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(di Franco Zappacosta)

 

L’uomo dei sogni (per chi abita in serie C e vorrebbe cambiare residenza) varcò i confini della Toscana dopo quasi 15 anni di dura gavetta. C’era stata, è vero, una sortita con destinazione Foggia, per una sola stagione sul finire degli Anni 90, ma per lo più la carriera di allenatore di Piero Braglia si era sviluppata esclusivamente entro i confini del Granducato. Dalla Bibbienese all’Aquila Montevarchi. C’è chi se ne è dimenticato ma già in quel primo tratto di strada il tecnico aveva conquistato due promozioni: in serie D con la Colligiana di Colle Val d’Elsa e in C2 con l’Aquila Montevarchi. Poi venne a Chieti, intuizione del presidente Antonio Buccilli.

Piero Braglia è nato a Grosseto il 10 gennaio 1955. Per carattere e personalità affonda profondamente le proprie radici in quella terra aspra nel senso che incarna il prototipo dell’uomo maremmano. Sanguigno, schietto, magari ruvido (chiedere agli arbitri…) ma sempre leale e diretto. Mai ambiguo o sfuggente. E’ stato allenatore neroverde per due stagioni (2001-2002 e 2002-2003 entrambe in serie C1) e ha ottenuto due lusinghieri risultati finali: un 8° e poi un 9° posto. Con una ciliegia gigante: la vittoria contro il Pescara (1-0) nel derby del 9 settembre 2001. Una giornata ”storica” e in un periodo in cui si storicizzano troppi eventi di second’ordine abusando enormemente del termine, qui l’aggettivo dovete per forza passarcelo. Nel suo biennio teatino, va sottolineato, Braglia è rimasto imbattuto in  tutte e quattro le supersfide con i rivali biancazzurri: all’1-0 del settembre 2001, aggiunse altrettanti pareggi (sempre per 1-1) il 13 gennaio 2002, il 27 ottobre 2002 e il 9 gennaio 2003. In campionato ha guidato il Chieti in 68 partite: 20 vittorie, 28 pareggi, 20 sconfitte.


Il Messaggero presentava così la sfida di domenica 9 settembre 2001

Dopo Chieti, Braglia ha vinto molto e sono stati successi personali pesanti: ha ottenuto promozioni in serie B con Catanzaro, Pisa, Juve Stabia e Cosenza. Con i rossoblù silani ha realizzato un autentico capolavoro. Prese la squadra in corsa dopo 5 giornate, era penultima con soli 2 punti: rincorsa fantastica e playoff interminabili con trionfo finale nella sfida decisiva contro il Siena disputatasi sul neutro di Pescara.

Quest’anno è riuscito a rispettare pienamente i programmi: salvezza tranquilla, a Cosenza stravedono per lui. Resterà? Di solito firma contratti annuali, non ama legarsi per più lunghi periodi. <Non si sa mai, posso stancarmi io, oppure possono non volermi più quelli che mi hanno assunto. Meglio essere reciprocamente liberi di prendere nuove strade> ama ripetere e infatti: <Presto incontrerò il direttore e il presidente per  parlare di un eventuale rinnovo. Potrei fermarmi ancora a Cosenza…>. Intanto ha chiuso alla grande il torneo con un significativo blitz a Salerno, additata da tutti come esempio di lealtà e correttezza sportiva. Nel prossimo turno la squadra riposerà e il saluto di Braglia alla vasta platea della serie B è stato monumentale.

Braglia ha saputo della promozione del Chieti in serie D?
<Quando siamo stati a giocare a Pescara mi hanno informato che il Chieti stava per vincere il campionato. Poi c’è stata la certezza matematica e la notizia mi ha fatto enormemente piacere. Anche se è passato tanto tempo ed ho allenato in molte altre piazze, il Chieti non l’ho dimenticato. Ho vissuto due anni belli, a Chieti sono stato da Dio e non posso che applaudire il bel campionato disputato dalla mia ex squadra>.

Un passo indietro, prima di tornare all’attualità. Con il Chieti due eccellenti campionati. Si poteva puntare al bersaglio grosso?
<No, per il semplice fatto che c’erano formazioni più attrezzate di noi. Resta la soddisfazione di aver fatto qualcosa di valido ma oltre, obiettivamente, non era possibile andare. Da non trascurare, parlando di quelle lontane esperienze, che a Chieti le squadre si strutturavano definitivamente e in maniera piuttosto ampia nel mese di novembre. E non dimentichiamo la vittoria contro il Pescara che fu un evento eccezionale non soltanto per i tifosi e la proprietà, ma anche per me e per i miei giocatori>.


E così, sempre il Messaggero, lunedì 10 settembre sanciva la vittoria neroverde

 

Un gradino appena sotto, ma solo perché nessun altro risultato può essere valutato al pari o più in alto di un successo nel derby col Pescara, metteremmo l’impresa realizzata a Catania il 14 aprile 2002.
<Sì, altra pagina gratificante. In quei due anni ho avuto sempre un bel gruppo di giocatori. Al primo ricordo Raffaele Biancolino, Gianluca Porro, Maurizio Tacchi, Gianluca Zattarin. Successivamente vennero innestati Gianluca Cherubini, Domenico Di Cecco e un certo Fabio Quagliarella>.

L'inviato da Catania racconta sulle pagine del Messaggero la vittoria neroverde

 

Il presidente Buccilli però non riuscì a legare con i tifosi teatini. Peccato.
<Io lo stimo, mi ha sempre trattato bene. E’ una persona seria e calcisticamente competente.  Non posso che parlarne in termini positivi. Non lo sento da tempo ma anche senza avere contatti diretti a noi basta saperci idealmente sintonizzati. Tra persone serie, quando c’è stima reciproca, funziona così>.

Lei è uno che non ama fingere. Dice quello che pensa anche se può entrare pericolosamente in rotta di collisione.
<Se si riferisce a certi scontri dialettici, a polemiche avute a Chieti, rispondo che sono fatto così. Se devo reagire di fronte a un attacco ingiusto non mi faccio pregare. Nemmeno valuto se mi convenga o meno replicare>.

Il Chieti è tornato in serie D dopo anni di sofferenze. Avventurieri hanno deturpato l’immagine e la storia del calcio neroverde. Non è che la situazione attuale prometta meglio. Si sono scatenate lotte intestine anche adesso: un paradosso ma a Chieti accade anche questo. Rivalità da aia (nel senso di cortile), nessuno antepone gli interessi primari della squadra al proprio protagonismo.
<A Chieti sono stato tanto tempo fa, non conosco le situazioni attuali né quelli che oggi occupano la scena, per questi motivi non posso dare giudizi. Dico solo che si può andare avanti e migliorare soltanto se l’ambiente è compatto, unito. Se tutte le componenti remano nella stessa direzione: società, tifosi ,addetti ai  lavori quali possono essere i giornalisti. Ci vogliono basi solide e serie per costruire un edificio che stia in piedi. Il cemento poi è la programmazione. Se ci sono dissensi all’interno del gruppo o tra le persone che devono programmare, inutile pensare che le cose possano andar bene>.


Dall’alto delle sue conoscenze professionali accumulate in tanti anni di panchina, lei una squadra che in serie D possa puntare alla promozione come le costruirebbe?
<La formula non è difficile, in teoria, perché poi all’atto pratico non è semplice azzeccare le scelte. Personalmente sono convinto di queste linee-guida nel varare il progetto: due-tre vecchi, parlo di calciatori scortati da un buon bagaglio di esperienza, li terrei sempre. Ma non di più. Poi tutti ragazzi che dimostrino di avere fame, che abbiano gamba e sappiano pedalare. Tenendo conto dei vincoli anagrafici imposti sull’utilizzo dei calciatori. Vi assicuro che operando con attenzione e acume è possibile realizzare qualcosa di importante senza nemmeno spendere tanti soldi. Non è necessario fare follie per ottenere buoni risultati. Al Cosenza abbiamo vinto un campionato di C1 con un budget di novecentomila euro>.


Il suo saluto ai tifosi neroverdi.
<Auguro loro il meglio. Hanno passione, un grande attaccamento alla squadra, meritano risultati all’altezza di questi forti sentimenti. Io li ricordo sempre con affetto>.

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