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Ci lascia un altro pezzo di storia neroverde: la notte scorsa è venuto a mancare Claudio Carboncini, eroe di tante polverose battaglie alla Civitella dall’alto delle oltre cento presenze in maglia teatina.
I funerali si svolgeranno domani presso la chiesa di Santa Caterina a Pescara.
Per ricordarlo degnamente riproponiamo l’intervista realizzata con lui qualche mese fa dal nostro Franco Zappacosta.

Giungano alla famiglia Carboncini le più sentite condoglianza da parte di tutta la redazione di TifoChieti.

 

 

Capitani coraggiosi, quelli in maglia neroverde. Per esempio Claudio Carboncini che ha collezionato oltre 100 partite con il Chieti per buona parte dei favolosi Anni 60. Prestato all'Aquila nell'estate del '63 fu tra i protagonisti, nelle vesti di ex assieme a Bellagamba e Pesce, del famoso derby del 12 aprile 1964 conclusosi con l'invasione di campo alla Civitella. L'anno dopo tornò al Chieti disputando altri eccellenti campionati fino al 1967-68. Serietà, professionalità, coerenza (maglia da onorare sempre al di là dei sentimenti che un calciatore può avere nel cuore), forza fisica, velocità e grande temperamento. Un vero atleta. Del resto insieme con le sorelle Claudio ha praticato a lungo atletica leggera con apprezzabili risultati. "Il giornalista Vanni Loriga in un articolo sul Corriere dello Sport ci definì la famiglia 100 metri...".

Primogenito di sei figli, dopo di lui sono arrivati Gianna, Nada, Sandro, Wanda e Laura. Gianna ha vinto i 100 e 200 nell'edizione del 1964 degli Assoluti di atletica leggera, Claudio ha al suo attivo un sesto posto nei medesimi campionati. "E quattro giorni dopo partii per i campionati mondiali militari di atletica che si svolsero in Spagna a La Coruna, gare in notturna davanti a 80.000 spettatori". Nada è stata una forte staffettista.

Claudio è nato a Lagosta il 18 ottobre 1940, oggi isolotto appartenente alla Croazia, ma allora territorio italiano. "Mio padre Mario era di Trieste, dipendente della Rigoni, industria ittica - sarde sotto sale - che aveva uno stabilimento da quelle parti. Perciò papà e mamma Vincenza vi si erano stabiliti. In seguito l'azienda avviò un'attività simile a Pescara in via Balilla e la famiglia si trasferì nella sponda opposta dell'Adriatico. Mio padre poi cambiò passando a lavorare per il caffè Saquella".

Carboncini ha iniziato con il calcio a Chieti Scalo. "Mi ci portò Tanino La Porta che lavorava per la società, allenatore era Ermete Novelli. Dal Chieti Scalo sono passato al Chieti all'inizio del '60. Una stagione in prestito all'Aquila, il resto sempre in maglia neroverde. È stata la squadra nella quale ho giocato più a lungo e a più alto livello, ne sono stato il capitano. perciò mi sento legato a questi colori". Conclusione della carriera? "A Luco dei Marsi e infine a Città Sant'Angelo nel periodo d'oro della presidenza di Leonardo Petruzzi. Il professore mi avrebbe voluto anche responsabile della palestra dove i pazienti svolgono attività fisica terapeutica. Dissi di no perché già insegnavo a Popoli". Claudio infatti è diplomato Isef ed è stato per molti anni professore di educazione fisica nelle scuole di Pescara e provincia". Problemi a un ginocchio ne hanno tormentatato gli ultimi anni di pallone. "Operato a Bologna, menisco del quale mi ero accorto solo io perché dalle radiografie risultava una situazione normale. Si convinsero, alla fine 12 punti laterali e una domanda degli ortopedici: come hai fatto a giocare in queste condizioni?". Forza fisica, caparbietà e naturalmente grande rapidità di corsa non gli sono mai mancate.

Anni fa non venne invitato alla festa organizzata per un anniversario neroverde, presenti molti ex giocatori, e la gaffe suscitò amarezza in Claudio che ci confessò: "Qualcuno ha ignorato che per alcune stagioni nel Chieti ho portato anche la fascia al braccio, e credo con onore...".

Ma no, caro Claudio, nessuno ha dimenticato che sei stato un grande neroverde.

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