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Il Chieti perde 0-5 in casa, ad Ortona, dopo una partita che spazza via l’ultimo barlume di dignità così come ogni dubbio sulle capacità di questo staff tecnico e della società che lo ha scelto.

È ormai chiaro che il dottor Giulio Trevisan, il presidente Antonio Mergiotti e il direttore sportivo Andrea Masciangelo hanno utilizzato tutte le proprie capacità per costruire una squadra che, dopo aver tesserato decine e decine di giocatori, non è in grado neppure di raggiungere l’obiettivo minimo della salvezza. I marchigiani, da par loro, hanno regolato la questione con tre gol nella prima frazione di gioco – Cuccù al 3’, Fermani al 37’ e Maio al 45’ – e arrotondato nella ripresa con Ruzzier al 5’ e Niane al 17’. Il Chieti ha collezionato 11 punti nelle prime 12 partite, guidata da mister Grandoni, e 6 punti nelle 8 seguenti dove in panchina è stato fatto sedere Pino Di Meo.

Abbiamo sostituito un allenatore che ha 227 presenze in Serie A con uno il cui curriculum parlava chiaro, anzi gridava e, tra le sue urla da Cassandra, ripeteva anche la retrocessione del Chieti nella stagione 2013-2014. Ma la società non ha ascoltato, le è sfuggita anche la quantità di esoneri che il tecnico di Trani ha collezionato, l’ultimo proprio lo scorso anno a Gravina dopo 10 giornate. Intanto Di Meo è passato da “A dicembre vedrete il mio Chieti” ad un realistico “abbiamo il 70-80% di salvarci” tornando poi ad un fideistico “Scommetto il taglio di un braccio sulla salvezza del Chieti”. Fede evidentemente cieca, ma non quanto la società che lo ha scelto regalandogli una campagna acquisti a sua immagine e somiglianza (ovvero da perdente) che un allenatore da playoff come Grandoni evidentemente non meritava.

E invece i tifosi di neroverdi si meritano questo. Ma la questione è un’altra: la società ha compiuto scelte delle quali si deve assumere la responsabilità specchiandosi negli obiettivi che aveva annunciato. Sul sito del Chieti FC 1922 sta scritto: “L’obiettivo di tutti è riportare la città di Chieti nel calcio professionistico e costruire insieme le basi per ottenere quanto la squadra e la città hanno sfiorato”. Ecco: retrocedere dalla Serie D all’Eccellenza effettivamente è un traguardo che non avevamo mai raggiunto. E con i risultati nelle ultime partite rischiamo di raggiungerlo molto presto. Da autentici professionisti del dilettantismo.

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