“Perché un Settore Giovanile di proprietà?”

-Parte prima: la risorsa umana-

Ripartiamo dai bambini, ma mettiamolo subito in chiaro: ripartiamo da loro come risorsa umana, non come risorsa economica.

Viviamo in una città con sette Scuole Calcio (e chi ne mastica qualcosa sa che sono tante, forse troppe) e nessuna di queste porta il nome di Chieti Calcio. Sebbene ultimamente siano state diverse le società che si sono avvicendate come riferimento della prima squadra cittadina (dal 2000 in poi, nell’ordine: Gloria Chieti, River ’65, Teate 2008), non abbiamo mai avuto una Scuola Calcio di proprietà della Chieti Calcio 1922 prima, ASD ora.

Scendendo nel “tecnico”, ma quanto basta, proverò a spiegarvi cosa significherebbe averne una, per il bene della nostra Città e della Nostra squadra del cuore.

 

È innanzi tutto importante comprendere che quello che comunemente chiamiamo “Settore Giovanile” di una squadra, vede in realtà la presenza di due parti che, in quanto a gestione economica, tecnica ed organizzativa percorrono due strade un po’ diverse: la Scuola Calcio e il Settore Giovanile agonistico.

-La scuola calcio è quella parte della società che si occupa della fascia di età 5-12 anni, ovvero della fase non agonistica, prettamente di formazione e ludica. Vive, o quanto meno dovrebbe vivere se ben gestita, di un’attività economica di sostentamento propria, in quanto i genitori pagano la quota di iscrizione annuale dei figli (media cittadina di 300 Euro annui). Solitamente c’è un responsabile di questa attività di base e a scendere i vari istruttori. Il quadro dirigenziale il più delle volte è completato da genitori o personaggi che per passione si prestano a mansioni di supporto.

-Il Settore Giovanile agonistico invece si occupa delle formazioni “Giovanissimi”, “Allievi” e “Juniores (a seconda poi del campionato in cui milita la prima squadra, se professionistico o meno, può prendere rispettivamente nome di Berretti o Juniores), fasce di età 13-18/20 anni. A differenza della scuola calcio non ci sono quote di iscrizione e quindi non ci sono ricavi apparenti, lo staff può risultare più ampio, la selezione prevale sulla quantità e il risultato inizia davvero a contare.

 

Cosa vuol dire dunque ripartire dai bambini?

Prima di tutto vuol dire formare una nuova famiglia. Per esperienza posso affermare che non c’è appartenenza più forte di quella che sente un bambino verso la squadra con cui gioca. La difende sempre, quando parla con gli amichetti ne sottolinea solo gli aspetti positivi e soprattutto inizia ad usare un pronome fino ad allora sconosciuto: “NOI”. Noi abbiamo vinto, noi abbiamo il campo più bello, noi abbiamo il mister migliore. È un NOI pieno di appartenenza a qualcosa da cui difficilmente potrà essere separato. Non male per bambini auto referenziali e pieni di “io e mio”.

Avere una scuola calcio quindi vuol dire prima di tutto avere 60-80-100 bambini pronti a difendere i propri colori. Potremmo già mettere un punto e dire che ci basta e ci avanza così. Ma scaviamo più a fondo.

Uno degli effetti principali è quello del Merchandising indiretto. I bambini vanno a scuola, fanno ginnastica e giocano con il materiale tecnico che gli è stato dato dalla società. Ne vanno fieri e non perdono occasione di mostrarlo in classe! Vanno in giro con la tuta di rappresentanza dentro e fuori la città.

Ha lo stesso potere di una pubblicità che passa in tv sull’apertura di un nuovo Store punto vendita; anzi a mio parere anche di più…

Si sfidano altre realtà sempre e soltanto rappresentando la Chieti Calcio con i colori nero-verde. Perché no, magari attirando bambini di paesi limitrofi che vogliono iniziare a far parte di questa nuova famiglia.

Si crea finalmente un movimento, dove ad ogni piccola azione migliorativa la crescita è esponenziale, dove basta aggiungere un po’ per ottenere tanto: perché il motore è la passione di questi piccolini.

Portare i bambini della propria scuola calcio a vedere le partite in casa vuol dire portare anche qualche genitore, riavvicinare qualche vecchio tifoso e conquistarne di nuovi.

Non è utopia, non è fantascienza. È ciò che già accade su scala minore ai bambini delle scuole calcio della città nei confronti delle loro prime squadre. Chiedere per credere.

E poi crescono, i valori che hanno appreso da piccoli se li porteranno dietro per un bel po’, se non per sempre.

E vedere ragazzi più attaccati alla propria città che si muovono per il bene della stessa sarebbe il sogno di tutti noi.

Perché non provare?

Ripartiamo da loro!

La settimana prossima entreremo nel cuore del discorso, che forse più interessa e pone domande sull’argomento: che costo ha tutto ciò?

A mercoledì prossimo per “Parte seconda: l’investimento tra costi e ricavi”.

Forza Chieti!

 

Campanilista Teatino

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