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Il 9 settembre gli alleati sbarcarono a Salerno, poi entrarono nel porto di Taranto e sbarcarono truppe inglesi, circa 6.000 uomini. Nel porto di Termoli attraccarono alcuni mezzi da sbarco e presero terra truppe indiane che con gli inglesi poi occuparono Foggia. Intorno a Roma si svolgevano combattimenti fra truppe tedesche truppe delle divisioni italiane ”Granatieri di Sardegna”, “Ariete” e “Sassari”, e inoltre furono impiegati altri reparti anche se limitati, i tedeschi si attestarono tra i fiumi Volturno e Garigliano per una difesa. A metà settembre gli americani che erano sbarcati a Salerno, si riunirono ad alcuni reparti.dell’VIII^Armata inglese che provenivano dalle coste pugliesi, mentre i tedeschi di Kesselring si ritirarono nelle postazioni difensive già preparate Dopo l’8 settembre in Sardegna erano dislocati due Corpi d’Armata, la divisione “Bari”, la divisione paracadutisti “Nembo”, senza mezzi di trasporto, e una brigata costiera che si stava riorganizzando, per un totale di 120.000 uomini. I tedeschi presenti con una divisione Panzergrenadierem erano dotati di carri armati pesanti, molti mezzi di trasporto, le migliori artiglierie e armi moderne e la loro forza non superava i 30.000 uomini. 
I tedeschi nell’isola attaccarono le nostre truppe ma furono respinti con perdite di uomini e di mezzi da entrambe le parti, gli italiani circa 40 morti e una ottantina di feriti.; un Btg “Nembo” rifiutò l’armistizio e dopo aver eliminato il loro capo di S.M. già comandante di un Btg della “Folgore” in Africa settentrionale poi ricostituito attraverso la “Nembo”, si era unito alle truppe tedesche in Corsica e rientrò in Italia. Lo stesso Bgt. insieme a marinai della “San Marco” e volontari del “Barbarigo” dopo essere passati per la periferia di Roma, partecipò in seguito alla battaglia della testa di ponte di Anzio contro gli alleati, il suo comandante ed un migliaio di uomini caddero sul terreno. Dopo lo sfondamento del fronte, i superstiti si dispersero per la campagna romana in condizioni precarie.
La restante divisione Nembo che aveva aderito al Regno del Sud, fu trasportato dalla Sardegna da aerei inglesi fino alle linee del fronte tirrenico.
In Corsica era presente il VII Corpo d’armata con 80.000 uomini mentre i tedeschi erano circa 5ooo ed appartenevano ad una brigata corazzata di SS. Ai primi d’ottobre, ci furono degli scontri con perdite d’uomini, circa tremila da parte italiana, lo sbarco di truppe francesi ad Ajaccio e l’aiuto di partigiani corsi furono decisivi per liberare l’intera isola. Due Btg. di bersaglieri che si trovavano in Croazia si trasferirono in Italia, uno raggiunse il porto di Bari e l’altro finì in Corsica e poi in Italia.
Alla fine di settembre Napoli fu abbandonata dai tedeschi anche dopo un’insurrezione popolare contro gli occupanti. In quest’ultima città ci furono centinaia di morti.
Il Regno del Sud decise di costituire l’LI Corpo d’Armata con le Divisioni “Piceno”, “Legnano” e “Mantova”, rimaste intatte nel Sud, il reggimento “San Marco” e di rimettere in piedi completamente la restante “Nembo” che sostava in Corsica e Sardegna e di riorganizzare la divisione costiera. Alcuni reparti avevano un equipaggiamento approssimativo mentre tutte le altre forze mantennero le loro divise ed armamenti tranne qualche formazione che in seguito fu allestita con divise ed armi inglesi compresi gli elmetti (un esempio dell’equipaggiamento fu la Brigata partigiana Majella che operava nella zona abruzzese Pizzoferrato-L’Aquila). Il morale di tutte le truppe non era molto alto ed allora furono anche addestrati sia fisicamente che moralmente alla nuova situazione che si stava presentando. 
13 ottobre. Il governo Badoglio dichiara guerra alla Germania. 
Ai primi di novembre il Regno del Sud formò a gran fatica altri reparti militari e li raggruppò in 1° Raggruppamento Motorizzato della forza di cinquemila uomini, per poter combattere nella zona di Cassino, selezionando appunto le unità che si stavano per disgregare nel Sud, erano efficienti e ben organizzate. Queste truppe ebbero l’ordine di raggiungere la zona di Avellino ed il trasferimento ebbe inizio seguendo alcune linee direzionali da Brindisi –Gravina di Puglia, Avellino attraverso diverse località. La cosa che meravigliò molto tutti fu l’accoglienza che le popolazioni fecero al passaggio di tutti i carriaggi e automezzi che dimostravano che c’erano ancora truppe italiane in Italia, bandiere tricolori apparvero nei balconi e sulle strade segno di una riscossa nazionale. 
Nel versante tirrenico operava la 5^Armata americana(6 divisioni) del gen. Mark Clark mentre nel versante adriatico era in azione l’ VIII^Armata inglese(divisioni inglesi, indiane e neozelandesi e il Gruppo “Cremona” del Gen.le Primieri) il cui comando passò dal gen. Montgomery, ritornato in Inghilterra per l’invasione della Germania, al gen. Leese (fino al 1944) poi dal 1945 al gen.le Mac Creery. 
Dicembre 1943: il 1°Raggruppamento italiano (dal mese di settembre) comandato dal gen. Vincenzo Dapino era formato per la Fanteria da un Rgt fanteria del Gruppo “Legnano”(gen. Utili) da un Btg bersaglieri allievi ufficiali di Marostica trasferito a Bari nel mese di luglio, da un Btg controcarro. Poi l’artiglieria fu formata da molti reparti sparsi nel Sud e da un Rgt della “Mantova” con diversi gruppi che, nel complesso, rappresentarono l’esercito italiano nel Raggruppamento. 
Queste truppe furono poste a disposizione del II Corpo d’armata americano ma dovettero aspettare per andare in prima linea perché il comando alleato era abbastanza dubbioso e reticente, Anche se dotati di mezzi di trasporti adeguati si parlava di armi inadeguate per essere efficaci al fronte. Agli italiani furono assegnati compiti ausiliari e di poca importanza, in sostanza furono tenuti fermi. 
Il governo Badoglio intervenne presso i comandi alleati e dopo qualche tentennamento, il Raggruppamento fu dislocato nella zona di Monte Lungo (mt 350), già difeso da un Rgt Panzer Grenadier ed elementi della div. “Goering”, sul fronte tirrenico di Cassino che si estendeva dal Garigliano al fiume Sangro passando da Ortona a mare. Proprio a Monte Lungo avvenne la prima azione militare e parteciparono unità della fanteria, una compagnia controcarro, un battaglione bersaglieri e gruppi di artiglieria (circa cinquecento uomini). 
La montagna posta vicino a Mignano tra Sessa Aurunca e Venafro era in una posizione dominante perché dominava sia la strada statale che la ferrovia Napoli-Cassino che portava quindi a Roma. Le truppe italiane pagarono un alto tributo di perdite, in una prima azione di furono circa cinquanta morti e un centinaio di feriti, in un’azione successiva le perdite furono di una decina di morti circa trenta feriti. La conquista aprì le porte alla valle del Garigliano.
Alla fine del mese i piani dell’VIII^armata, comandata da Montgomery, sul fronte adriatico erano di andare avanti per stabilire una testa di ponte oltre il fiume Pescara e che i NEOZELANDESI dopo aver fatto una conversione su Guardiagrele e la CITTÀ DI CHIETI si sarebbero diretti verso Avezzano. 
In seguito le cose cambiarono.
Gennaio 1944: 
Il gen. Utili sostituisce il gen. Dapino al comando del Raggruppamento che si chiamò dopo Corpo Italiano di Liberazione (costituito ufficialmente nel mese di marzo) con 16.000 uomini che inquadra due forze come divisioni. La prima su due Brigate di Fanteria e l’altra la Divisione Paracadutisti 184° “Nembo”(circa seimila effettivi proveniente dalla Sardegna) e gli alpini confluiti in un reparto chiamato” Squadrone di ricognizione F” e inizialmente si aggregò alla 1^ Divisione Canadese del X°corpo d’armata inglese. 
Febbraio 1944. 
Il 2°Corpo d’Armata Polacco del gen.Anders sbarca a Napoli e si mette a disposizione dell’VIII^Armata inglese. I cacciatori dei Carpazi furono inviati nella zona del fiume Sangro.
Marzo-aprile 1944. 
Il I° Raggruppamento motorizzato italiano è trasferito a Cassino e messo agli ordini di una divisione alleata di fanteria. Alla fine di aprile il Raggruppamento inquadrerà, tra l’altro, la divisione “Nembo”, 183° e 184° Reggimento su 2 Btg, con compagnia guastatori, compagnia motorizzata, compagnia mortai e batteria mitragliere. Poi un reparto di paracadutisti(185°) e cominciarono ad operare nella zona di Cassino e reparti della “Nembo” conquistarono Colle Porcazzato. 
Il Btg Piemonte di alpini con i bersaglieri conquistò il Monte Marrone(1770 mt) e un Btg. di Alpini espugnò il picco del Monte, morti e feriti in questa operazione. Il C.I.L. si trovò in questo modo ad operare addosso alla VIII^armata britannica che operava nella zona adriatica formando quasi un’ala sinistra della zona adriatica. In seguito le unità italiane combatterono in altri settori allargando la loro fascia operativa e furono poste alle dipendenze del X° Corpo d’armata inglese. Le perdite complessive del C.I.L. alla fine del mese furono di un centinaio di morti, circa 32 feriti e circa 180 dispersi perdite che segnarono la rinascita di un esercito in un’Italia controllata dal governo Badoglio.
Maggio 1944. LA “NEMBO” E’ AGGREGATA ALL’VIII^ ARMATA. Il fronte dove operava il C.I.L. si estendeva da Cassino – Monte Marrone- fiancheggiava il fiume Sangro – Orsogna- Crecchio-Canosa-Chieti. Le unità impegnate incontrarono una tenace resistenza ma andarono avanti e potevano dirigersi verso Frosinone e quindi verso la capitale Roma. La “Nembo” entra in azione nella zona di Picinisco con brillanti risultati. Gli alleati lodarono le azioni del C.I.L, CHE FU DIROTTATO VERSO LA MAJELLA per rimpiazzare una divisione indiana sulla linea Paglieta-Crecchio ed altre forze alleate.
Da qui comincia la storia della “Nembo” nel fronte adriatico e a metà giugno la Divisione liberò l’Aquila insieme alla Brigata Maiella che già operava nella zona di Pizzoferrato. 
Gli alleati si dirigevano su tre direttrici di marcia; Lanciano-Giuliano, Guargiagrele-Chieti, e Pennadomo-Palombaro per aggirare la Maiella e avvicinarsi al fiume Pescara.
4 giugno. 
Liberazione di Roma, con gli alleati fece il proprio ingresso anche il gruppo di combattimento “Friuli” e reparti di carabinieri con compiti di polizia militare.
6 giugno. 
Sbarco alleati in Normandia. Il 10 giugno reparti della divisione “Nembo” del Gen. Morigi (comandante gruppo Folgore) entrarono per primi a Chieti sia dalla rotabile che proveniva da Ripa Teatina –Tollo-Miglianico che da quella che proveniva da Bucchianico-Guardiagrele. 
Erano paracadutisti della 38°Compagnia del tenente Cavallero- XIII Btg. del 184° Rgt paracadutisti, appartenenti alla II Brigata. 
La zona di Chieti era stata lasciata dal Comando del V Corpo d’armata inglese alle unità italiane che puntarono verso il nord seguendo la strada Chieti-Penne-Teramo-Ascoli, questa fu la linea offensiva della “Nembo” appoggiata da reparti di artiglieria. Continuò la sua marcia verso le Marche e l’Emilia. Ai primi di luglio la “Nembo” si preparava a liberare Filottrano e il comando alleato stava disponendo il passaggio di un gruppo della divisione alle dipendenze del comando della Divisione polacca “Kresowa” ma il comando italiano mantenne per sé il gruppo e si preparò all’assalto di Filottrano. Le forze della “Nembo” furono così schierate: 183° Rgt fanteria paracadutista, 184°Rgt paracadutista, 184°Rgt artiglieria. La 1^Brigata era così schierata: i Btg. bersaglieri con controcarri, 1 Btg. alpini “Piemonte” con controcarri, 1 Btg. bersaglieri di riserva, poi gruppi someggiati e motorizzati. Dopo aspri combattimenti il 13° Btg. paracadutisti (184° Rgt) lo stesso che liberò Chieti, fece il suo ingresso nella cittadina marchigiana. Nell’azione parteciparono carri armati tipo “Sherman” della divisione polacca le perdite delle truppe italiane furono di circa 120 tra morti e dispersi e circa 230 feriti, furono fatti circa quaranta prigionieri, un migliaio di morti da parte tedesca. Per questa battaglia, gli alleati emisero un bollettino di congratulazioni. Spingendosi in provincia d’Ancona, la “Nembo” con i marinai della “San Marco” e gli alpini, respinsero gli attacchi dei tedeschi ed occuparono Ostra Vetere. Un battaglione di paracadutisti entrava a Macerata e dovettero fermare la loro azione propulsiva per mancanza di mezzi di trasporto, alle operazioni che stavano producendo parteciparono cinque Btg. della “Nembo” con una forza di 5.000-5.500 uomini.

Fu liberata Urbino e i gruppi di combattimento “Friuli”, “Legnano”, “Folgore” e “Cremona” si spinsero ancora verso il Nord e liberarono molte città tra cui Ferrara e Bologna dove i bersaglieri e alpini del “Legnano” fecero il loro ingresso verso la metà di aprile. Nella metà d’agosto mentre il CIL avanzava verso il nord, la “Nembo” fu tenuta in riserva perché sostituita, per riposo momentaneamente, da una divisione polacca, dopo i provvedimenti alleati per i nuovi armamenti, il C.I.L. riprese, la sua offensiva contro la linea Gotica, fino al giorno dell’armistizio e quindi della pace restarono in linea insieme agli alleati. La linea Gotica fu l’ultimo baluardo difensivo tedesco prima di arrivare alla pianura Padana. 
Il contributo italiano alla liberazione di parte del proprio territorio fu in totale di circa 380 morti ed 880 feriti. Queste in breve le vicissitudini della Divisione “Nembo” che ha liberato Chieti e che era innestato nel Corpo di Liberazione Italiano già 1°Raggruppamento Motorizzato, che nel Regno del Sud, ha tenuto alta la fiaccola della riscossa nazionale. A settembre 1944 per una ristrutturazione è costituito un Gruppo di combattimento “Folgore” che, tra l’altra, accumuna il Rgt. paracadutisti “Nembo” battendosi valorosamente in alcuni cruenti scontri nel Bolognese(Tossignano e Grizzana). A marzo 1945 si formò con elementi del Rgt. una “Centuria Nembo” che partecipò ad una azione di lancio, detta “Operazione “Herring” nella notte del 20 aprile 1945 su forze tedesche che si addensavano nel Mantovano(Poggio Rusco).
Ma che fine ha fatto la “Nembo” dopo la fine della guerra? 
Dalla fine della guerra a dicembre 1948 il Rgt. “Nembo” viene trasformato in 183° Rgt. Fanteria “Nembo” della Divisione di fanteria “Folgore” sino al 1975. Poi è trasformato in Btg. e la 183° è aggregata alla Brigata “Gorizia”. 
Nel 1991 il 183° Btg. è sciolto e la bandiera di guerra assegnata al ricostituito 183°Btg. paracadutisti “Nembo” e trasferito da Gradisca a Pistoia e inquadrata nella BGT “Folgore”. 
Ad aprile 1993 il 183°Btg. viene ad assumere il rango di Rgt. e tale rimarrà nella sede di Pistoia. Parteciperà ad aprile 1993 ad operazioni in Somalia e un suo ufficiale è stato decorato con medaglia d’oro, al valore dell’Esercito. Partecipa in tutte le attività interessate nell’ambito della Bgt “Folgore”. La bandiera è insignita di decorazioni al Valor militare e al valore civile. 
Ha partecipato alla sfilata del 2 giugno 2006 a Roma.

Bibliografia:
-Italia drammatica. Volumi 1°-2° e 3°. Della Volpe Editore-Unione Editoriale-1965.
-Tutta la seconda Guerra Mondiale-Volume3°. Edito da Selezione dal Reader Digest, S.p.A. 1966.
-7 anni di guerra-Fotostoria.Volumi 2° e 3°. Ed.Ardita-Roma.
-Ministero della Difesa-Esercito

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