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Gennaio 1944. Ad Ortona ci fu un’aspra battaglia cruenta specie lungo il Corso della città che portava verso la Piazza principale dove la resistenza tedesca fu accanita. Alcuni miei parenti residenti tuttora a Villa Rogatti ed Ortona mi descrissero le battaglie della città e sul fiume Moro che poi visitai e che descriverò in altra parte. Gli alleati si fermarono e si attestarono nella zona su una linea difensiva. 
Sulle sponde del fiume Moro e nel territorio di Frisa-Villa Rogatti-Caldari gli alleati avevano sistemato le batterie dei cannoni che ci avevano bombardato per quasi per tutto il periodo invernale. Chieti era sede di comandi tedeschi e crocevia di passaggi di truppe ed armamenti per il fronte adriatico (Ripa-Tollo-Miglianico) che per quello montano (Bucchianico-Guardiagrele). 
I cannoneggiamenti continuavano. Si sentiva lo sparo del cannone e dopo pochi secondi il sibilo del proiettile e dopo lo scoppio. Noi dal nostro solito rifugio, che era un appartamento a piano terra di un nostro “condomino” che ospitava tutti quelli del caseggiato, potevamo percepire benissimo la partenza del proiettile e poi aspettare! Dove sarà esploso?
Due colpi, ma con traiettoria strana, raggiunsero una finestra al secondo piano del nuovo ospedale (ma sede di un comando tedesco), ma allora non vi erano ancora i malati, che si affacciavano sulla Via Valignani. Lo scoppio dei proiettili era secco e forte e subito avevamo avuto l’impressione che era vicinissimo. 
La traiettoria dei proiettili sembrava avallare la tesi di qualcuno che i proiettili provennero dal mare, ci furono dei pareri opposti d’alcuni esperti che esclusero il bombardamento navale sia per l’entità dello scoppio(poco danno), sia per l’impatto non proprio frontale ma strisciante del proiettile. 
Altri colpi di cannone invece raggiunsero i dintorni, uno colpì il Palazzo INCIS distante solo 200 metri dalla mia casa ed in direzione delle nostra camera da letto. Impatto frontale e questo non lasciavano dubbi, veniva da sud dalle postazioni poste molto vicine a noi, forse appunto dal fiume Moro, dicevano alcuni.
Sembrava proprio di si. Dopo questo fatto si spostò la camera da letto dei miei genitori posta a sud e in direzione di quella cannonata e spostammo tutto nella camera attigua dove eravamo io e mio fratello. Ci divideva un altro muro dal probabile impatto. Un margine di sicurezza che si poteva prendere allora ma, molti preferirono pernottare in alcune grotte poste attorno alla città. Una di queste era posta vicino al gasometro e con alcuni compagni andammo a vedere, letti e masserizie a destra e sinistra di questa caverna illuminata da lumi di vario genere.
Che dire poi della ferrovia elettrica Chieti-Stazione che, come accennai nella 1^parte di questo amarcord, fu divelta dai tedeschi nei mesi precedenti. Nei primi del novecento la città anelava ad un posto tra le piccole città provinciali e la ferrovia sembrava uno dei mezzi di comunicazione con la parte bassa della città per dare un miglior impulso alla vita economica di allora. 
L’opera fu inaugurata nel giugno 1905 dal re Vittorio Emanuele III e la regina Elena, il percorso era da Piazza Vittorio Emanuele (capolinea) a Via Arniense-Seminario arcivescovile, largo Carisio, Porta S.Anna-Scuole elementari, Via Valignani poi verso il tiro a piccione-caserma Berardi, largo S.Anna-cimitero poi deviava a sinistra e si dirigeva verso il Tricalle(zona superiore) per inoltrarsi in zona di campagna e costeggiare in discesa la Colonnetta, arteria stradale di collegamento Chieti-Chieti Scalo, ed arrivare alla stazione FF.SS.
C’erano diverse fermate ma le più importanti erano il capolinea in Piazza Vittorio Emanuele e la rimessa dei tram che stava dirimpetto a casa mia. 
Da ragazzi, data la vicinanza della stazione-rimessa, conoscevamo tutti gli addetti compreso il capo stazione e poi sapevamo tutto sulle vetture. Sul piazzale antistante la rimessa vi erano degli scambi anche per i carri merci, infatti, il servizio non era solo di passeggeri ma anche delle merci che caricavano e scaricavano da e per Chieti scalo. 
Chi di noi non ricorda la vettura motrice con 1^ e 2^ classe con poltroncine colorate e il vagone o i vagoni trainati ed agganciati con i loro terrazzini all’inizio e alla fine della vettura. Insomma noi amavamo questa ferrovia e la nostra fanciullezza ed adolescenza sono cresciute con loro. Molti conosceranno queste vetture magari per averle viste in qualche foto o cartolina, ma noi invece le abbiamo viste, toccate ed anche analizzate nel loro interno. Erano lì alla nostra portata ma sempre con le dovute precauzioni e mai con confidenza. Certamente ci sono stati casi di incidente gravi e qualcuno addirittura quasi sotto i nostri occhi. Diverse disgrazie avvennero perché queste persone scesero dal tram in corsa. Dirò che alcuni miei compagni più grandi si allenavano nello scendere e salire, sembrerà uno sport pericoloso ed infatti lo era. 
Ritornando alla fine programmata del glorioso tram, un giorno genieri tedeschi cominciarono a togliere i binari e le loro traversine con leve e macchine speciali, iniziando da Porta S.Anna-scuole elementari. 
Noi li guardammo esterrefatti!
Volevano distruggere qualsiasi struttura di comunicazione, non si poteva fare nulla e quest’operazione di sradicamento ci faceva pensare. E’ la consapevolezza che qualcosa sta cambiando?
Era il segno della guerra tra le nostre case che ci stava facendo crescere in fretta? Io dico si! Non so però che fine abbiano fatto i nostri tram e spero che un giorno possa scoprirlo. Nel dopo guerra si ripristinò il servizio Chieti-Chieti Scalo con filobus, forse anche perché doveva passare per Corso Marrucino, poi tolsero le fermate dal Corso ed il percorso fu spostato all’esterno del centro della città. 
La mia opinione personale era ed è tuttora, che questo di struttura tranviaria andava potenziata e rifatta. Ora, infatti, è in auge la scuola di pensiero delle “metropolitane leggere” o in “superficie”, quindi per me occasione mancata. 
Erano tempi in cui nessuno pensava al calcio perlomeno a Chieti, Mentre, secondo i giornali sportivi, stava per incominciare nel Nord un Campionato Misto Alta Italia. Nell’eliminatoria Piemontese erano 10 squadre con alcuni di gran blasone come Torino Fiat, Juventus Cisitalia, Genova 1893, Liguria ed altre squadre che nell’anno precedente militavano in Serie B e C. 
Cominciarono altre eliminatorie in Lombardia, Venezia Giulia, Veneto, Emilia. Giocare a pallone con la guerra, con i bombardamenti, con tutti i disagi e pericoli da affrontare, per me, questo non era “calcio vero”.

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