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di Franco Zappacosta

Questa non è una (breve) biografia ma il racconto di una vita romanzesca, somiglia quasi a un’avventura. Protagonista un calciatore, pescarese di nascita ma cittadino del mondo, per il quale il Chieti fu la squadra dove restò più a lungo: tre campionati (non consecutivi). Giocò anche in Brasile, si spense negli Stati Uniti nel 2003 a 79 anni.

Il papà doveva essere un appassionato di storia greca se è vero che chiamò i due figli Aristide e Temistocle, entrambi tra i grandi personaggi dell’antichità ateniese. A noi interessa ripercorrere l’interessante parabola, umana e calcistica, di Aristide nato nell’allora Castellammare Adriatico il 28 maggio 1924 da Vincenzo, capo delle guardie municipali, e da Angiolina Gagliardi, casalinga. Temistocle era un suo fratellastro nato da un precedente matrimonio di Vincenzo la cui prima moglie era morta prematuramente. Ebbe anche una sorella Elisa, nata tre anni dopo, nel 1927.

Il calcio si respirava già in famiglia se è vero che due cugini, Umberto e Alfredo De Angelis, furono protagonisti della celebre “Strapaesana” pescarese. Tra l’altro Umberto De Angelis divenne apprezzato allenatore del Chieti e in particolare nella stagione 1950-51 conquistò alla guida dei neroverdi una storica (e contrastata) promozione in serie C. Storica perché l’anno dopo in C il Chieti fu l’unica formazione abruzzese a rappresentare il calcio regionale nell’importante categoria, contrastata perché il successo finale venne sancito in un processo sportivo celebrato per un presunto caso di corruzione (al centro il derby Vasto-Chieti del 28 gennaio 1951) che si concluse con la piena assoluzione della società chietina.

Aristide comincia a dare i primi calci al pallone tra i ragazzi del Pescara, 1941-42. Mostra subito le sue doti ma neanche ventenne la chiamata alle armi ne spezza il percorso appena iniziato. Destinato al fronte balcanico, mostra lo stesso coraggio che aveva fatto vedere in campo. Ferito in un’azione, viene ricoverato presso l’ospedale militare di Spalato.


Anche in tempo di guerra il pallone non manca: Pollastri al centro con due commilitoni

 

A guerra finalmente terminata, Aristide riprende con il calcio, naturalmente a Pescara. Il suo primo campionato “vero” lo disputa al Chieti: 1945-46, Lega Centro Sud, Girone B composto da 14 squadre. Vi gioca anche l’amico Renato Tiriticco. Aristide totalizza 25 presenze, una sola partita saltata.


Ai tempi del campo Rampigna, Pollastri è a destra 

 


Con la maglia del Pescara (Aristide a destra) 

 


Entusiasmo dopo una partita vinta: Pollastri terzo da destra 

 

Nel torneo successivo (1946-47 Lega Centro Girone F sempre a 14 squadre) indossa la maglia giallorossa del Giulianova, affronta quindi il Chieti da ex: 2-1 per il Giulianova all’andata, 1-0 per il Chieti nel secondo round (marcatore Di Marzio).

Con il Giulianova nel 1946/47 Pollastri è il giocatore in piedi da destra

 

Un’altra formazione del Giulianova con Aristide ultimo calciatore in piedi a destra

 

Pollastri col Giulianova indicato da una freccia 

 

Altra formazione del Giulianova 

 

Dopo il rientro al Pescara, in serie B (1947-48), seconda esperienza al Chieti: 1948-49, allenatore il grande tecnico friulano Ferdinando Dal Pont, direttore sportivo il professor Guido Ottaviano. Ci sono altri pescaresi nel gruppo, tra i quali Ostavo Mincarelli, persona perbene che abbiamo apprezzato quando negli Anni 70 ha fatto parte dei quadri tecnici del Chieti, sempre pronto ad accettare l’incarico di tecnico traghettatore quando il presidente Guido Angelini esonerava l’allenatore. 14 le presenze di Aristide.

Nell’estate del 1949 Aristide varca per la prima volta i confini dell’Abruzzo e scende al Sud, in Basilicata, tesserato dal Matera. Con i lucani è protagonista di una buona stagione, ha la stima dei tifosi e degli addetti ai lavori come confermano alcuni ritagli di periodici del tempo. In un articolo dopo un burrascoso Matera-Novoli finito con aggressione all’arbitro si parla di un turno di stop per Pollastri, di due al compagno Di Santo e di squalifica a vita per Cristallo. In quella occasione ha mostrato un forte attaccamento alla maglia indossata, che è una delle sue principali caratteristiche: il grande senso di appartenenza. Nello stesso ritaglio, nella didascalia ad una sua foto, leggiamo “Aristide Pollastri, il bravo mediano della Matera calcio, nato 24 anni fa a Pescara ove sotto la guida di Piselli, di Ferrero e di Banas, s’impose ancora ragazzo all’attenzione generale. Ha disputato diverse gare in serie B. A Matera è riuscito a monopolizzare le simpatie di tutti”. In un Matera-Nardò 3-1 va anche a segno (l’articolo è firmato Franco Salerno). In un altro pezzo, dopo la trasferta del Matera ad Ostuni, il cronista Michele Salerno in un articolo “Asterischi materani” scrive: “Pollastri, il pescarese, come lo chiamano tutti gli sportivi materani, ha ancora una volta dato dimostrazione del suo valore. É stato il migliore di tutti e ventidue in campo”. Dunque una stagione di gratificanti riconoscimenti personali.

Ma forse Aristide ha nostalgia del suo Abruzzo e torna per la terza volta a Chieti. Siamo arrivati alla stagione 1950-51, torneo di Promozione girone L. Con 23 presenze e 2 reti Pollastri è tra i protagonisti del balzo in serie C sancito dalla Caf dopo il verdetto sfavorevole dei giudici di primo grado. 50 punti finali, bastano per precedere il Pescara giunto secondo a quota 49. E’ il Chieti allenato dal cugino Umberto De Angelis.


Il Chieti a Perugia. Pollastri in basso a destra 

 


Con il Pescara. Pollastri in basso con il bambino 

 


Ancora il Chieti 50/51. Da sinistra in alto l'allenatore De Angelis Del Bianco Malinverni Di Giusto Fazzini Laurencic Leone il custode della Civitella, Antonio, Pinti. Seconda fila: Pollastri Micolucci Frati. In basso Di Luzio Menozzi Porciani Ragnoli Esposito 

 

 


Foto ricordo del 1950/51 

 

1950/51 A completare l'organico 

 

L’esperienza calcistica è agli sgoccioli e Aristide la conclude a Termoli. Non ha nemmeno trent’anni ma erano tempi in cui l’attività di un giocatore non durava a lungo e soprattutto non garantiva guadagni sui quali costruire un futuro. Insomma bisognava scegliere: dedicarsi ancora al calcio con tutte le incognite di natura economica che la decisione comportava oppure metterci una pietra sopra e inventarsi un’alternativa. Con il coraggio di cui non difettava, Aristide sceglie di chiudere con il calcio e di guardarsi intorno. In fondo la sua è stata una carriera dignitosa, purtroppo sconvolta da un’interruzione di tre anni a causa della guerra.

Il primo passo è quello di convolare a nozze e sposa una ragazza di Chieti, Elvezia Di Nardo. Dal matrimonio nasce un bambino, Vincenzo, “Enzo”. Ma Aristide è uno spirito irrequieto e in cerca di nuove opportunità emigra con la famiglia in Brasile dove riaffiora la passione per il calcio. Torna così in campo, mediano di una squadra composta da elementi italiani e che ovviamente si chiama Pro Patria, formazione della serie B carioca. Dopo tre anni torna in Italia, si separa da Elvezia e comincia a pensare a un nuovo progetto di vita, accarezza il “sogno americano”.


Pollastri in Brasile con la maglia della Pro Patria 

 

Siamo tra la fine degli Anni 60 e l’inizio dei 70. Aristide si stabilisce in Florida, a Clearwater, una delle più note e frequentate località turistiche della Costa, a quattro ore di auto da Miami. Per migliorare la propria condizione riscopre il mestiere appreso in età giovanile, apre un laboratorio di sartoria. Sposa una italo-americana, originaria di Casamassima (Bari), gli nasce un secondo figlio: Marco Antonio.

Vive una vita serena Aristide negli Stati Uniti dove muore il 26 maggio 2003, due giorni prima di compiere 79 anni. Si spegne nella casa del figlio Marco a Clearwater, assistito dal personale dell’ “Hospice of the Florida Suncoast”.

I due figli, Vincenzo e Marco, ne custodiscono la memoria con grande dedizione. Vincenzo abita a Chieti, terminati gli studi è stato assunto dall’Amministrazione provinciale presso la Biblioteca “De Meis”, è andato in pensione nel 2010 con la qualifica di Aiuto Bibliotecario. Marco vive sempre a Clearwater, è dipendente del gruppo UPS.

Una curiosità: il calcio evidentemente è nel dna di famiglia. Vincenzo ha giocato in squadre giovanili chietine. Marco anche ha giocato negli Stati Uniti con discreti risultati e oggi è un tecnico del Clearwater Changers Soccer Club, tra l’altro affiliato alla Roma (non per caso i suoi colori sono giallorossi). Marco allena i ragazzi del 2010 e le ragazze del 2005 tra le quali sapete chi c’è? La figlia: Iliana Pollastri. Fatti i conti, da Aristide a Iliana ci sono tre generazioni legati da un filo. Quello del pallone.


Iliana Pollastri, figlia di Marco, sulle orme del nonno Aristide... 

 


Un'altra immagine di Iliana 

 

p.s. Alcuni dati biografici sono stati tratti da un articolo di Geremia Mancini su “Prima di noi”

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