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servizio di Franco Zappacosta

Alle cinque del pomeriggio di domenica 15 settembre 2019, eravamo allo stadio "San Filippo" di Monte San Giusto, abbiamo pensato che il Chieti sarebbe stato protagonista di una grande stagione. O almeno che avrebbe disputato un campionato tranquillo, conquistando la permanenza in Serie D senza problemi. Il Chieti quel giorno aveva sconfitto nettamente (1-3) l'Atletico Porto Sant'Elpidio. Il clamoroso successo esterno giunto dopo due derby giocati benissimo (pareggio a Vasto e vittoria "in casa" contro il Pineto) accese speranze e qualche sogno... proibito.

Dopo cosa è accaduto, Grandoni?
"Bella domanda. Devo ripetere i concetti espressi allora. E cioè che era semplicemente impensabile poter mantenere quel ritmo. Fu una partenza incredibile, sette punti nei primi tre turni, non poteva durare. Me ne rendevo conto io e lo prevedevano anche i più avvertiti addetti ai lavori. Troppe problematiche ostacolavano il nostro cammino, specie considerando la mancanza di strutture. Molti purtroppo pensarono che risultati tanto brillanti conseguiti in avvio potessero diventare la normalità, ma non era così. Nell'ambiente si creò qualche illusione di troppo che non sono, non siamo riusciti a gestire e il ritorno alla realtà, dopo, ha causato difficoltà, scompensi. Il nostro obiettivo era la salvezza e persino la strada verso quel traguardo non sarebbe stata facile. L'ho sempre detto, non l'ho mai nascosto".

Le peregrinazioni per trovare un campo dove allenarsi e l'inagibilita del proprio stadio quale peso hanno avuto?
"Non l'abbiamo pagata sul piano fisico o tecnico ma quella situazione assurda ci ha tolto energie mentali, le ha prosciugate. Immagina dover chiedersi quasi ogni sera: domani dove andiamo ad allenarci? Sia ben chiaro, la società ha fatto sforzi enormi per limitare i disagi, per trovare le migliori soluzioni ogni settimana, ma il senso di precarietà era sempre lì a svuotarci. Aggiungete il problema di non poter disporre del nostro stadio e avrete chiaro il quadro. Per carità, non finirò mai di ringraziare i nostri tifosi che hanno sempre sostenuto la squadra con una passione incredibile, sono stati presenti in ogni partita. Ma è tutt'altra cosa giocare in casa propria, già l'arrivo in un impianto come l'Angelini ti dà una carica speciale e viceversa mette il tuo avversario in una condizione psicologica diversa. Tutto questo si chiama fattore-campo e noi non abbiamo mai potuto sfruttarlo. Senza contare il danno economico subito dalla società".

Ritiene di aver commesso errori? C'è qualcosa che ha fatto e non rifarebbe?
"Ogni lavoro, ogni attività svolta, col senno di poi ti pone davanti a queste domande. Cosa, dove, con chi e perché ho sbagliato? Sicuramente ho fatto errori ma sul momento pensi sempre che stai prendendo la decisione giusta e che non c'è altra scelta da compiere. Poi col passare del tempo comprendi che una strada diversa esisteva ed era migliore dell'altra. Così ora sono persuaso che avrei dovuto affrontare in modo differente certe situazioni. Non mi riferisco a contesti di carattere tecnico".

Molti arbitraggi sono sembrati poco equi nei confronti del Chieti.
"Queste sono discussioni che ci sono sempre state e che sempre ci saranno nel calcio. Anche adesso in tempo di Var, figuriamoci. È un problema culturale nel senso che non si accetta l'errore umano e l'arbitro è un uomo, può sbagliare. Per formazione mentale, io difficilmente ne discuto. Oddio per restare ad una delle partite più vicine nel tempo, disputate prima dell'interruzione, forse c'era un bel rigore ai danni di Traini contro il Giulianova".

L'esonero se lo aspettava o è stato una sorpresa?
"Quando ho intrapreso questo lavoro sapevo perfettamente che tanto una chiamata quanto un licenziamento fanno parte del gioco. Personalmente avrei rivisto la tempistica della scelta perché a novembre inoltrato eravamo ormai alla vigilia della sessione invernale di mercato e magari con qualche aggiustamento avrei potuto ottenere un'inversione di marcia. Ma con la proprietà e la società ho mantenuto ottimi rapporti, ci tengo a sottolinearlo. La decisione l'ho accettata se non con serenità con molta tranquillità. Pensa: il giorno dopo ero con mia moglie a far colazione in un bar del centro e ho percepito l'affetto e la stima di tante persone. Ho pensato che la città dopo avermi accolto bene continuava a fidarsi di me. È stata una constatazione molto importante".

Torna dopo Di Meo e trova un gruppo totalmente diverso. È stato come dover ricominciare tutto daccapo.
"Squadra nuova e non sempre cambiare significa migliorare. Sono sorti problemi inevitabili acuiti dall'indisponibilita' di Brugaletta e di Milizia, entrambi infortunati. Due calciatori che ci avevano dato molto".

Non abbiamo mai capito che senso abbia avuto privarsi di due elementi del valore di Andrea Venneri e Federico Mazzolli.
"Nomi è sempre meglio non farne e perciò non rispondo. Dico solo che di fronte ai due che mi hai citato sfondi una porta aperta, sono stato io a volerli".

-Quindi è inutile chiedere chi ha deluso, quale giocatore ha avuto un rendimento inferiore alle attese.
"Discorsi da evitare. Dopo tutto il campionato mica è terminato".

Appunto. Quali sono le prospettive?
"Bisogna vedere se sarà posta la parola fine a questa stagione e quali saranno i verdetti conseguenti. Certo è che se ci sono difficoltà per la ripresa in serie A figuriamoci nel settore Dilettanti. Io sono sempre in contatto con il dottor Trevisan, con il presidente Mergiotti e con il direttore Masciangelo. Ci sentiamo con una certa frequenza e in un incontro recente con la proprietà ho ascoltato cose per me molto piacevoli. L'intesa sul piano umano è grande e le attribuisco un enorme valore. Ci sentiremo dopo aver preso atto delle decisioni finali del consiglio federale. La volontà di proseguire il discorso, facendo tesoro degli errori commessi quest'anno, è reciproca. Da parte mia la porta non è aperta ma spalancata".

Su Instagram è però comparsa una sua dichiarazione che sa molto di addio al Chieti.
"Un grosso equivoco. La mia frase è stata riportata priva delle ultime due parole, là dove salutavo con un "a presto". Senza quelle, il significato è stato completamente alterato. È andata così. Un tifoso mi ha spedito una bella foto della curva Volpi aggiungendovi ringraziamenti nei miei confronti. Io ho postato i miei di ringraziamenti concludendo con un " a presto". La mutilazione della frase ha creato il malinteso. L'ho detto: io resterei qui molto volentieri, non mi piacciono i lavori lasciati a metà. Vorrei proseguire quello iniziato a Chieti, correggendo alcune cose. Chieti è una piazza che mi piace, ammiro soprattutto la passione che si respira attorno alla squadra e mi stimola la fiducia che mi circonda. Soprattutto fuori dal calcio ho conosciuto tante persone vere, vi sono invece addetti ai lavori che vantano competenze e dicono di amare i colori neroverdi mentre non fanno altro che infangarli".


Alessandro Grandoni continua ad abitare a Chieti con la signora Michela ("ternana autentica come me"). Ha preferito fermarsi pur potendo tornare a Terni dove ha la residenza anche perché potrebbe scattare una nuova chiamata alle armi, non si sa mai. Ma la scelta è stata dettata soprattutto dal fatto che la figlia frequenta il Liceo statale "Isabella Gonzaga" indirizzo scienze umane. "L'anno prossimo avrà l'esame di stato e vorrei che lo sostenesse a Chieti". Insomma papà e figlia hanno tutto l'interesse a vivere un altro anno sul Colle...

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