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6 ottobre 1968 Chieti-Lecce 3-0, la formazione in campo

 

(di Franco Zappacosta)

 

Nel cielo del Chieti ci sono state meteore, apparizioni di breve durata, segni particolari lasciati: nessuno. Eppure alcuni di questi giocatori arrivarono con eccellenti referenze accendendo grandi aspettative. E’ il caso di Alfiero Caposciutti, centravanti nella stagione 1968-69, allenatore Aroldo Collesi, preso da Guido Angelini dopo gli ottimi risultati ottenuti sulla panchina dell’Aquila.


Primo piano di Alfiero Caposciutti in maglia neroverde

 

La storia di Alfiero Caposciutti, nato a Montevarchi il 22 novembre 1941, è un romanzo pieno di colpi di scena, di svolte inattese, di momenti drammatici, di cadute e di risalite. Nato tra i pali divenne attaccante giocando (e segnando) in serie B e C, fu protagonista del tragico episodio che costò la vita a Roberto Strulli, portiere dell’Ascoli. In quei mesi difficili dimostrò di essere un uomo vero, tanto coraggioso da trovare la forza interiore per reagire e proseguire la carriera pur avendo il cuore spezzato. In pochi sarebbero stati capaci di rialzarsi come ha saputo fare Alfiero.

Raccontiamola questa avventura, cominciando dal primo capitolo.

Appartengono alla Fiorentina i soliti anni vissuti a vario livello nel settore giovanile. Poi i prestiti presso varie squadre toscane: Pistoiese, Prato, Lucchese nell’anno del servizio militare. Sulla panchina rossonera della Lucchese c’è un tecnico saggio e capace di grandi intuizioni, si chiama Leo Zavatti che nel 1973 arriverà a Chieti per sostituire Evaristo Malavasi. Nell’anno successivo sarà a sua volta esonerato per lasciare il posto ad Adelmo Capelli. Sempre vita da portiere, la sua. Fino a quando…

<L’idea del cambio di ruolo maturò proprio nella testa di Zavatti – racconta Caposciutti – il quale un giorno mi disse: perché non provi a giocare in attacco? Hai le qualità giuste per ritagliarti spazio come punta. In effetti ai campionati nazionali militari mi ero messo in luce nelle gare di velocità. Non mi sembrò una proposta assurda, anzi ero curioso di vedere come me la sarei cavata da attaccante. Andammo a disputare un’amichevole ad Altopascio, guidati per l’occasione dal vice allenatore, e al ritorno Zavatti mi chiese: “hai fatto gol?”. Gli risposi: sì, ne ho fatti quattro. Poi annunciò che sarebbe venuto a sostenere un provino per la Lucchese un centravanti di proprietà della Fiorentina. Il test si svolse però non allo stadio, ma in un campetto utilizzato per gli allenamenti lungo i Bastioni della città. A me era stata data la maglia con il numero 10, al giocatore in prova la numero 9. Non era della misura giusta e mi chiese il favore di scambiarla. Accettai e andai in campo col 9. La gente sui Bastioni ci seguiva dall’alto, non poteva vederci in faccia. Disputai una grande partitella e il commento dei tifosi fu “abbiamo preso dalla Fiorentina un bravissimo centravanti”. La mia nuova strada dal punto di vista professionale era tracciata. Anche perché mi ero ormai convinto di poter far bene da attaccante>.

<Fu così che i dirigenti della Lucchese mi dissero: “Caposciutti, lei resta con noi non più come portiere, sarà una delle punte della squadra. Le diamo 200 mila lire al mese con spese a suo carico. Risposi: da portiere alla Fiorentina ne prendo 270 e per giunta sono spesato. E poi: domani mi congedo, fate un po’ voi… Perciò tornai alla Fiorentina dove trovai un Ferruccio Valcareggi, allora tecnico viola, dubbioso di fronte alle notizie che gli davo sul mio cambio di ruolo. Enzo Robotti invece era di parere contrario specie dopo avermi avuto avversario in allenamento. “Sei veloce, puoi farcela” mi incoraggiò con queste parole. Dette da uno che aveva vinto anche una Coppa delle Coppe nel ’61 mi diedero una grande spinta morale>.

La svolta con l’approdo nelle Marche (1964-65). <Grazie all’interesse di un attaccante, Mario Ghinazzi, ex rossoblù, che mi organizzò un provino alla Samb. Amichevole proprio in Abruzzo, ad Atri. Andò molto bene, realizzai i soliti sei sette gol. Ma ai dirigenti della società non precisarono subito la mia identità e quando sentirono pronunciare il nome Caposciutti, pensarono che si trattasse del fratello del portiere. Situazione presto chiarita e il presidente della Samb Gaetani, assieme agli altri consiglieri, pensò di ingaggiare dalla Fiorentina il Caposciutti portiere a un prezzo molto basso. “Se va bene, potremo rivenderlo come punta guadagnando parecchi soldi” fu il loro ragionamento>.

Dalla prima stagione alla Samb, con lo shock della morte di Strulli il 14 febbraio del ’65 allo stadio “Fratelli Ballarin” nel corso derby Samb-Del Duca Ascoli, il passaggio al Messina in serie B: 25 presenze e 9 reti con le quali si impose quale migliore realizzatore stagionale dei giallorossi peloritani.

Annata d’oro per il toscano. Ecco il suo ragguardevole score nella stagione del debutto tra i “cadetti”.

5 settembre 1965 Reggiana-Messina 1-1 (Gavazzi, Caposciutti)

3 ottobre 1965 Modena-Messina 1-3 (Caposciutti, Caposciutti, Morelli, Merighi su rigore)

24 ottobre 1965 Palermo Messina 1-1 (Crippa, Caposciutti)

31 ottobre 1965 Messina-Potenza 1-1 (Caposciutti, Caocci)

14 novembre 1965 Novara-Messina 1-1 (Cei, Caposciutti)

5 dicembre 1965 Messina-Lecco 2-0 (Morelli, Caposciutti)

19 dicembre 1965 Venezia-Messina 2-1 (Dori, Caposciutti su rigore, F. Mazzola)

22 maggio 1966 Messina-Venezia 3-0 (Seghezza, La Rosa, Caposciutti)

Non scomparvero i problemi fisici che lo avevano già tormentato nella prima stagione sullo Stretto. All’inizio venne confermato dal Messina ma a novembre la società decise di trasferirlo al Cosenza (in C). Prima, però, Alfiero riuscì a disputare con i siciliani altre 6 partite e a mettere a segno 1 gol (contro il Genoa).

9 ottobre 1966 Genoa-Messina 2-2

Genoa: Tarabocchia; Panara, Vanara; Rivara, Bassi, Derin; Taccola, Lodi, Petrini, Locatelli, Gallina

Messina: Rossi; Garbuglia, Bagnasco; Bonetti, Manni, Pesce; Fracassa, Gonella, Caposciutti, Benatti, Trevisan

Arbitro: Vacchini di Milano

Reti: autogol Gonella, Lodi, Caposciutti, Gonella

A Cosenza un altro buon periodo contrassegnato dalla realizzazione di 7 reti.

27 novembre 1966 Taranto-Cosenza 0-1 (Caposciutti)

31 dicembre 1966 Cosenza-L’Aquila 2-1 (Caposciutti, Pellegrini, autorete Agnoletto)

15 gennaio 1967 Cosenza-Nardò 3-0 (Varzi, Campanini, Caposciutti)

5 febbraio 1967 Cosenza-Pescara 2-0 (Caposciutti, Mariani)

5 marzo 1967 Cosenza-Siracusa 1-0 (Caposciutti)

19 marzo 1967 Cosenza-Trani 2-2 (Ciannameo, Ciannameo, Campanini, Caposciutti)

9 aprile 1967 Barletta-Cosenza 2-2 (Antonioli, Cadamuro, Caposciutti, Lobascio)

<Quello era un Cosenza davvero molto forte, dotato di un tridente micidiale: Campanini-Caposciutti-Mariani. Per poco non conquistammo la promozione in serie B. Nella volata finale prevalse il Bari>.

Dopo il rientro al Messina, ecco (inattesa e imprevista) la tappa di Chieti. Siamo nel 1968-69 e il nuovo attaccante neroverde s’impone subito all’attenzione firmando la rete di un’importante vittoria in trasferta, ad Avellino. <Incredibile se penso che non avevo svolto una regolare preparazione avendo dovuto affrontare gli esami di riparazione per ottenere il diploma di ragioneria. Col permesso dalla società mi presentai con alcuni giorni di ritardo. Ma appena arrivato a Chieti, Collesi mi disse: “Devo recuperare, ti faccio giocare subito”. E così debuttai con la squadra neroverde>.

22 settembre 1968 Avellino-Chieti 0-1

Avellino: Negrisolo; Genovese, Ferrante; Picciafuoco, Pez, Versolato; Pellizzari, Fracon, Cesero, Pinna, Scrignar

Chieti: Ridolfi; De Pedri, Lancioni; Giovanardi, Campagnola, Crippa; Gramoglia , Bianchini, Caposciutti, Pazienza, Giugno

Arbitro: Serafino di Roma

Rete: pt 30’ Caposciutti


Sulla cronaca di Chieti de Il Tempo il commento dopo il blitz di Avellino firmato da Caposciutti

 

Purtroppo una sorta di incidente diplomatico con il presidente Angelini pone subito fine all’esperienza teatina di Alfiero che in maglia neroverde non va oltre le 5 presenze (con quell’unico gol realizzato nello stadio irpino).


La presentazione della squadra in Comune il 28 settembre 1968. Da sinistra: Caposciutti, Lancioni, Bianchini, Ridolfi, Cignani, Gramoglia, Giugno, Giardino, Galati 

 


6 ottobre 1968 Chieti-Lecce 3-0 i neroverdi pronti alla battaglia

 


Il Tempo lunedì 7 così celebrava il primo posto neroverde

 

<Bellissima partenza. Me la ricordo bene, il Chieti era nelle posizioni di testa poco lontano dalla capolista Casertana. La domenica 13 ottobre era in calendario il derby Pescara-Chieti. Avevo subito capito quanto società e tifosi fossero in fibrillazione per quella sfida. La rivalità era enorme, non era stato difficile rendersi conto delle aspettative. In settimana Gramoglia ed io andammo dal presidente Angelini per fissare il premio in caso di risultato positivo. Il presidente rispose: “Tranquilli. Se facciamo una bella figura a Pescara credete che non vi darò un premio? Ci tengo più di voi, non preoccupatevi>.

Alla vigilia, su ”Il Tempo” queste le dichiarazioni spavalde di Alfiero: <Siamo stati definiti quella sporca dozzina di Collesi. Bene: speriamo di non tornare decimati come accade in certi film d’azione. Scherzi a parte, conto in una positiva gara mia come di tutta la squadra. Certo, sarebbe bellissimo segnare un gol all’Adriatico>.


Festa all'Adriatico: così con un'intera pagina Il Tempo presentava il derby il 13 ottobre 

 


13 ottobre 1968: sta per iniziare il derby. Caposciutti coperto dal ragazzo che distribuisce doni 

 

La partita finì così:

13 ottobre 1968 Pescara-Chieti 0-0

Pescara: Ventura; De Marchi, Palanca; Venditti, Simeoni, Cantarelli; Cremaschi, Prosperi, Cavallito, Boccolini, Oddo

Chieti: Ridolfi; De Pedri,Lancioni; Giovanardi, Campagnola, Crippa; Gramoglia, Bianchini, Caposciutti, Pazienza, Giugno

Arbitro: Bravi di Roma


La formazione del Chieti all'Adriatico (derby finito 0-0 nell'ottobre1968) Da sinistra in piedi: Ridolfi, Giovanardi, Campagnola, lo sponsor Santilli, Bianchini, Pazienza, l'allenatore Collesi. Accosciati da sin.: Giugno, Gramoglia, Crippa, Caposciutti, Lancioni, De Pedri 

 

<Un derby in trincea. Nel secondo tempo ci bombardarono da tutte le parti, non uscimmo quasi mai dall’area, il Pescara giocò sempre all’attacco ma non riuscì a segnare. In fondo una bellissima resistenza da parte nostra> ricorda ancora Alfiero con tono quasi divertito. <E così tornammo dal presidente sicuri di ricevere il premio visto il punto ottenuto. Invece lo trovammo arrabbiatissimo. “Mi avete fatto vergognare” ci apostrofò, avete disputato una pessima partita>.

 

 


Tutta la partita con cronaca e interviste negli spogliatoi lunedì 14 

 

E di premio non si parlò più. Angelini queste cose se le legava al dito e il “sindacalista” Caposciutti venne scaricato da don Guido. <Dopo qualche settimana, aperto il calciomercato di novembre, mi chiese “Caposciutti, se qualcuno ti cerca sei disposto ad andare via?”. Risposi di sì e sul momento pensai che potesse aprirsi la strada di un ritorno a San Benedetto che in fondo era diventata la mia città di adozione. Invece mi ritrovai alla Maceratese…>.

Quindi una separazione ben poco amichevole. <Ma no, a Chieti mi sono trovato bene, eravamo un bel gruppo, forte tecnicamente, cementato da molti rapporti di amicizia. Ci sono stato pochi mesi ma ne conservo un ottimo ricordo. Tant’è che alcuni anni dopo mi ritrovai con la Samb in un ristorante di Francavilla. Ci eravamo fermati in un albergo della zona per un’amichevole da quelle parti. E chi ti vedo? Il presidente Angelini il quale nel salutarmi con grande affetto, rivolto a tutti i presenti disse “Con questo attaccante ho commesso il più grande errore della mia vita. Non dovevo cederlo…>.

Alfiero, il dramma di Strulli ti ha segnato profondamente, immaginiamo. <E’ un dispiacere che non passa mai> la risposta bella, sincera, sentita, quasi commovente.

Lasciato il calcio, Alfiero Caposciutti ha curato con successo attività commerciali nel settore dell’abbigliamento. Vive a San Benedetto con la moglie Perlita (“sambenedettese verace”), ha due figlie, Roberta e Giulia, ed è un nonno felice. E’ stato un combattente sui campi di calcio, il “riposo del guerriero” è meritato.

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