polisportiva Giulianova".
Nel 1951-1952, col terzo posto finale, i giuliesi vengono ammessi nel campionato regionale di Promozione, mentre nella stagione 1953-1954, il Giulianova dell'allenatore Valeriano Ottino, al termine di un'entusiasmante lotta con ilLanciano, viene promosso in IV Serie.
I giallorossi terminano il campionato segnando ben 100 reti.
Nel 1955-1956 il Giulianova si classifica al 5° posto, dopo che aveva chiuso il girone d'andata al comando, ma nella stagione 1958-1959 la mancata vittoria casalinga contro il Portocivitanova (0-0; 3 maggio 1959), costringe i giallorossi alla retrocessione.
Nel campionato 1960-1961 il Giulianova del presidente Emidio Ciafardoni viene nuovamente promosso in Serie D, decisivo lo spareggio giocato contro la Torrese vinto 3-0.
Negli anni sessanta la stagione migliore in serie D è la 1963-1964, chiusa al 4° posto con 40 punti, a sei lunghezze dalla capolista Ternana, mentre nel torneo 1962-1963 i giuliesi avevano mantenuto la categoria battendo ad Ascoli, in un drammatico spareggio salvezza il Teramo 2-0. 
Nel 1971-1972, il Giulianova disputa nuovamente il campionato di Serie C dopo più di vent'anni, riuscendo, con un 16º posto finale, a raggiungere l'obiettivo del mantenimento della categoria.
Negli anni successivi, col Giulianova in serie C, oltre a Curi cominciano a mettersi in evidenza diversi giocatori interessanti sfornati dal settore giovanile: il terzino Giuseppe Lelj (poi alla Fiorentina), il futuro allenatore dei giuliesi Francesco Giorgini, la mezzapunta Gabriele Alessandrini, il centrocampista Roberto Vernisi, Pasquale Iachini (poi in serie A tra Sampdoria e Roma) e Franco Tancredi, futuro portiere nell'anno del secondo scudetto della Roma e che in seguito raggiungerà anche la Nazionale.
Nella stagione 1972-1973 il Giulianova, allenato dal mai dimenticato Giovan Battista Fabbri è protagonista di un avvincente testa a testa con la Spal di Franco Pezzato ; quest'ultima otterrà la promozione in Serie B solo all'ultima giornata vincendo a Olbia, mentre i giuliesi usciranno sconfitti da Empoli. I giallorossi sono inoltre semifinalisti nella prima edizione della Coppa Italia Semiprofessionisti, dove vengono eliminati dall'Avellino (1-1; 0-1).
Nel 1973-1974 i giallorossi chiudono il torneo al 9º posto e nel frattempo si mette in luce un altro talento locale, il centravanti Alfredo Canzanese, che molti di voi ricorderanno in maglia neroverde.
Il Giulianova continua la sua serie di campionati positivi: nell'annata 1974-1975, con Tancredi tra i pali e grazie agli 11 gol della punta Oriano Grop (l'anno dopo al Bologna in Serie A), i giallorossi disputano un altro ottimo campionato chiudendo al 4º posto a pari merito con la Sangiovannese.
Nelle successive stagioni 1975-1976 e 1976-1977, il Giulianova conferma quanto  fatto precedentemente, classificandosi al 4º e al 7º posto.
In panchina c'è il friulano Sergio Manente, ex-terzino sinistro della Juventus.
Dopo cinque campionati consecutivi caratterizzati da buoni piazzamenti, nel 1977-1978 il club chiude al 14º posto e retrocede nella neonata Serie C2. In questo torneo il Fadini viene squalificato tre turni per degli incidenti avvenuti durante l'incontro col Pisa del 12 febbraio 1978, causa una rete annullata ai giuliesi.
La permanenza nella serie minore è breve, nel campionato 1979-1980, il Giulianova dell'allenatore Corelli  e del presidente Scibilia, si classifica al 1º posto nel girone C, vincendo il duello per la promozione con il Francavilla e la Civitanovese, ed ottenendo quindi l'accesso alla categoria superiore.
Il Giulianova rimane in C1 per due stagioni, 1980-19811981-1982, quando chiude il torneo al 16º posto e retrocede di nuovo in C2, dove vi resterà per 10 campionati consecutivi, fino al 1991-1992.
In questo periodo, torna al vertice della società Titì Orsini, e il Giulianova sfiora per due volte la promozione alla categoria superiore: la prima nel 1983-1984, quando il pareggio alla penultima giornata in casa dell'Osimana preclude ai giuliesi la promozione diretta in C1; la seconda nel 1986-1987, quando il pareggio all'ultima giornata con il Galatina permise al Francavilla di aggiudicarsi il secondo posto utile per la promozione nella categoria superiore. In queste stagioni viene lanciato il giovane Tiziano De Patre, che poi approderà in Serie A con le maglie di Atalanta e Cagliari e, in futuro, sulla panchina del Chieti.
Nel 1991-1992 il Giulianova si trova in Serie C2, ma a causa di una crisi societaria, la squadra giuliese, dopo 21 campionati consecutivi tra i professionisti, si vede retrocedere nel C.N.D..
Il purgatorio tra i dilettanti dura due stagioni, nel 1993-1994 il Giulianova di mister Giorgini si piazza al 1º posto vincendo il girone G e riconquistando l'accesso tra i professionisti. 
Dopo essersi piazzati all'ottavo posto nel primo anno di Serie C2 dopo la retrocessione in Serie D, nel 1995-1996 il Giulianova di Francesco Giorgini, al comando al termine del girone d'andata, chiude il torneo al 3º posto solamente tre punti dietro la vincitrice Avezzano, conseguendo così l'accesso ai play-off insieme a Frosinone, Albanova e Viterbese. Il Giulianova supera in semifinale la Viterbese (1-2; 1-0) ed accede alla finale promozione in gara unica allo stadio "Zaccheria" di Foggia contro l'Albanova, che aveva eliminato il Frosinone. L'incontro viene giocato giovedì 27 giugno 1996 ed i giuliesi ottengono la promozione in Serie C1 ai calci di rigore (3-0), dopo che i tempi supplementari si erano chiusi sullo 0-0, tornando in terza serie dopo quattordici anni e con la squadra festeggiata in nottata, al rientro da Foggia ed allo stadio Fadini, da migliaia di tifosi. Autentico trascinatore della compagine è il compianto bomber Danilo Di Vincenzo, che nelle due stagioni in maglia giallorossa realizzerà ben 30 reti. Da elencare anche il 2-2 col Frosinone del 17 marzo 1996, l’incontro dell’ormai famosissima telecronaca di Francesco Marcozzi.

Nel 1996-1997, il neopromosso Giulianova guidato ancora da Giorgini, milita in Serie C1 girone B; campionato concluso con un 5º posto che vale l'accesso ai play-off per la Serie B, dove viene eliminato in semifinale dall'Ancona.
Nella stagione 1998-1999, il Giulianova chiude il campionato al 4º posto in classifica, e vede ottenere nuovamente l'accesso ai play-off grazie alla vittoria di Ascoli nello scontro diretto dell'ultima giornata. Negli spareggi viene però eliminato nuovamente in semifinale, stavolta dalla Juve Stabia.
Dopo questa stagione, il Giulianova chiuderà il decennio 1990-2000 conquistando la salvezza e rimanendo in C1.
Dal 2000-2001 al 2005-2006 il Giulianova milita in Serie C1 alternando campionati di alto livello a tornei più discreti dove comunque centrano la salvezza, passando due volte ai play-out, entrambi ai danni del Sora (2002-2003 e 2004-2005).
Nella stagione 2006-2007 il Giulianova retrocede con sette giornate d'anticipo in Serie C2. La squadra, troppo giovane ed inesperta chiude il campionato all'ultimo posto con soli 12 punti, abbandonando la categoria dopo ben undici anni consecutivi. A fine stagione la famiglia Quartiglia cede la società, che passa nelle mani di Bruno Sabatini.
La permanenza in Serie C2 dura due stagioni, infatti nell'annata 2008-2009 i giallorossi, guidati da Leonardo Bitetto, chiudere con un 3º posto che vale l'accesso ai play-off. Negli spareggi il Giulianova elimina in semifinale il Bassano Virtus ed  ottiene la promozione al Rubens Fadini il 21 giugno 2009 in virtù del miglior piazzamento in classifica rispetto al Prato; il doppio confronto si era infatti concluso in parità (1-0 a Prato 0-1 al Fadini dopo i tempi supplementari). 
Il campionato di Lega Pro Prima Divisione 2009-2010 è deludente e si conclude con un'immediata retrocessione dopo gli spareggi con l'Andria. Nelle due successive stagioni il Giulianova milita in Lega Pro Seconda Divisione, terminando a metà classifica la prima e salvandosi sul campo nella seconda.
Al 30 giugno 2012, data della scadenza per le iscrizioni al campionato di Seconda Divisione, la società non è in grado di iscriversi a causa di problemi finanziari. Così, dopo 18 stagioni consecutive tra i pro, il calcio a Giulianova riparte con una nuova società, attraverso il cambio di denominazione dell' A.S.D. Cologna Paese, società iscritta al campionato di Eccellenza, in A.S.D. Città di Giulianova 1924.
La stagione 2012-2013 nata in seno ad ambiziose speranze di rinascita, si chiude invece con un secondo posto dietro un sorprendente Sulmona. Il notevole distacco (10 punti) dalla terza classificata, permette però ai giuliesi la partecipazione diretta alla fase nazionale dei play off per la categoria superiore. L'andata contro l'Imolese è disastrosa (0-3), ed il ritorno non basta per compiere la rimonta (1-1). L'approdo dei giallorossi in quarta serie avviene tramite ripescaggio, causa le mancate iscrizioni di numerose compagini di Serie D e Lega Pro.
Nell'agosto 2013 Adriano Mattucci, imprenditore del settore edile, viene eletto nuovo presidente della società giallorossa, che viene inserita per la stagione 2013-2014 nel girone F di Serie D. Nel frattempo ebbe fine la storia anche legale della vecchia società, quando l'11 settembre 2013 arrivò la radiazione dalla FIGC per fallimento. Il 28 novembre 2013 l’associazione sportiva dilettantistica “Giuliesi per sempre” ha registrato alla camera di commercio il logo del Giulianova calcio, acquisendone tutti i diritti in esclusiva. L’associazione è nata nel novembre 2013 dopo aver acquistato tramite bando pubblico del tribunale di Teramo, il titolo sportivo, il logo, i colori, le coppe e i trofei della squadra del Giulianova calcio srl.
Il ritorno in Serie D del Giulianova, dopo vent'anni esatti dall'ultima partecipazione, parte con l'obiettivo di un campionato tranquillo. In estate viene allestita una squadra adatta a ben figurare nella competizione: ritorna in giallo-rosso il terzino Federico Del Grosso, a centrocampo Antonio Maschio e in attacco i colpi sono Vittorio Esposito e Mateus Ribeiro Dos Santos, (tutti calciatori che a Chieti conosciamo molto bene) ma la stagione si conclude all'undicesimo posto in graduatoria a quattro punti dalla zona play-out.
La stagione 2014-2015 si conclude al 9º posto, grazie ad un gran girone di ritorno. La salvezza, unica ambizione possibile per un Giulianova in questa deriva societaria, arriva con diverse giornate d'anticipo.

                                                      LO STADIO

Il Giulianova disputa le sue partite casalinghe al Rubens Fadini, capace di contenere circa 4.300 spettatori.
Costruito nel 1923, fu popolarmente denominato "Lu callarò" (il calderone), poiché quando era pieno, vista la vicinanza del pubblico al terreno di gioco, si diceva ribollisse.
Lo stadio, dopo aver abbandonato nel dopoguerra il nome Castrum, risalente al periodo fascista, assunse il nome più generico di Comunale.
Nel 1951 acquisì la denominazione attuale di "Rubens Fadini", in ricordo del giocatore dell'indimenticabile Grande Torino perito nella nota tragedia di Superga del 4 maggio 1949.




Lo stadio dista 45 minuti (circa 63 km) dall’antica e nobile Teate.
E’ raggiungibile tramite A14 uscendo a Mosciano e procedendo in direzione Giulianova sulla statale 262 prima e sulla SP 15 poi.
L’ingresso del settore ospiti (curva est) ed il relativo parcheggio è situato in del Popolo.                                  

  

                                                    PRECEDENTI
Chieti e Giulianova si ritrovano di fronte per la 62° volta nella loro storia in gare di campionato, tra serie C e serie D. L’ultima sfida al Rubens Fadini risalente alla scorsa stagione si è conclusa con un pareggio 1-1 grazie alle reti di Prinari per i neroverdi e di Mariani per i locali.
L’ultima affermazione neroverde è datata invece 16.11.2011 (turno infrasettimanale); 0-1 gol di Gammone.
Ecco le immagini della sfida:



                                                 

                                                          TIFOSI
Il tifo organizzato nasce a Giulianova nel 1979 con il C.U.G. (Commando Ultras Giulianova), scioltosi poi nei primi anni ’90. Nelle stagioni seguenti, che coincidono con il periodo di massima gloria della squadra che sfiorò per due volte la serie B, il tifo giuliese raggiunse i suoi massimi livelli anche se frammentato in vari gruppi. In seguito i tifosi giallorossi scelsero di compattarsi nuovamente dietro un unico striscione, quello degli Ultras Giulianova, sotto cui si raccolsero i principali gruppi organizzati quali Brigate, Pirates, Collettivo Blasco e Crazy Boys.
La rivalità più sentita è certamente quella con il Teramo. L’estrema vicinanza tra i due centri ha da sempre dato un tocco di vivacità ed attesa in più a questo derby sentitissimo da entrambe le parti.
Altre rivalità accese sono contro, come sappiamo bene, con il Chieti, Lanciano, Avezzano e Fermana; accesi anche i confronti con Sambenedettese ed Ancona, mentre vanno menzionate vecchie ruggini con Frosinone, Sora e Martina Franca.

Buoni i rapporti invece con Spal, Juve Stabia e con i nostri dirimpettai costieri.

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