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Solare, legale e morale. Sono queste le tre prime parole che mi sono venute oggi alla mente non appena ho aperto gli occhi, in questa domenica nella quale ci svegliamo con un’ora in più da dedicare al riposo e nel quale avremo un’altra mezz’ora in meno da dedicare alla nostra vita privata intorno all’ora di pranzo. Oggi infatti, con il ritorno dell’ora solare, la partita inizia alle 14:30 anche se il dubbio che mi viene è se questa cosa valga anche a Chieti visto che qui ciò che è legale e coercitivo va in vigore sempre prima e vale sempre e comunque. A meno che non si abbia la tessera del tifoso: in quel caso l’ora solare sarà entrata in vigore un’ora prima. Peccato che non se ne sarà accorto nessuno. Questa premessa improvvisata mi serve per introdurre il tema di oggi che sta nei tre aggettivi citati all’inizio. Niente avviene per caso.

Oggi di solare, al contrario di quel che direste guardando il cielo, c’è molto ed è il fatto che le leggi, quando servono a qualcuno e non a tutti vengono fatte osservare in modo inflessibile, puntuale e senza deroghe. Altrettanto solare è che, quando si applica questo spirito, l’applicazione di ciò che dovrebbe essere uguale per tutti è assolutamente diseguale. Succede ogni giorno, ma succede ancora di più a Chieti dove, a guardare le misure di sicurezza al di fuori dello stadio “Guido Angelini” sembra che oggi sarà disputata una partita almeno di Serie B. La volevamo, ce l’hanno data, ma solo per i dovere e non per i diritti. Succede già da un paio di domeniche certo, ma ciò che ci sembrava già abnorme ed esagerato, oggi vi accorgerete che è diventato ancora più paradossale.

Nel corso della settimana infatti sono stati avviati altri lavori che hanno portato alla rimozione di alcuni cartelloni pubblicitari posizionati lungo viale Abruzzo. Caso ha voluto che su uno di quei cartelloni fosse destinato il nostro manifesto. La circostanza ci ha costretto a rimandare l’affissione, amplificando la sensazione che le nuove misure di sicurezza contengano qualcosa di nefasto per tutto quello che è genuino, tutto ciò che è passione, tutto quello che ci era sempre apparso come diritto naturale: sostenere la nostra squadra e prenderci il piacere di andare a vedere la partita senza che nessuno ce lo impedisse, nella convinzione che in questo non vi fosse nulla di male. E quando parlo di male non intendo solo contro la legge, ma anche di qualcosa di non morale. Ci eravamo sbagliati.

Non so cosa abbiano in mente ora, ma credo che vedremo presto la gabbia allargarsi fino ai bordi della strada. Un messaggio neppure troppo subliminale per dirci di stare alla larga dal nostro stadio, dal calcio fatto di manti d’erba, si sudore e fiato grosso, di maglie colorate degli stessi colori che adornano gli spalti e non imposti da contratti commerciali di qualsiasi genere. A proposito: per favore toglieteci le orribili maglie di quest’anno. Premesso e ribadito che mi andrebbe bene un Chieti vestito come Arlecchino che vincesse tutte le partite, abbiamo visto ormai che le maglie gialle utilizzate in trasferta non ci hanno portato particolare fortuna e quelle per le partite casalinghe non hanno abbastanza verde per i nostri gusti. A questo si somma il fondato sospetto che le divise utilizzate quest’anno non siano altro che avanzi dello sponsor tecnico Legea. Altrimenti non si spiega come il Chieti sia praticamente assente nel materiali divulgativo della società che produce abbigliamento tecnico sportivo per tutti gli sport in tutto il mondo.

Sarebbe divertente scoprire di chi erano lo scorso anno le maglie che oggi hanno sulle spalle Mucciante, i suoi compagni e tutto lo staff sportivo agli ordini di Vincenzo Vivarini. Anzi, visto che tra le squadre che la Legea dice di sponsorizzare c’è la Sangiovannese che oggi affrontiamo, potremmo chiedere lumi ai dirigenti della società toscana, anche perché dal Chieti riusciamo a sapere ben poco, in particolare per tutto quello che dovrebbe essere promozione. Nella nostra Città ciò che funziona benissimo è invece la dissuasione. E penso ancora a quelle gabbie, a quelle zone di “prefiltraggio” – a proposito: la lavatrice ha finito e devo tirare fuori i panni per stenderli… – e al fatto che è stato cancellato ogni diritto.

L’altro esempio è la questione biglietti. Impossibile farli nel corso della settimana per problemi al sistema informatico della Eurobet. Può capitare, anche se capita troppo spesso che il sistema sia insoddisfacente, ma piuttosto che diffondere messaggi incoraggianti, quale è il primo a trapelare? Se non si possono fare i biglietti, la partita sarà giocata a porte chiuse. Quindi, se non funziona, le colpe devono ricadere sempre sui tifosi. Questa situazione mi sembra davvero assurda ed è intollerabile che la Società non tuteli se stessa e i tifosi di fronte a un fatto del genere. Ma credo che la cosa ancora più incredibile sia il fatto che tutto questo avviene solo a Chieti in questa categoria. Non lo diciamo per sentito dire, ma perché ormai sono quattro le trasferte che abbiamo affrontato. Gabbie da zona di guerra, zone di prefiltraggio, biglietti nominativi… altrove non ve n’è traccia e qualcosa mi dice che troveremo la stessa situazione in molti – se non tutti – i campi nei quali andremo a fare visita. Tralasciando ogni forma di vittimismo – perché solo a noi? – pongo ora la questione in termini diversi, chiamiamoli civili.

Perché certi obblighi sono stati imposti solo al Chieti e a Chieti? Ricordo che, all’atto dell’iscrizione la Lega tenne in purgatorio una società perfettamente in ordine con i conti – mentre 21 squadre di Lega Pro sparivano per problemi finanziari e di bilancio – perché lo stadio non era dotato delle misure di sicurezza richieste. E visto che avevano verificato che le casse della società di Walter Bellìa erano in ordine, hanno pensato bene di obbligarla a pagare 9mila euro per inoltrare ricorso e ribadire che nella documentazione già inoltrata in precedenza c’erano tutte le assicurazioni del caso, compresi i capitolati del Comune per l’appalto dei lavori. Quindi la differenza non l’hanno fatta i documenti, ma i soldi. Mi piacerebbe ora sapere se tutto questo è stato applicato a Villacidro, a Celano, a Bellaria e infine a Portomaggiore. Solo per citare i campi che i tifosi del Chieti hanno visto senza pensare a quello che troveremo in posti come Noceto, Gavorrano, Poggibonsi, solo per citare i nomi meno noti senza dimenticare San Giovanni Val d’Arno.

Anche questo potremmo chiedere oggi ai dirigenti della Sangiovannese che si prepara ad essere penalizzata da 1 a 4 punti per inadempienze verso i propri tesserati. Altri problemi certo, ma immagino che a Chieti la Guardia di Finanza avrebbe arrestato tutta la dirigenza nella notte con un’operazione spettacolare e chiesto il 740 ai tifosi. Cosa assai facile visto che di noi hanno i numeri di documento e quelli del codice fiscale. La Eurobet sarebbe felice di dare tutti i dati, sempre se gli funzionano i computer. In caso contrario sarà la polizia postale a scattare perché tra la frangia più estrema ci sarà sicuramente annidato un qualche hacker responsabile di questo black-out informatico. Per stanarlo, stanno pensando a un controllo chimico ed elettronico di tutti da attuare attraverso un costosissimo macchinario da installare nelle zone di prefiltraggio. Naturalmente a carico della società e del Comune di Chieti.

E veniamo al denaro. Vile fin quanto vi pare, ma mai quanto chi ha imposto di spendere centinaia di migliaia di euro che potevano servire a ben altro. E lo puntualizzo di nuovo: non parlo da tifoso, pensando a altri giocatori che con quei soldi potevano essere ingaggiati, ma da cittadino. Penso a quelle centinaia di migliaia di euro che il Comune di Chieti poteva dedicare alla Città a cominciare da quei servizi sociali che gli enti locali sono costretti a ridurre sempre di più per colpa dei tagli attuati dal governo centrale. Penso anche a tutte quelle società che sono fallite artificiosamente per far arricchire qualcuno e lasciare all’asciutto chi poteva vantare crediti nei loro confronti, dai giocatori ai fornitori. Per non parlare dell’umiliazione subita dai rispettivi tifosi, una cosa che noi conosciamo molto bene. E penso dunque che tutto questo è profondamente incivile, ma soprattutto immorale perché le regole assurde del pallone valgono solo a Chieti e perché i cittadini che del calcio non vogliono saperne subiranno lo sforzo delle casse comunali sulla loro pelle. Sarà Chieti tutta a pagare perché il calcio possa ancora esistere. Penso anche che, fatti i conti di tutto quello che negli ultimi anni è stato speso per ammodernare il “Guido Angelini”, con quei soldi si poteva costruire un nuovo stadio o trasformare radicalmente quello attuale secondo il desiderio dei tifosi eliminando la pista di atletica e avvicinando il pubblico al terreno di gioco. Invece noi cittadini abbiamo speso una montagna di soldi e noi tifosi ci troviamo in gabbia, ostaggio di regole che contengono due profonde ingiustizie per le quali nessuno ha mosso finora obiezioni.

Ora però le voglio porre io e non in modo preventivo, ma sulla base dell’esperienza di questo primo scorcio di campionato nei quali chi segue il Chieti ha visto cancellato praticamente tutto, dai proprio elementari diritti – ricordate la diretta web ad esempio? – fino alle proprie abitudini, costretto a fare la fila ai punti vendita, ad “ammuttellarci” nel pranzo della domenica per non rischiare di entrare a partita già iniziata, a compiere poi percorsi vita – sarebbe meglio dire “morte”, viste le distanze alle quali hanno obbligato anche persone anziane – per raggiungere gli ingressi, a essere scrutati e perquisiti come dei pregiudicati e infine a dover sopprimere del tutto il proprio diritto di espressione sancito dall’articolo 21 della Costituzione con la minaccia che uno striscione o semplicemente un coro di opinione provochino una sanzione pecuniaria per la società e una squalifica per il campo. Si badi bene: si può dire che la mamma di NicolaFabioGraziano ha un passato professionale sui marciapiedi, ma non che il ministro Maroni è un bugiardo quando dice che la tessera del tifoso ha diminuito la violenza degli stadi e ha aumentato il pubblico. Al proposito, si veda questo interessante servizio (

) andato in onda su “Striscia la Notizia” ieri sera. Si commenta da solo. Questo lo dobbiamo invitare a Chieti e fargli vedere cosa sta succedendo. Alla fine una riflessione: e tutto questo lo dobbiamo anche pagare? Sbagliato: lo abbiamo già pagato. E anche questo è solare, legale e… morale. Forza Chieti!

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