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SAN BENEDETTO DEL TRONTO Coordinate GPS: Latitudine: 42°56′37.61″ - Longitudine: 13°52′59.99″
Altitudine:  4 metri s.l.m.
Popolazione: 47.500 abitanti

San Benedetto è un comune di circa 48.000 abitanti della provincia di Ascoli Piceno; posto lungo la costa adriatica meridionale delle Marche alla foce del fiume Tronto, è il quinto comune in regione per popolazione dopo AnconaPesaroFano e Ascoli Piceno.
È il centro più importante e noto della Riviera delle Palme, dicitura originariamente riferentesi al solo litorale sambenedettese ma poi estesasi anche a quelli di Grottammare e di Cupra Marittima e persino ad alcune località dell'entroterra limitrofo dopo la nascita del consorzio turistico omonimo. La città richiama visitatori da ogni parte d'Italia e d'Europa e costituisce uno dei principali poli turistici delle Marche per numero di presenze, oltre a possedere il maggior porto peschereccio dell'Adriatico.
È il comune litoraneo più meridionale delle Marche. I confini naturali a sud (fiume Tronto) e ad est (mare Adriatico) sono ben definiti mentre a nord e ad ovest non sono altrettanto identificabili. L'elevata espansione urbana nel territorio stretto tra mare e collina non permette una lettura facile dei limiti dell'abitato.
Poco si sa in realtà delle origini di San Benedetto. Da sempre vengono fatte risalire al XII secolo ma, nell'estate 2011, in alcuni interessanti ritrovamenti archeologici avvenuti nel Paese Alto sono stati rinvenuti molti reperti risalenti ad epoca romana, databili fra la prima metà del I secolo a.C. e la prima metà del I secolo d.C. Tali ritrovamenti mettono in discussione ciò che si sapeva sulle reali origini di San Benedetto; in passato infatti era stata ritenuta sorgere sul sito dell'antica città di Truentum (città fondata dall'antico popolo dei Liburni), poi Castrum Truentinum, oggi identificata con il sito archeologico scavato alla foce del Tronto nel comune di Martinsicuro.
Viste le diverse correnti di pensiero, l’ipotesi più accreditata sulla nascita della cittadina rimane quella di un nucleo sorto attorno ad una chiesa che avrebbe ospitato le spoglie di San Benedetto martire, soldato romano martirizzato nell'antica Cupra (poi Cupra Marittima). Del nucleo abitativo di San Benedetto si hanno tracce dall'anno 998 in un atto relativo all'investitura del beneficio dei SS. Vincenzo e Anastasio in territorio di Acquaviva Picena da parte di Uberto, vescovo di Fermo.
Il primo significativo mutamento insediativo si ha nel 1145 quando i signori Azzo e Berardo di Gualtiero ottennero l'autorizzazione dal vescovo Liberto di Fermo a realizzare un castrum sul colle ove sorge la pieve.
Nel 1478 un'epidemia di peste, pare portata dai turchi, devastò il territorio decimando la popolazione a tal punto che nel 1491, essendo il paese rimasto pressoché disabitato, su iniziativa del municipio di Fermo che all'epoca ne deteneva la giurisdizione, venne deciso di dare facoltà ad alcuni profughi imolesi di stabilirvisi, concedendo loro alcuni terreni.
Oggetto della rivalità tra le città di Ascoli e Fermo, fu per secoli aspramente contesa delle due rivali. Nel 1463 Fermo dette incarico al frate Giacomo della Marca (San Giacomo della Marca) di pronunciarsi quale arbitro nella questione e risolvere le secolari controversie fra Fermo ed Ascoli. Frate Giacomo della Marca il 3 luglio 1463 emise il suo giudizio assegnando la parte bassa di S. Benedetto, oggi corrispondente al territorio a sud del torrente Ragnola, a Monteprandone, garantendo quello sbocco a mare strategico per gli ascolani e annettendo alla giurisdizione di Monteprandone quel Montecretaccio sotto il quale si sarebbe dovuto costruire, ma che poi non fu mai realizzato, il porto suddetto (Porto d'Ascoli).
Saccheggi e devastazioni a varie riprese caratterizzano anche il XVI secolo per cui il paese, seppure di importanza strategica, non riuscì a svilupparsi se non dopo aver riacquistato un po' di tranquillità. È del 1615 la testimonianza di una prima espansione fuori dalle mura, verso il mare, con la costruzione di una chiesetta dedicata alla Madonna della Marina in corrispondenza del luogo dove oggi è situata Piazza Cesare Battisti in prossimità del vecchio Palazzo Municipale. Costruita sul litorale deserto lungo la Via Litoranea sulla direttrice che dalla Porta Sud conduceva alla spiaggia, fuori delle mura del borgo antico, fu stimolo per la popolazione a scendere in marina.
Nel giro di pochi anni cominciarono a sorgere dei magazzini rudimentali e casupole in cui i pescatori depositavano gli attrezzi da pesca. Parzialmente distrutta dall'inondazione del torrente Albula del 6 luglio 1898, per i danneggiamenti subiti fu chiusa al culto e demolita l'anno seguente; non si spense però nel popolo sambenedettese la devozione alla Madonna del Mare tanto che venne costruita una nuova chiesa in suo onore. Nel Museo di Arte Sacra di San Benedetto del Tronto è conservata un'epigrafe in latino del 1615, a memoria della fondazione dell'antica chiesetta.
Lo sviluppo demografico del Castro Sancti Benedicti e, successivamente al 1860 con Regio Decreto, di San Benedetto del Tronto, non può che rassomigliare a quello di tanti altri centri rivieraschi dell'Adriatico, ove svolgono un ruolo determinante le immigrazioni, rese necessarie per il ripopolamento sul finire del XV secolo e proseguite fino ai giorni nostri in modo significativo, le incursioni e le catture barbaresche, i rapporti con le popolazioni transadriatiche, le epidemie, le successive e massicce emigrazioni in altri luoghi dell'Italia ed all'estero, talune con caratteristiche specifiche legate ai mestieri del mare.
San Benedetto, attraverso questi fenomeni, appare come una vera e propria “testa di ponte” ove si approdava con le barche o si giungeva dai paesi dell'interno e ci si stanziava, magari per ripartire per altri lidi, ma sempre lasciando tracce di quegli apporti demografici. Ciò è particolarmente significativo dal XVIII secolo, quando la pesca fa da motivo di attrazione e la viabilità costiera, resa più agevole e sicura, ne fa uno snodo tra lo Stato Pontificio ed il Regno di Napoli.

Il XVIII secolo è il secolo nel quale la popolazione sambenedettese inizia ad uscire dal sovraffollato quartiere Castello dopo aver invaso con le nuove costruzioni lo spazio di rispetto delle mura fortificate e talvolta scavalcate queste verso i giardini sottostanti, accompagnato dall'espansione lungo e al di sotto della strada “Lauretana” (poi statale 16).
Il restante territorio della marina è ancora inabitabile a causa degli acquitrini che vi si sono formati con il ritirarsi della costa e la campagna vede solo rare case coloniche. In prosieguo di tempo, con la relativa conquista e bonifiche delle terre alla marina, buona parte delle circa 5000 anime che costituivano la popolazione sambenedettese nel 1850, abitavano già nella loro maggioranza nel quartiere Marina che arricchiva la nomenclatura delle contrade portandola da nove a dodici.. Il centro sociale, civile e di conseguenza economico non è più individuabile all'interno delle mura del Castello, ove la maggior parte dei residenti ora sono pochi artigiani con le loro botteghe, i benestanti, ed alcuni possidenti agricoli. Qualche marinaio abita ancora nel quartiere Castello, ma ciò rappresenta un'eccezione rispetto alla maggioranza che occupa lo spazio sotto le mura orientali.
Nel 1763 ci fu il primo intervento urbanistico organizzato a cura dell'ing. Paglialunga di Fermo, nel 1851 la cittadina contava appena 5.351 abitanti (censimento dello Stato Pontificio). Nel 1860 i Cacciatori delle Alpi liberano la città dal dominio della Chiesa. Nel 1863 la costruzione della linea ferroviaria adriatica costituì un passaggio storico per tutto il territorio. Negli stessi anni aprivano i primi stabilimenti balneari e l'amministrazione del sindaco Secondo Moretti delineò la vocazione turistica della cittadina.
Nel 1907 comincia la costruzione del porto peschereccio, il cui ultimo ampliamento è del 2000. Nel 1912 avviene il varo del primo peschereccio a motore in Italia, il "San Marco", su concezione del monsignor Francesco Sciocchetti.
Nel 1928 con Decreto Ministeriale, San Benedetto otteneva il riconoscimento di Stazione di Cura, soggiorno e turismo, prima località balneare delle Marche e di tutta la costa adriatica.
Nel 1935, dopo molti tentativi avvenuti negli anni precedenti, un decreto regio annette Porto d'Ascoli, fino ad allora frazione di Monteprandone, per motivi di convenienza territoriale, in quanto San Benedetto è in piena espansione e necessita di spazio. Nel 1961, Porto d'Ascoli viene ufficialmente incorporata al nucleo urbano di San Benedetto: l'ISTAT, in occasione del X Censimento, la considera infatti parte integrante del capoluogo comunale e non più sua frazione; il centro conserva tuttavia una sua specifica identità, come quartiere.
Il 18 giugno 1944 dopo 144 bombardamenti aerei e sei cannoneggiamenti navali che hanno devastato la città nella seconda guerra mondiale, San Benedetto viene liberata.

                                                COSA VEDERE IN CITTA’

-Torre dei Gualtieri (o Torrione): più propriamente denominato "Mastio della Rocca" e più popolarmente noto come "Torrione" (lu Turriò o lu Campanò) è forse l'elemento più rappresentativo della città, spiccando dall'altura del Paese Alto a dominare l'intero abitato. Fu edificata nell'ultimo ventennio del XV secolo a seguito di una ristrutturazione della cinta muraria dopo uno dei tanti conflitti tra Ascoli e Fermo presumibilmente dalla famiglia Gualtieri.
Di altezza relativamente modesta (20 m), a pianta esagonale schiacciata, è interamente in laterizio, presenta un orologio sulla faccia rivolta verso il mare e una merlatura superiore eseguita nel restauro del 1901 su progetto dell'architetto Giuseppe Sacconi. L'interno è suddiviso in quattro livelli forniti di copertura a volta.

-Torre Guelfa: si trova accanto una villa privata e si può scorgere dalla S.S. 16 in località Porto d'Ascoli. Si tratta di una torre di difesa a base quadrata del XIV secolo con opera a sporgere costituita da beccatelli e piombatoi. Costituita in muratura a secco con paramenti esterni ed interni in laterizio, faceva parte di una fortezza consistente in due grandi torri, sette torrioni con settanta merli, ricostruita dalla città di Ascoli dopo il 1348, distrutta poi da Gentile da Mogliano, signore di Fermo.

-Caserma Guelfa: si trova lungo la Strada Statale 16 in prossimità dell'incrocio con via Mare, la via principale di Porto d'Ascoli. Edificio fortificato a pianta quadrangolare del XVI secolo con corpi d'angolo a "puntone" e chiostro interno a doppio ordine con archi a tutto sesto, presenta un portale d'ingresso in pietra con sovrastante stemma in pietra della città di Ascoli. Inizialmente aveva la destinazione di Ospizio al Porto, Hostaria e nuovi magazzini per il deposito delle merci, successivamente assunse il ruolo di ultimo avamposto pontificio prima del Regno delle Due Sicilie per questo è popolarmente definita come la "Dogana Pontificia".

-Chiesa di San Benedetto martire: il primo insediamento risale all'XI secolo dove sorgeva l'antica pieve sorta sul sepolcro di San Benedetto martire attorno alla quale, dopo il 1140, venne costruita la cinta muraria. Poco rimane dell'antico sepolcro e del vecchio edificio poiché la chiesa fu modificata ed ampliata alla fine del XVIII secolo su disegno dell'architetto Pietro Augustoni. Interamente in laterizio con facciata con cornici e paraste e timpano in pietra, nella chiesa sono conservate, oltre a reperti, epigrafi e lapidi, diverse altre opere: una pala del 1707 del pittore fermano Ubaldo Ricci relativa all'ultima cena, una pala della Madonna del Rosario di anonimo del XVI secolo e un'altra della Madonna del Carmelo, sempre di anonimo, del XVIII secolo; inoltre il simulacro dell'Immacolata Concezione realizzata nel 1856, un Cristo Morto della seconda metà dell'Ottocento e soprattutto l'altare di San Benedetto martire con reliquie del Santo.

-Cattedrale di Santa Maria della Marina: eretta dal Comune nel 1615, in onore della Madonna della Spiaggia, è stata la prima costruzione posta fuori le mura del borgo antico. La chiesa sorgeva in Piazza Cesare Battisti, un tempo chiamata Piazza del Mercato, sulla direttrice che collegava il borgo vecchio e il mare, quando agli inizi dell'Ottocento la chiesa, ormai cadente, venne sconsacrata ed adibita a magazzino. La chiesa, riaperta al culto dal Governo Pontificio dopo il 1816, venne seriamente danneggiata dall'alluvione del Torrente Albula del 6 luglio 1898 e quindi abbattuta nel maggio del 1899, per ampliare la piazza del Municipio. Essa fu uno stimolo per la popolazione a scendere in marina.
Infatti, nel giro di pochi anni, cominciarono a sorgere dei magazzini rudimentali e casupole in cui i pescatori depositavano gli attrezzi da pesca. La prima pietra della ricostruzione della chiesa nuova, da erigere in Piazza Nardone (già Piazza Roma già Piazza del Teatro perché vi si affacciava il Teatro Concordia, sul lato opposto della chiesa), fu posta il 16 maggio 1847 dal Vescovo Carlo Gentile. Il primo progetto del bolognese Gaetano Ferri fu ritenuto troppo ambizioso e quindi seguì quello dell'ascolano Ignazio Cantalamessa. Dopo una pausa di dieci anni, divenuto vescovo della diocesi l'abate Giacinto Nicolai, i lavori furono ripresi. Veri animatori della costruzione furono Don Francesco Sciocchetti e Padre Gioacchino Pizzi dei Chierici Regolari che, nel 1821 acquistò l'area per costruirla. Don Sciocchetti diede il via ai lavori che furono affidati all'architetto Giuseppe Rossi ed approvati dall'architetto Giuseppe Sacconi.
Monsignor Luigi Boschi vescovo diocesano consacrò la chiesa il 4 aprile 1908. Ad opera dei successori di Don Sciocchetti, venne costruito il battistero, la gradinata esterna e metà della facciata. Subito dopo la seconda guerra mondiale si pensò al completamento di quella che per la vastità, per l'eleganza delle linee architettoniche e dell'ubicazione sarebbe stata destinata a divenire una "degna cattedrale". Furono dunque edificati il campanile, l'abside e fu completata la facciata. Fu consacrata, con rito solenne, con elevazione a concattedrale da monsignor Vincenzo Radicioni il 7 febbraio 1973. Dieci anni dopo, con decreto pontificio del 30 settembre 1986 la chiesa diveniva la nuova cattedrale della "Diocesi di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto". È stata insignita nel 2001 del titolo di "Basilica minore".

-Chiesa di San Giuseppe: progettata dall'architetto ascolano Ignazio Cantalamessa e costruita a partire dal 1870, la chiesa è stato il punto di riferimento religioso per tutto l'antico centro storico del Mandracchio, il complesso di case di marittimi che sorgevano attorno alla retrostante via Laberinto. Le vetrate policrome sono state realizzate nel 1988 (anno dell'ultimo restauro) su disegno dell'artista locale Marcello Sgattoni. La chiesa, in stile neoclassico ed elementi decorativi in laterizio, ha un portale d'ingresso con timpani e fregi in pietra che si affaccia su piazza Matteotti, l'antica piazza d'Armi, perché luogo dove sostavano le truppe di passaggio.
La piazza è dominata dall'artistica fontana realizzata a partire dal 1870 su progetto dell'architetto romano Virginio Vespignani. Più avanti, degni di nota una grande ancora (a ricordo dell'antico nome dello stradone, cioè via dell'Ancoraggio) e, più avanti, la statuaLa Retara, dedicata cioè alla donna addetta alla fabbricazione e riparazione delle reti da pesca, opera in bronzo dello scultore Aldo Sergiacomi. All'interno sono custodite le immagini della Madonna del Rosario di Andrea Tavernier, una seicentesca Fuga in Egittoe la Sacra famiglia, opera del massimo pittore sambenedettese Armando Marchegiani.

-Santuario della Madonna del Santissimo Sacramento: non molto distante dal vecchio palazzo municipale, vi è il santuario intitolato alla “Madonna del Santissimo Sacramento”. È la chiesa dei “Padri Sacramentini” della “Congregazione del Santissimo Sacramento” che si richiama all'opera e alla spiritualità di San Pier Giuliano Eymard (in francese Saint Pierre-Julien Eymard). Ricavata dall'ex Teatro Virginia, fu consacrata l'8 dicembre 1939 dal vescovo Luigi Ferri, che in questa chiesa è sepolto. Egli fortemente volle nella sua diocesi di Ripatransone un luogo di culto dedicato all'Adorazione Perpetua. Nel santuario infatti il Santissimo Sacramento dell'Eucaristia è esposto tutto il giorno all'adorazione dei fedeli che qui accorrono numerosi. La chiesa, di impianto moderno e a pianta rettangolare, è suddivisa in tre navate. La parete absidale posteriore, dietro l'altare, mostra un grande mosaico opera dell'artista contemporaneo di origini ungheresi Giovanni Hajnal. Esso richiama l'episodio evangelico della Cena di Emmaus: l'imponente e slanciata figura del Cristo risorto, tra lo stupore e la meraviglia dei due discepoli, sembra congiungere la terra e il Cielo, mentre dona l'Eucaristia sotto le specie del Pane spezzato e del Vino, sullo sfondo appare la croce con la quale il Figlio di Dio offre agli uomini la salvezza attraverso il sacrificio del suo Corpo del suo Sangue.

-Chiesa di Santa Lucia: piccola e suggestiva chiesetta rurale, tanto cara agli abitanti di San Benedetto. Il modesto edificio esistente è stato costruito nel 1785 da Bernardino Voltattorni. Il precedente, probabilmente molto antico, doveva trovarsi nelle vicinanze, e presumibilmente costruito sulle rovine di un antico tempio romano del locale forum o conciliabulum. La chiesetta di Santa Lucia, situata lungo la strada Panoramica, gode di una vista stupenda sulla città. Nel passato era mèta, nel giorno di Pasqua, di pellegrinaggio da parte dei devoti sambenedettesi i quali erano soliti fare un pic-nic nei suoi dintorni.

-Palazzina Azzurra: Il complesso della Palazzina Azzurra nasce dal progetto dell'ing. Luigi Onorati ingegnere capo del Comune di San Benedetto del Tronto. Commissionata dall'Azienda Autonoma di Cura, Soggiorno e Turismo, per "migliorare le proprie attrezzature ricettive e creare un luogo di ritrovo e divertimento" la Palazzina Azzurra fu inaugurata il 1º settembre 1934. In stile prettamente razionalistico, tipico dell'epoca fascista, fu costruita a fianco dei due campi da tennis e del Circolo Forestieri.L'edificio a due piani, dipinto di azzurro, ospitava al piano terra il bar, salotti, docce e servizi per signori e signore; al primo piano, al quale vi si accedeva e tuttora vi sia accede tramite una scalinata, erano dislocati la sala lettura, due salotti ed uno spogliatoio.
I salotti, dalle pareti semicircolari e vetrate, consentivano di avere una visuale ottimale sul panorama della pineta nuova e sui campi sportivi. Un complesso architettonico abbastanza esclusivo, ma capace di soddisfare le diverse aspettative legate al tempo libero, allo svago estivo, nonché a quello sportivo e festaiolo dell'epoca. L'edificio senza essere di eccelso valore monumentale, ha avuto nella storia recente di San Benedetto un grande valore significativo per l'immagine turistica. La guerra mondiale che sottopose la città a pesanti bombardamenti ne condizionarono ogni attività: ma già il dopoguerra si caratterizzò per un rinvigorito entusiasmo. Essa si distinse per essere uno dei più ricercati luoghi di ritrovo serale e sala da ballo del Paese, per le generazioni e per la cultura musicale che si sono susseguite dagli anni cinquanta fino agli anni ottanta.Dopo un periodo di decadenza, che rifletteva le difficoltà di un'intera comunità cittadina, il progetto di restauro intrapreso dal Comune di San Benedetto (20 luglio 1996), restituiva alla cittadinanza la struttura nell'accezione più autentica, con spazi destinati alla promozione e alla diffusione dell'arte, con sale destinate all'esposizione, uffici e servizi, il tutto completato da parco. Nel suo cortile è ospitata Vale & Tino, eccezionale scultura in neon colorato di Marco Lodola.

-Teatro comunale Concordia: il teatro "Concordia" nasce ufficialmente come progetto cittadino, nel corso di una riunione tenuta nell'aula consiliare, indetta dall'Associazione dei filarmonici locali, il giorno 28 luglio 1827. A seguito di un'accurata ristrutturazione è tornato nella piena disponibilità della cittadinanza il 30 aprile 2008, con una serie di spettacoli che ha visto alternarsi sul palcoscenico compagnie locali a professionisti di livello nazionale.

-Monumento al pescatore: Questa statua è collocata nel punto in cui il lungomare si innesta con il molo sud del bacino portuale e riproduce la tenuta dei pescatori durante le tempeste, quando, per richiamare l'attenzione sul pericolo derivante dalla nebbia incombente sul mare, si servivano della tromba. È opera di Cleto Capponi, artista grottammarese.

-Monumento al gabbiano Jonathan: realizzato dall'artista Mario Lupo nel 1986, il monumento a il gabbiano Jonathan Livingston, protagonista del libro di Richard Bach, sorge lungo la passeggiata del Molo sud, quella che è stata ribattezzata The Jonathan's way. L'opera, proiettata per 10 metri, racchiude in un cerchio azzurro la vita dei gabbiani e delle acque. È il simbolo della operosità generosa e della tenacia tipiche della gente di mare, gente abituata ad affrontare e superare silenziosamente ostacoli e difficoltà.

-Il corso: lo storico viale Secondo Moretti, costruito agli inizi degli anni trenta del secolo scorso dall'ingegner Luigi Onorati nell'ambito del progetto che portò alla realizzazione del lungomare, situato nel centro città, perpendicolare all'inizio del lungomare nord, è ormai da decenni, il luogo d'incontro della popolazione sambenedettese e dei dintorni. Zona pedonale, recentemente ristrutturato, sede di locali storici della città e di numerose attività commerciali, da alcuni anni è arricchito da una collezione di opere di arte moderna, in particolare sculture, di Ugo NespoloEnrico BajMark KostabiPaolo ConsortiMarco LodolaPaolo Annibali. Punto nevralgico del corso, indiscusso punto riferimento e luogo di ritrovo della cittadina è la suggestiva piazza Giorgini (o rotonda Giorgini), dedicata a Carlo Giorgini, uno dei più amati sindaci della città, famosa come la Rotonda, situata all'incrocio tra la fine di viale Secondo Moretti e l'inizio nord del lungomare. La caratteristica fontana situata al centro della piazza, è ormai diventata uno dei simboli e delle immagini più note della città.

-Lungomare: nel 1931 su progetto dell'ingegner Luigi Onorati fu realizzato il lungomare che ancor oggi, oltre ad essere una via di comunicazione essenziale, è il centro pulsante della San Benedetto turistica ed è anche divenuto il luogo col quale si identifica l'immagine cittadina, in Italia e anche all'estero. Considerato spropositato all'epoca della costruzione, ha una sede stradale larga complessivamente 30 metri e parte dalla famosa e suggestiva rotonda Giorgini (la rotonda), al termine del centralissimo viale Secondo Moretti, e, nella sua parte più settentrionale, per il ritiro del mare conseguente al continuo ingrandimento del porto, risulta molto arretrato rispetto alla riva del mare. Conclude nella rotonda Salvo D'Acquisto a Porto d'Ascoli per una lunghezza complessiva di circa 6 km. È costeggiato da lussureggianti giardini, una pineta, campi da tennis, una pista di pattinaggio e un edificio, la "Palazzina Azzurra", storico locale della città, sulla foce del torrente Albula che determina la fine del primo tratto, a sud del quale parte la zona più propriamente turistica, con stabilimenti balneari sulla spiaggia da un lato e ville ed alberghi dall'altro lato della strada. Caratteristica peculiare del lungomare è l'abbondante presenza dipalme (in prevalenza Phoenix canariensis e sylvestris) che sono diventate un po' il simbolo cittadino (oggi, tra giardini pubblici e privati e lungo i viali cittadini, si contano un totale di circa 8.000 palme di varie specie) in senso turistico, avendo preso la stessa azienda di promozione turistica il nome di Riviera delle Palme.

-Tratto di lungomare sud: nel 2001 è stata completata la pista ciclabile che costituisce un'unica passeggiata fino a Cupra Marittima verso nord e fino a Porto d'Ascoli verso sud. La parte sud del lungomare, è stata oggetto di interventi in tempi diversi. Nel 2004 si è dato il via ad un rifacimento radicale che ha visto l'ammodernamento della prima parte del lungomare sud: sono state ampliate sia la zona pedonale che la pista ciclabile. Poi nel 2007 è stato inaugurato il 2º tratto. Il tracciato ciclabile fa parte del più esteso progetto denominato Ciclovia Adriatica che una volta completato collegherà l'intera costa adriatica.Oltre all'area pedonale ed alla pista ciclabile, sono presenti dei "giardini tematici", le "oasi": giardino arido, giardino umido, giardino delle palme, giardino delle rose, giardino della macchia mediterranea. I materiali scelti sono compatibili con la nuova vocazione del lungomare in modo da far apparire tali tratti veri e propri spazi naturali sul mare, ove sostare per ammirare il panorama, o per l'accesso diretto alla spiaggia. Sul sito ufficiale del Comune è possibile ammirare le foto del nuovo lungomare ed effettuare anche un giro virtuale. È previsto l'ammodernamento dell'ultimo tratto (lungomare Nord) nei prossimi anni.
Per ulteriori approfondimenti vi consigliamo di visitare le seguenti pagine web:

www.comunesbt.it  
http://www.sanbenedettodeltronto.it
http://www.larivieradellepalme.it

 

                                              LA SQUADRA DI CALCIO

                                    

Anno di fondazione: 1923
Campo di gioco: stadio comunale Riviera delle Palme
colori sociali: rosso e blu

Il 4 aprile 1923 dalla fusione di Fortitudo (1907), Serenissima, e Forza e Coraggio, tre squadre calcistiche di San Benedetto del Tronto, nasce la U.S. Sambenedettese, con i colori verde e bianco. La squadra però non partecipa a nessun campionato FIGC non disponendo di un campo di gioco; nel 1926 viene inaugurato il campo di piazza San Giovanni Battista, detto "la trappoletta", e la Samb si iscrive al campionato di Terza Divisione Marche. Il presidente è Ludovico Giovannetti; dopo pochi mesi c’è una scissione per liti interne e alcuni calciatori si trasferiscono a un’altra società, il Torrione. Nel 1928 compaiono i colori attuali, rosso e blu, che sono anche i colori dello stemma cittadino e tre anni dopo viene inaugurato il campo polisportivo “Littorio”, che nel 1944 viene intitolato a "Massì" Marchegiani (ex calciatore rossoblù), morto in un bombardamento durante la guerra, e infine nel 1949 ai fratelli Ballarin, calciatori del grande Torino, vittime della tragedia di Superga.
Nella stagione 1946-47 la Samb sfiora le fasi finali per andare in serie B, ma perde il proprio girone finendo a un solo punto dalla Maceratese. La stagione 1947-48 vede una riforma dei campionati che porta molte squadre a retrocedere in Promozione Interregionale, tra cui anche l'Ascoli, retrocesso in Prima Divisione Regionale ma in seguito ripescato; la Sambenedettese del nuovo allenatore-giocatore Alfredo Notti si piazza ancora una volta al secondo posto dietro alla Maceratese e viene iscritta alla serie C di lusso dell'anno successivo.
Il campionato di Serie C a girone unico 1955-56 vede la promozione in Serie B della Samb, che totalizza 44 punti a pari merito col Venezia; la Samb mantiene il campo imbattuto, e con 61 reti segnate risulterà anche il miglior attacco del torneo.
Nei sette campionati cadetti del primo ciclo (1956/1963) la Sambenedettese affronta squadre blasonate come TorinoNapoliLazioBariAlessandriaTriestinaGenoa e Palermo.
Dopo quattro stagioni di bassa classifica, nel campionato cadetto del 1960-61 la Samb disputa un campionato di alto livello, chiuso al 7º posto. Nello stesso anno sfida i campioni d'Italia della Juventus negli ottavi di finale di Coppa Italia. Nella stagione successiva ottiene la salvezza nelle ultime giornate, ma non riesce a ripetersi nel campionato 1962-1963 quando, arrivata penultima, viene retrocessa in Serie C.
Dal 1963 e per un decennio la Sambenedettese milita ininterrottamente in serie C nei gironi B e C senza riuscire a ottenere il ritorno in Serie B. Nel 1965, nel corso di un derby con l’Ascoli, l’attaccante della Samb Alfiero Caposciutti è protagonista di un involontario scontro di gioco che costa la vita al portiere dell’Ascoli Roberto Strulli.
Nel torneo 1965-66 tra le file della Samb c’è un giovanissimo Franco Causio, che poco dopo approderà alla Juventus. In questi anni inizia la tradizione dei grandi portieri della Samb: si trasferiscono in Serie A Roberto Tancredi (alla Juventus), Sulfaro (alla Lazio), Migliorini (alla Ternana).
Nel campionato 1973-74 la Samb è promossa per la seconda volta in Serie B, ottenendo 22 vittorie e con 9 punti di distacco dal Rimini secondo classificato. Allenatore è Marino Bergamasco, già collaboratore di Nereo Rocco al Milan e nel Torino e presidente Nicola D’Isidori, sostituito dopo poche giornate di campionato da Arduino Caioni che resterà presidente fino alla stagione 1980-81.
Il secondo ciclo in Serie B dura fino al 1980: i giocatori più rappresentativi sono gli attaccanti Francesco ChimentiSimonato e Basilico e i centrocampisti RipaCastronaro e Valà.
Nel 1975 si ripete dopo 14 anni la sfida di Coppa Italia con la Juventus: i campioni d'Italia uscenti sono fermati in casa 2-2. Tra le file della Samb, negli anni successivi, militano Franco Colomba e Francesco Guidolin. Nel campionato 1977-78 la Samb sfiora la promozione in Serie A, sfumata nello 0-0 interno contro la Sampdoria.
Nela stagione 1979-1980 torna in panchina Marino Bergamasco per sostituire Pietro Maroso, ma la Samb retrocede in Serie C1: nella rosa ci sono Stefano Tacconi (poi alla Juventus) e Antonio Sabato (ex Inter, Toro ed Ascoli).
Durante il campionato 1980-81 il presidente Arduino Caioni passa il testimone a Ferruccio Zoboletti, reggiano di nascita ma sambenedettese d’adozione. L’allenatore è l’emergente Nedo Sonetti che conquista l’immediata promozione in serie B: tra i protagonisti, il giovane portiere Walter Zenga in prestito dall’Inter e Luigi Cagni. Con Zenga si apre di fatto la scuola dei portieri di Piero Persico, già numero uno rossoblù negli anni '50. La Samb conquista 44 punti, a pari merito con la Cavese; l’ultima partita di campionato contro il Matera vede però una tragedia allo stadio Ballarin: scoppia un incendio in curva sud, la curva dei tifosi di casa, che provoca decine di feriti e in cui perdono la vita Maria Teresa Napoleoni e Carla Bisirri; la partita però si gioca lo stesso, e termina 0-0. Si decide così di progettare un nuovo stadio, più grande e adeguato alle moderne norme di sicurezza.
Il campionato di Serie B 1981-82 si chiude all’8º posto, sempre sotto la guida di Nedo Sonetti. I rossoblù in questa stagione, conquistano una prestigiosa vittoria 0-1 a Genova, in quel di "Marassi" contro la Sampdoria promossa in Serie A, goal di Gigi Cagni; al ritorno invece la squadra blucerchiata riesce a pareggiare per 2-2, Samb in doppio vantaggio con Garbuglia, poi la Sampdoria riesce a raddrizzare l'incontro, grazie alle reti di Scanziani e Guerrini.
Il campionato 1982-83 si apre con il 2-2 a Milano contro il Milan, che l'anno prima era stato per la seconda volta retrocesso in serie B; anche la partita di ritorno finirà con un pareggio. La Samb pareggia anche in casa della Lazio, che insieme al Milan e al Catania sarà promosso in Serie A.
Nel 1983-84 Nedo Sonetti abbandona la Samb e gli subentra Roberto Clagluna. Dopo la vittoria in Coppa Italia contro l’Inter ed un campionato di alti e bassi, i rossoblù ottengono la salvezza alla penultima giornata con il pareggio casalingo contro la Pistoiese. Alcune immagini di quell'incontro, compresa la festa dei tifosi rossoblù per la salvezza, furono poi riutilizzate per il film L'allenatore nel pallone. Il campionato 1984-85 è l’ultimo disputato al "Ballarin": tra le file dei rossoblù Stefano BorgonovoTiziano Manfrin, Maccoppi, TurriniDi Fabio; il capitano è sempre Gigi Cagni.
Il 13 agosto 1985 vede l'inaugurazione del nuovo Stadio Riviera delle Palme, realizzato per 20.000 spettatori ma progettato per un futuro ampliamento. Nel campionato 1985-86 c’è l’ultimo derby con l’Ascoli, una sfida sempre segnata da grande rivalità.

Nel campionato 1986-1987 la Samb si salva all’ultima giornata vincendo a Bari per
4-3: allenatore è ancora Clagluna, in rosa c'è Franco Selvaggi, proveniente dall'Inter. È l'ultima stagione alla Samb per Gigi Cagni, che detiene il record di presenze in Serie B, 496. Nel 1987-88 l’allenatore è Angelo Domenghini, che conquista l’ennesima salvezza; nel 1988-89 lascia dopo 4 giornate a Enzo Riccomini, che non riesce a evitare la retrocessione in Serie C1: in rosa ci sono Marcato, Valoti e il portiere Bonaiuti.
Il campionato 1989-90 vede la seconda retrocessione consecutiva della Samb, stavolta in Serie C2, categoria mai affrontata prima.
Nel 1990-91 la presidenza passa all’imprenditore trevigiano Antonio Venturato; l’allenatore è Giorgio Rumignani. La Samb arriva seconda dietro il Chieti e ottiene così il ritorno in Serie C1. Seguono tre stagioni di C1 tra alti e bassi: tra i giocatori ci sono Moreno Solfrini, Pasqualino Minuti, Gennaro Grillo, Ottavio Palladini, Giuseppe Manari, Tiziano De Patre, i portieri Stefano Visi e Antonio Chimenti.
Nel 1991-92 la Samb vince la Coppa Italia di serie C battendo in finale il Siena. La stagione 1992-93 (in cui per la prima volta la Samb è inserita nel girone A), vede l’alternarsi in panchina di Claudio TobiaZibì Boniek e l’esordiente Ivo Iaconi che centra la salvezza.
Le difficoltà economiche della società emergono in tutta la loro drammaticità e l'iscrizione al Campionato di serie C1 1993-94 avviene a pochi minuti dalla scadenza grazie alla fideiussione prestata dall'allora neo Sindaco Paolo Perazzoli e dagli imprenditori locali Giancarlo Amante, Nazzareno Torquati e Francesco Ascolani. L'allenatore è Diego Di Feliciantonio, coadiuvato da Ivo Iaconi, e la squadra, nonostante non percepisca lo stipendio, si batte per i primi posti in classifica. Grazie al Sindaco Perazzoli e al gruppo di imprenditori che hanno con lui firmato la fideiussione vengono garantiti alcuni stipendi ma inopinatamente il Presidente Venturato rompe con gli stessi ogni rapporto e il campionato partito bene finisce comunque con la salvezza della squadra. Al momento di iscrivere la squadra al Campionato 1994/95 la Lega Calcio, in forza della situazione di bilancio disastrata, decide la non iscrizione e la retrocessione nel Campionato di Eccellenza Marche. Il Presidente Venturato dapprima iscrive la squadra al Campionato di Eccellenza, poi scompare dalla circolazione, rendendosi irreperibile, mettendo in serio pericolo anche lo svolgimento di questo torneo.
Un gruppo di imprenditori locali, dietro l'impulso del Sindaco di San Benedetto del Tronto Paolo Perazzoli, dà vita alla Sportinvest SpA con presidente l'imprenditore ittico Nazzareno Torquati e riesce a vincere il Campionato di Eccellenza Marche 1994-95; il commissario della squadra è Raniero Iacoponi, l’allenatore è Francesco Chimenti, che dispone di una buona squadra capitanata da Stefano Colantuono.
A seguito della dichiarazione di fallimento della Sambenedettese SpA si forma l'A.S. Sambenedettese Calcio, con presidente Raniero Iacoponi, che a pochi giorni dall'inizio del campionato, grazie all'impegno di Nazzareno Torquati, Giancarlo Amante ed Emilio Scartozzi, che si accollano debiti pregressi della vecchia società, ne acquisisce il titolo sportivo. Questo ritardo non consente una preparazione ottimale e il campionato 1995-96, il primo nel CND (campionato nazionale dilettanti), vede una faticosa salvezza della Samb ottenuta anche grazie agli sforzi del neopresidente Rocco Sannicandro e dell'allenatore Bruno Piccioni.

Il campionato 1996/97 inizia con i migliori auspici e viene condotto sempre al vertice della classifica, ma nel finale del campionato la Samb viene raggiunta e superata dall'Astrea; nel novembre 1996 l'AS Sambenedettese Calcio si trasforma in Sambenedettese Calcio srl con presidente Giancarlo Amante e vice Nazzareno Torquati ed Emilio Scartozzi. La società nell'agosto 1997 organizza un grande evento sportivo internazionale, ospitando presso il Riviera delle Palme la partita amichevole precampionato Juventus-Bayern Monaco, con oltre ventitremila spettatori paganti. L'anno seguente altre amichevoli estive di lusso: Milan-Celta Vigo e ancora Juventus, stavolta contro l'Espanyol.
Nelle annate 1997-98, 1998-99 e 1999-00 la Samb, sotto la presidenza di Giancarlo Amante prima e dei fratelli Caucci poi, disputa campionati in cui non riesce mai ad aggiudicarsi la prima posizione, l'unica utile per la promozione in Serie C2.
Nell'estate 2000 la svolta: la Sambenedettese viene acquistata da Luciano Gaucci, già proprietario di Perugia e Viterbese (appena ceduta) e neoacquirente anche del Catania. Dopo un’iniziale crisi di risultati la squadra è affidata all'allenatore Giovanni Mei e vince il campionato di Serie D 2000-01 con grande vantaggio; tra i giocatori il bomber Fabrizio Fermanelli, lo stopper Stefano Colantuono, il portiere Stefano Visi (questi ultimi due ritorni).
Il campionato di Serie C2 girone B 2001-2002 non è facile per la Samb: si alternano in panchina Mei, Paolo Beruatto, Enrico Nicolini e infine Stefano Colantuono, che smette di giocare accomodandosi in panchina. Quando accetta l’incarico la Samb è in bassa classifica a 9 giornate dal termine, ma con una serie di 9 vittorie consecutive riesce ad agguantare il 5º posto, l’ultimo utile per i playoff. La Samb passa la semifinale col Rimini e poi la finale col Brescello davanti a 12mila spettatori (il ritorno, che si gioca sul campo neutro di Parma, vede l'"esodo" di circa 8.000 tifosi rossoblù che raggiungono la città emiliana), conquistando la promozione in Serie C1. Tra i protagonisti della promozione l’attaccante Andrea Soncin, il fantasista Antonio “Totò” Criniti, il centrocampista Gennaro Delvecchio.
Colantuono (che non ha ancora il patentino di seconda categoria ed è affiancato da Gabriele Matricciani) rimane alla guida della Samb nel campionato di Serie C1 girone B 2002-03: la squadra viene rinforzata dal direttore sportivo Guido Angelozzi e dopo alcuni alti e bassi raggiunge il 5º posto utile per il playoff. In semifinale la Samb incontra il favorito Pescara: i rossoblù vincono in casa per 1-0 con gol di Teodorani ma sono sconfitti in Abruzzo per 2-0 (doppietta di Cecchini).
Il campionato di Serie C1 girone B 2003-04 vede il progressivo defilarsi di Luciano Gaucci: la gestione della società è affidata al figlio Alessandro, impegnato però anche nel Perugia. Il nuovo allenatore è Sauro Trillini, alla prima esperienza tra i professionisti, che ottiene risultati altalenanti. A gennaio vengono ceduti alle altre squadre “di famiglia” gli attaccanti Francesco Zerbini (al Perugia) e Gabriele Scandurra (al Catania), autori di 10 gol a testa in metà campionato; arriva però il bomber Costantino Borneo dalla Vis Pesaro, anche lui autore di 10 gol, che si laureerà poi capocannoniere. La Samb (con Trillini sostituito nel frattempo da Salvatore Vullo) si piazza al 7º posto mancando i playoff e Gaucci, contestato dai tifosi, decide di passare la mano (inoltre si è visto rifiutare dal Comune di San Benedetto del Tronto il progetto per la gestione dello Stadio Riviera delle Palme).
Le trattative si protraggono per tutta l’estate senza esito fino al 29 agosto 2004: la società passa alla cordata capeggiata dall’abruzzese Umberto Mastellarini e dal procuratore Vincenzo D’Ippolito. La rosa, che era composta da appena 5 giocatori dopo le cessioni estive, viene fatta in sole 24 ore (il 31 agosto è l’ultimo giorno della sessione estiva di mercato). L’allenatore del campionato di Serie C1 girone B 2004-05 è l’esordiente Davide Ballardini, proveniente dalle giovanili del Parma; tra i giocatori arrivano i sudamericani Nicolas Amodio e Mariano Bogliacino, il difensore Michele Canini, il centrocampista Luca Cigarini e l’attaccante Marco Martini trasformato da ala a punta. A gennaio arrivano poi il portiere Francesco Mancini e il trequartista Julio Cesar Leon (ex Reggina e Fiorentina). La Sambenedettese si classifica al 4º posto centrando così i play-off. La semifinale la vede opposta al Napoli: in casa è 1-1 con pareggio napoletano negli istanti finali, al "San Paolo" la Sambenedettese perde 2-0.
L’estate 2005 è ancora travagliata: esce dalla società D’Ippolito, Mastellarini cerca nuovi acquirenti senza successo; il nuovo allenatore Ortega, scelto da D’Ippolito, si dimette e viene ingaggiato Giuseppe Galderisi con Giuseppe Dossena direttore sportivo. La società è in difficoltà economiche e la rosa viene indebolita rispetto all’anno passato; la squadra inizia bene il campionato di Serie C1 girone A 2005-06 ma poi entra in crisi e Galderisi viene sostituito da Luciano Zecchini, ex allenatore del Teramo che non migliora le cose. A dicembre Mastellarini e il socio Paterna (proprietario anche del Pescara) raggiungono l’accordo per la cessione della società con il romano Alberto Soldini, in cui è compresa la cessione del bomber Martini al Pescara. A gennaio Soldini cambia lo staff: nuovo allenatore è Giuseppe Giannini, il suo vice è Roberto Pruzzo, il direttore sportivo è Carlo Colacioppo; il mercato vede la partenza di 13 giocatori e l’arrivo di altri 15. Ma la Samb infila una serie negativa senza vittorie da ottobre a febbraio precipitando al penultimo posto. Esonerati anche Giannini, Pruzzo e Colacioppo, la squadra viene affidata alla bandiera rossoblù Francesco Chimenti (quinto allenatore della stagione). Ma non c'è pace nemmeno per lui: infatti, a seguito delle promesse non mantenute dal presidente Soldini, l'allenatore Chimenti, il direttore tecnico Remo Croci, l'allenatore in seconda Luigi Voltattorni e il responsabile della comunicazione Emidio Lattanzi. La Samb si ritrova senza allenatore e senza stipendi; ciononostante, con la guida prima dei giocatori Colonnello e Zanetti e poi degli allenatori delle giovanili Voltattorni e Zaini la squadra ottiene buoni risultati con il sostegno anche economico di molti tifosi rossoblù e dell'imprenditore Sergio Spina. Alla fine della regular season viene però decretato il prevedibile fallimento e in seguito a numerosi deferimenti la Samb subisce 4 punti di penalizzazione che la condannano ai playout contro il Lumezzane. In panchina torna, a furor di popolo, Francesco Chimenti: all'andata i lombardi vincono in casa 3-1, ma al ritorno una grande prestazione dei giocatori della Samb, sospinti dai tifosi rossoblù, ribalta il risultato con un sonante 4-0 (magnifica la prestazione di Macaluso). La Samb è salva. E a giugno arriva anche la salvezza fuori dal campo: l'asta fallimentare assegna la società ai fratelli Tormenti che ripianano i debiti sportivi e iscrivono la Samb al campionato di C1 2006/07.
La stagione 2006-07 vede in panchina Alessandro Calori e nello staff il ritorno di Claudio Molinari e l'arrivo di Giuseppe Pavone come direttore sportivo. Calori viene però sollevato dall'incarico dopo 5 giornate (un solo punto per lui e Samb all'ultimo posto solitario). La società affida al "bomber" Francesco Chimenti, idolo della tifoseria, il compito di guidare la squadra nella vittoriosa partita contro il San Marino, in attesa del nuovo allenatore Guido Ugolotti. Il campionato viene chiuso all'ottavo posto, raggiungendo largamente l'obiettivo stagionale della salvezza.
Anche il campionato 2007-08, però, inizia negativamente: la squadra segna poco, gioca male e ottiene solo 8 punti in 12 giornate. Il 4-0 contro il Gallipoli è fatale a Guido Ugolotti che viene esonerato e sostituito da Enrico Piccioni; viene nominato come nuovo direttore sportivo Enzo Nucifora, con il compito di rinforzare la squadra a gennaio (cede Olivieri al Pescara e acquista tra gli altri Leandro Vitiello e Luis Maria Alfageme). Nonostante i buoni risultati casalinghi, il rendimento in trasferta della squadra resta deficitario, cosicché il 17 marzo Piccioni viene esonerato e torna in panchina Guido Ugolotti. Con tre vittorie consecutive la Samb esce dalla zona play-out per la prima volta dall'inizio del campionato. I rossoblù conquistano poi la salvezza diretta grazie alla penalizzazione inflitta al Lanciano, intanto fallito, che finisce ai play-out e poi retrocede.
Per la stagione 2008-09 l'allenatore Ugolotti e il ds Nucifora non vengono riconfermati e tornano al lavoro Piccioni e Natali. Viene costruita una rosa piena di giovani, anche a causa delle limitazioni (non obbligatorie ma richieste per ottenere contributi economici) previste dalla neonata Lega Pro (ex Lega di Serie C); tra i giocatori principali e più amati dalla tifoseria, Ottavio Palladini, Francesco Ferrini e Davide Moi, riconfermati dopo la stagione precedente. Dopo un avvio di campionato ancora una volta stentato, la Samb riesce a uscire dalla zona play-out, prima di incappare in una serie negativa di 6 sconfitte consecutive, a cavallo della sosta invernale, che costa la panchina a Enrico Piccioni e fa ripiombare la società rossoblù al penultimo posto, tra le contestazioni dei tifosi. Il nuovo ds Luca Evangelisti (che sostituisce Natali, che rimane in società ma con altro incarico) affida a Fulvio D'Adderio il compito di salvare la Samb. Il calciomercato di gennaio vede la Samb attiva, con rinforzi costosi e d'esperienza come i bomber Cammarata e Califano, il difensore Caccavale e il portiere Marconato. Ma i risultati non cambiano più di tanto, e D'Adderio viene sostituito da Giorgio Rumignani, che torna alla Sambenedettese dopo molti anni. Dopo aver toccato anche l'ultimo posto, la regular season si chiude al 16º posto. Nei play-out contro il Lecco, la Samb pareggia 0-0 in casa e perde 1-0 in trasferta, venendo così retrocessa per la seconda volta in Seconda Divisione. La squadra, fortemente indebitata, viene messa in vendita dai fratelli Tormenti, in difficoltà economiche, ma l'assenza di acquirenti porta, l'11 luglio, alla cancellazione da tutti i campionati professionistici.
Il sindaco di San Benedetto del Tronto, Giovanni Gaspari, e una cordata capeggiata da Sergio Spina si attivano per ottenere, l'iscrizione alla serie D, ma nonostante l'accordo con il presidente della Lega Nazionale Dilettanti Tavecchio, il presidente della FIGC Abete decreta l'inserimento della nuova U.S. Sambenedettese nel campionato marchigiano di Eccellenza, facendo salvo il principio delle "due categorie inferiori" per le nuove società- Il campionato, eccezionalmente a 20 squadre, alcune delle quali con una solida tradizione sportiva, si rivela subito competitivo e la Samb, vittima di numerosi avvicendamenti nella rosa, ha un inizio di stagione problematico, culminato nell'esonero dell'allenatore Minuti, che viene sostituito dal giocatore-allenatore Ottavio Palladini. Dopo il girone di ritorno la squadra ottiene la promozione in Serie D.
Dopo un campionato di media classifica, contraddistinto da vicissitudini finanziarie e dall'avvicendamento di numerosi allenatori, nella stagione 2011/2012 la Samb conquista il secondo posto in campionato e viene poi eliminata dal Legnago Salus nei playoff nazionali. La promozione arriva nella stagione 2012/2013, quando la squadra conquista il primo posto e consegue così il diritto a tornare tra i professionisti: la FIGC ritiene però il club finanziariamente insolvente, e il 19 luglio lo esclude dai tornei.
Dopo l'esclusione dai tornei continua la trattativa per dare un futuro al club. Alla fine delle trattative la Sambenedettese va in mano all'ex Presidente del Perugia Gianni Moneti. In data 7 agosto viene versata la fideiussione bancaria di 100.000 € che consente al nuovo club denominato A.S.D. Sambenedettese Calcio l'iscrizione al campionato Eccellenza Marche 2013/2014 garantendo le basi per un futuro al club marchigiano.
Il 29 marzo 2014, vincendo per 1-0 sul campo del Grottammare, la Sambenedettese ha vinto il campionato di Eccellenza con 4 giornate di anticipo, conquistando la promozione in Serie D.
Il 28 luglio 2014 entra in società con il 50% Manolo Bucci, ex presidente del Pergocrema nel 2010/2011 e vice presidente del Colleferro nel 2013/2014, che porta con sé Fabio de Lillo, consigliere regionale della regione Lazio, che diventa presidente onorario. Il 30 novembre, dopo la sconfitta per 2-1 a Chieti, l'allenatore Andrea Mosconi, che aveva riportato la compagine rossoblu dall'Eccellenza alla Serie D, viene esonerato dopo aver conquistato 24 punti in 13 partite trovandosi al 3º posto. Il giorno successivo viene scelto come nuovo allenatore Silvio Paolucci con il quale la squadra marchigiana prosegue il cammino incerto in campionato. La squadra chiuderà al 3º posto perdendo la prima partita dei playoff contro il San Nicolò. Il 17 giugno Manolo Bucci lascia la carica di co-presidente riconsegnando il suo 50% a Moneti che è costretto a cercare nuovi soci per iscrivere la squadra in serie D. Il 4 agosto 2015 l'industriale Franco Fedeli rileva ufficialmente le quote di Moneti, diventando l'azionista di maggioranza dell'A.S.D. Sambenedettese Calcio e quindi l'attuale presidente.Come allenatore viene scelto Loris Beoni e il direttore sportivo è Fabrizio Alunni.Dopo un bell'inizio di campionato,la squadra perde 2 partite interne consecutive e il mister Beoni con Alunni vengono esonerati. Il nuovo allenatore è Ottavio Palladini che riesce a portare i rossoblù alla vittoria del campionato.

 

                                                        LO STADIO

Prima di parlare dell’attuale impianto denominato “Riviera delle Palme” facciamo un passo indietro e ricordiamo la vecchia struttura, lo stadio Fratelli Ballarin, in cui furono girate molte delle scene de “L’allenatore del Pallone”, mitico film cult anni 80’ con protagonista Lino Banfi.
Il Ballarin è tristemente ricordato per la tragedia avvenuta domenica 7 giugno 1981; mentre stava per avere inizio l'incontro Sambenedettese-Matera in programma nell'ultima giornata del Campionato di Serie C1 girone B 1980/81,  morirono ustionate due ragazze e rimasero seriamente ferite quasi un centinaio di persone di cui 13 ustionati gravi.
Alle ore 17 circa di quel caldo 7 giugno 1981 quasi 7 quintali di "striscioline di carta di giornale" portati la stessa mattina all'interno della gremitissima Curva Sud dello stadio sambenedettese per festeggiare il ritorno della squadra locale nel campionato di Serie B, presero fuoco. Sotto 3.500 persone che rimasero per diversi minuti intrappolate all'interno della Curva in quanto le chiavi dei cancelli di emergenza non furono subito trovate; molte di queste persone, nella calca formatasi per sfuggire dal fuoco caddero sul rogo e furono assalite dalle fiamme alte e minacciose che non poterono essere spente immediatamente a causa del mancato funzionamento dell'idrante più vicino. Alle 17:16, dopo che furono spenti gli ultimi "focolai" e mentre il triste e pesante carico di ustionati e di feriti veniva trasportato all'Ospedale cittadino con ambulanze, taxi e auto private d'emergenza, il direttore di gara Paolo Tubertini di Bologna, con più di un quarto d'ora di ritardo, diede inizio alla gara spiegando, in un'intervista a "Il Resto del Carlino", il perché fu giocata quella partita e raccontando i terribili attimi che lui stesso visse dal manto erboso. Di tutti i feriti ricoverati all'Ospedale Civile di San Benedetto del Tronto, i tredici più gravi furono trasferiti il giorno dopo in elicottero dallo Stadio"Ballarin" nei "Centri Grandi Ustioni" di tutta Italia.

L’attuale struttura che ospita le partite casalinghe della Samb è come detto il Riviera delle Palme,principale impianto sportivo di San Benedetto del Tronto. Lo stadio, a struttura portante in acciaio su progetto strutturale dell'ing. Luigi Corradi e architettonico dell'arch. Vincenzo Acciarri, fu costruito a metà degli anni '80 e premiato come miglior opera sportiva. Venne inaugurato il 10 agosto 1985 con una partita amichevole fra la Lazio e la Sambenedettese, anche se molti considerano l'inaugurazione ufficiosa quella del 13 agosto 1985 con una partita amichevole fra il Milan e la Sambenedettese.
Inizialmente presentava una capienza di 25.000 spettatori. In seguito, per sottostare alle norme di sicurezza negli stadi, la capienza autorizzata fu ridotta a 7.494 posti. Dal 2010, dopo i lavori di riammodernamento, la capienza è stata portata definitivamente a 13.500 posti numerati, tutti a sedere, disposti su due anelli con copertura integrale in tutti i settori.
Al di sopra della copertura dello stadio è presente un impianto di pannelli fotovoltaici, che rendono la struttura completamente indipendente dal punto di vista energetico. È il secondo stadio italiano, dopo il Bentegodi di Verona, ad utilizzare questa soluzione per la produzione di energia alternativa.
Nel 1987 ha ospitato lo spareggio valevole la promozione in Serie A Cesena - Lecce, terminato 2-1.
È stato inoltre una delle location del film del 1985 Mezzo destro mezzo sinistro - 2 calciatori senza pallone con Gigi e Andrea.
Il record assoluto di spettatori si è registrato l'11 agosto 1997 con l'amichevole Juventus - Bayern Monaco: circa 25.000 presenti.
Nel 2008 è stato usato come immagine di copertina per il libro Stadi d'Italia. La storia del calcio italiano attraverso i suoi templi di Sandro Solinas.
L'impianto sportivo e' dotato di un circuito di telecamere interne ed esterne con sala GOS (Gruppo Operativo Sicurezza) utilizzato dalle forze dell'ordine, capace di sorvegliare ed individuare comportamenti illeciti ed illegali sia sugli spalti che nelle aree direttamente a ridosso dello stadio. I dati sono trattati secondo le disposizioni previste dal decreto legislativo 30 giugno 2003, n, 196.
I settori sono dotati di scivoli di deflusso ed area di fuga, porte di sicurezza con accesso al campo di gioco e aree interdette "cuscinetto" per impedire che le tifoserie di opposte fazioni possano entrare in contatto. Inoltre all'esterno ed all'interno della recinzione dell'impianto, tra i settori TRIBUNA EST MARE e la CURVA SUD OSPITI e' stata posizionata una barriera fissa che impedisca anche il "contatto visivo", oltre a quello fisico tra le opposte tifoserie. In occasione delle gare casalinghe della U.S. Sambenedettese sono presenti STEWARD interni di servizio ed esterni di sicurezza. Scivolo ingresso diversamente abili Tribuna Est Mare - Sud Est. 


Lo stadio dista un’oretta (circa 85 km) dall’antica e nobile ed è raggiungibile tramite A14 uscendo a San Benedetto e proseguendo sulla statale 16 in direzione viale dello sport.  Alla tifoseria ospite è riservata una parte della curva sud come da immagine seguente.


                                                     PRECEDENTI

Il Chieti farà visita alla Samb per la 17° volta in gare ufficiali. Il bilancio parla di nove vittorie dei padroni di casa, sei pareggi ed un’unica vittoria del Chieti datata 12.04.2015. Nella tredicesima giornata del girone di ritorno della passata stagione i neroverdi espugnarono il Riviera delle Palme per 4-2 con una sontuosa prestazione di Vittorio Esposito. Ecco a voi le immagini di quella sfida:



                                                          TIFOSI

Il principale gruppo ultras della tifoseria sambenedettese sono gli Ultras Samb. Altri gruppi, già presenti in curva nord e oggi disciolti, sono l'Onda d'Urto 1977 (il gruppo principale per quasi trent'anni), i Baldi Giovani, la Fossa Marinara, I'inferno rossoblu, Gente Furiosa, i Fedayn e il Nucleo 1985.Nei distinti sono stati invece esposti nel tempo gli striscioni del Vecchio Fronte 88, La Rocca e Distinti e incazzati. Nel vecchio stadio f.lli Ballarin erano presenti i gruppi Adlers Korps e Red Blue Eagles.
La tifoseria marchigiana sostiene due gemellaggi molto sentiti da ambe le parti con le tifoserie di Civitanovese, nato a inizio anni ottanta, e Rimini.
Un importante rapporto di amicizia si ha con i gruppi PGU, Ultras Primavalle, Fedayn e Boys della torcida romanista. Altre amicizie degne di nota sono quelle con le tifoserie di Avellino, SangiusteseCampobassoTarantoChieti e Poggibonsi, quest'ultima nata nel 1987. In campo internazionale si segnalano ottimi rapporti con i supporters tedeschi di Bayern MonacoFriburgo e con quelli francesi del Montpellier. In passato la tifoseria rossoblù è stata gemellata con quelle dell'Hellas Verona e del Foligno.
Le maggiori rivalità sono nutrite nei confronti di Ascoli e dei nostri dirimpettai costieri, ma non sono da dimenticare quelle con AnconaLanciano e verso l'altra tifoseria romanaquella biancoceleste della Lazio.
Citiamo inoltre gravi disordini con gli ultras del Latina sia dentro che fuori lo stadio (gli scontri per poco non raggiunsero il centro della città pontina), nel 2001.

 

 

 

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