20 Gen Noi onoriamo la Curva Volpi e Michael Luciani, fatevene una ragione
Sbatti i mostri in prima pagina. Ma che cosa ti fa un colpo di vento della verità? Ti rimanda addosso, avvolgendoti e avvinghiandoti, quel fogliaccio che tu stesso hai confezionato e aperto di fronte a tutti come un lenzuolo, con gaglioffa fierezza: eccoli i mostri, sono sempre loro, sono quelli di Chieti. Per taluni esiste la macchina del fango, in Abruzzo esiste invece la macchina della stampa, quella che sputa inchiostro a fiotti per macchiare la carta e distruggere a carattere cubitali un popolo, un nome e i simboli che la identificano e la onorano, nello sport come nel sociale.
Ci hanno provato anche stavolta, servendosi sempre della stessa mano utilizzata stavolta come quella di un elettricista in grado di individuare un ignominioso “cortocircuito istituzionale”. Tutti, ma proprio tutti i media gli sono andati dietro fermandosi ad una superficialità disarmante, senza sapere di chi si parlasse, che cosa avessero fatto davvero e soprattutto senza chiedere a chi di dovere. E allora gliel’ha cantate uno che, a guardargli il nome, sembra nato per quello: Passacantando di cognome e Antonello di nome, di carica fa il presidente del CONI ed è colui che rappresenta l’istituzione ad avere colpevolmente premiato la Curva Volpi ospitando ben quattro individui destinatari di DASPO. Ecco di seguito la sua nota in risposta al racconto dei giornali:
In merito al grande clamore mediatico sollevato da un recente articolo apparso su un quotidiano locale, ritengo doveroso offrire alcuni chiarimenti, nella convinzione che un’informazione corretta e misurata sia patrimonio di tutti.
Il riconoscimento conferito nel corso della premiazione aveva un valore esclusivamente simbolico e umano. È stato assegnato nel ricordo di un giovane prematuramente scomparso, come segno di vicinanza alla sua famiglia e alla comunità di appartenenza. La targa destinata alla Curva Volpi della Chieti Calcio, inoltre, è stata attribuita alla tifoseria nel suo insieme, e non ai singoli componenti, per l’attaccamento alla società sportiva e per l’impegno sociale e solidale più volte dimostrato nel tempo.
I rappresentanti della Curva sono stati invitati in quanto tali; non vi era alcuna conoscenza preventiva sull’identità di chi avrebbe materialmente ritirato il riconoscimento. Tutto si è svolto in assoluta buona fede, con l’unico intento di valorizzare un gesto di inclusione e memoria.
Dispiace constatare come una cerimonia sportiva, nata con finalità positive, sia stata trasformata in una narrazione che rischia di generare confusione e stigma. Un titolo generalizzante e una foto di gruppo possono esporre persone che nulla hanno a che vedere con determinati provvedimenti, mentre allo stesso tempo riducono altre a una semplice etichetta, senza alcun approfondimento umano o sociale.
Va ricordato, inoltre, che le stesse realtà oggi raccontate in modo parziale sono protagoniste, da anni, di iniziative solidali concrete: visite ai bambini in ospedale, raccolte di beni per i più bisognosi, gesti silenziosi che raramente trovano spazio sulle cronache.
Il CONI Abruzzo ribadisce il proprio impegno a favore dei valori educativi, sociali e inclusivi dello sport e auspica che il dibattito pubblico possa recuperare misura, equilibrio e responsabilità, nel rispetto delle persone e della verità dei fatti.
Lo sport unisce, non divide. Anche nel racconto che se ne fa.
Era bastato il colpo di tamburo di un media e l’altro a fargli eco per scatenare un furibondo copia e incolla a livello nazionale che ha stravolto la realtà e, solo in un caso, si è fermato per accogliere davvero il beneficio di riportare ciò che Passacantando ha scritto. Chi ha compiuto scientemente questo scempio invece, oltre a continuare a nascondere ed omettere il valore umano di quel premio, ha solo fatto finta di accogliere la replica del presidente del CONI Abruzzo, perché mettergli in bocca un “non sapevamo chi avrebbe ritirato la targa” significa dargli del fesso e dell’incauto. Dopo il danno, la beffa e la ripetizione, in altra forma e con altro destinatario, di “stigma e confusione” contro chi, difendendo legittimamente le proprie scelte, ha osato contraddire un racconto dettato non da un’attenta verifica giornalistica, ma da un distratto e astioso preconcetto che ben conosciamo. A costoro diciamo: noi onoriamo la Curva Volpi e Michael Luciani. Lo gridiamo e lo grideremo ancora.