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Nelle nostre rubriche non abbiamo mai dimenticato le feste Natalizie e Pasquali che ci toccano da vicino sia come appartenenti alla Cristianità che al popolo teatino. Abbiamo già commentato diverse volte  l’avvenimento  che più ci avvicina e che si riferisce alla processione del venerdì santo.

Vorrei ritornare con la memoria ed il pensiero al periodo 1949 quando si era in pieno dopoguerra e con le speranze della nuova generazione di superare le conseguenze della guerra, terminata nel 1945.

Probabilmente si può pensare che si sta facendo confusione tra sacro e profano. Ma vorrei cercare di descrivere come ricordare a distanza di pochissimo la fine delle ostilità e affrontare un dopoguerra dopo tutte le rovine subite morali e materiali del nostro paese. Però per noi giovani era molto importante seguire tutti gli avvenimenti, specie quelli nella nostra città.

Dopo il 10 giugno il popolo teatino cercava di ritrovare se stesso e il 19 e 20 luglio 1944  il complesso artistico “amici del teatro” presentava una rivista musicale  “Se la terra non ci fosse” ed altri complessi poi scesero anche loro in “campo” con sogni artistici ed adattamenti per riscattarsi da un sogno nefasto della guerra in casa. Non possiamo dimenticare quando durante l’occupazione tedesca, anche a Pasqua, dopo la messa, all’uscita aspettavano alcuni camion tedeschi che prelevano elementi giovani da portare al fronte. Dovevano lavorare per le loro fortificazioni.

Uno sguardo alla Pasqua del 1944, perché si presentava senza la processione che solitamente si celebrava. Solo cerimonie all’interno delle chiese. Si mangiava poco e, come già scritto, alimentando il mercato nero. I dolci erano una chimera solo chi si procurava della farina e zucchero, poteva  confezionare  qualche fiatone, credo ora scomparso, composto  da formaggio fresco mischiato a  uova, cannella. Oppure come prima un timballo con ingredienti tipo formaggi, salame, uova sode, sugo, ricoperto con  pasta lavorata a mano. Però c’era in commercio del cioccolato fondente a pezzi, questo lo ricordo, della Zaini. Bisognava avere, infatti, la pasta per questi dolci casarecci che andavano sempre al forno più vicino. Cavalli con l’uovo e quattro gambe che sembrava un elefante, oppure la bambola o pupa sempre con l’uovo sodo oppure un cuore con farina e  mandorle.

Siamo comunque negli anni 1949 e la processione si avvicina. Io e alcuni compagni di scuola, Mantini e Perinelli avevamo parlato di andare a far parte del coro per cantare il “Miserere”. Andammo a casa del primo, il quale era un ballerino provetto di tip e tap. Infatti, aveva partecipato alle recite straordinarie dello spettacolo al Teatro Marrucino degli “amici del teatro” e nel contempo ci spiegò che il suo hobby di ballerino rifletteva la sua ammirazione al famoso Fred Astaire che quell’anno aveva preso un Oscar speciale per il suo contributo musicale. I suoi successi con il partner Ginger Rogers si esplicò con il farci ascoltare alcuni brani di un disco, avuto non si sa come.

La cosa ci fece piacere però solo per breve tempo, inquantochè eravamo lì a casa sua per cercare di intonare qualcosa per poter far parte dei cantori alla processione.

A dir il vero i due miei amici erano molto al corrente di quello che si doveva fare e cantare, perché avevano alcuni conoscenti che facevano parte del coro e quindi avevano informato accuratamente i miei due amici. Siamo stati diversi giorni insieme pensando solo alle rime e alle parole intonate che dovevamo saper controllare. Non avevamo voce da tenore ma qualcosa usciva dalla nostra ugola che ben controllata poteva dare risultati positivi. Arrivato il momento delle prove generali alla cattedrale. Eravamo molto emozionati e qualche nostra esclusione non poteva essere desiderata. Ma devo dire che ci eravamo preparati bene perché nelle prove generali c’era una severità, a mio parere, anche giustificata. Anche adesso penso che la nostra prima uscita canora l’attesa per le prime note era molto sentita da noi.

L’inizio del “Miserere” ci attanagliava il cuore, sentivi qualcosa che veniva su dal basso e ti rendeva come un uomo preso dall’estasi. Per me tutto era sublime. Ci sono dei momenti nella vita che ti possono comunicare il senso dello spirito e dell’anima. Anche adesso a distanza di anni, ringrazio sempre i miei due amici e compagni di scuola per aver contribuito a rendermi felice. Cosa abbastanza difficile, specie se pensiamo al tempo contemporaneo di questi anni.

Poi le prove con il “miserere” sono state fondamentali. Non ricordo se dalla mia gola fosse uscito qualche suono, insieme alla musica formata da strumenti a corda come violini o contrabbassi della parte musicale. Poi non parliamo dei nostri preparativi per il vestito scuro con cravatta a farfalla e poi il procurarsi il baschetto nero, l’emozione ancora quando ci siamo presentati. Però la scalinata che ci portava nella cattedrale di S.Giustino, ci sembrava che non finisse mai. Per noi era un piccolo esame.

Però passata la prima emozione si cantava con fede e con passione e mi sentivo un vero teatino mi sentivo rappresentante della mia città. Il percorso allora era differente da quello degli altri anni.

Per esempio allora i tripodi non c’erano.

Le fasi della vita mi hanno portato lontano da Chieti ma rimango sempre un cittadino teatino e ogni tanto do uno sguardo al libro-volume della EDICOLAeditrice-Chieti di Teresio Cocco-Gerardo Di Cola-Stefania Cocco.  Il Venerdì Santo a Chieti-L’Antica processione raccontata da vecchie immagini. 2009.

Il mio saluto al popolo Teatino, al mio rione Via Valignani, D’Aragona, Pietragrossa. Alla società Chieti calcio e a tutti i giocatori, dirigenti e a tutti coloro che si sono prestati per la squadra di calcio per la sua promozione in Serie D. Le loro gesta sono sempre descritte nelle apposite rubriche che il sito ha per tutti quelli che hanno l’amore per la città e la squadra.

LICIO ESPOSITO