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Categoria: Le interviste
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Con i 3 gol segnati al Silvi è diventato capocannoniere insieme a Soria del Val di Sangro ed è uno dei leader del Chieti F.C., se non altro per l’età e perché, quando D’Addazio è fuori dal terreno di gioco, la fascia di capitano la prende lui. È Fabio Lalli, punta di diamante del trio della meraviglie, insieme a Carosone e Catalli, della compagine neroverde capace di segnare 37 reti in 10 partite. «Non è importante», dice subito riferendosi al primato tra i bomber del girone, e ci si potrebbe credere perché questo non è il tipico attaccante egoista, ma un autentico uomo squadra, anche senza il pallone tra i piedi.

Dopo due giornate di semi-appannamento, stavolta avete dominato dall’inizio alla fine macinando una quantità impressionante di palloni. È cambiato qualcosa nella vostra mente dopo il pareggio di Raiano o no?

«Un po’ sì. All’inizio le cose sono state più facili, poi è arrivato un mesetto nel quale invece sono diventate più difficili, anche per l’atteggiamento degli avversari che comunque tendono a chiudersi. Oggi il Silvi ci ha permesso di giocare. Però è vero che il nostro atteggiamento è un po’ cambiato. Ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti: per vincere le partite non basta essere più forti degli altri, bisogna dimostrarlo, correre e impegnarsi».

Avete comunque vinto contro la seconda difesa del campionato e, oltre ai 6 gol, collezionato moltissime altre occasioni

«Sì, abbiamo affrontato una squadra che finora aveva subito molto poco e abbiamo costruito almeno 15 nitide palle gol».

E poi avete provato a far segnare Catalli in tutti i modi…

«Sì, un novellino! (sorride). Tra noi attaccanti ci aiutiamo sempre. Penso che sia una cosa positiva: non siamo egoisti, che pensano ognuno a se stesso e poi credo che, se alla fine della partita tutti gli attaccanti hanno segnato, siamo tutti più contenti».

Al di là del legame tecnico e tattico in campo, si vede tra di voi anche un legame umano…

«Sì, e questa è una cosa importantissima. Nonostante ci siamo conosciuti quest’anno, si è creato subito affiatamento e c’è stato un avvicinamento umano da parte di tutti. È stato bravo anche il mister a volere persone con un profilo molto simile: siamo tutti molto pacati e altruisti, tra di noi non ci sono primedonne vogliose di emergere. Tra l’altro, io sono il più grande dopo D’Addazio e vedo che tra questi ragazzi non c’è nessuno che mette se stesso prima della squadra».

Quale è la squadra più ostica che avete incontrato fino ad ora?

«Nessuna in particolare. In realtà siamo stati noi a far apparire ostiche squadre che in realtà non lo erano, perché non le abbiamo affrontate con il piglio giusto. Se giochiamo con il giusto atteggiamento, abbiamo dimostrato che non ce n’è per nessuno; se invece non lo facciamo, diventa ostica anche l’ultima in classifica».

Questa squadra, o inizia dominando o fatica un po’ prima di carburare. Non è che avere un po’ più di pubblico vi aiuterebbe a farvi entrare in partita un po’ più concentrati e arrabbiati?

«Può essere. Il pubblico in più potrebbe darci una spinta maggiore, ma è pur vero che ci sono gli avversari e nei primi minuti tentano sempre di sorprenderci e di dare tutto anche perché tutti vogliono fare bella figura in uno stadio e contro una società del genere. Noi ce lo ricordiamo spesso all’interno dello spogliatoio: i primi 10 minuti sono sempre i più difficili perché gli altri vogliono dimostrare di essere al nostro livello».

Lo Spoltore oggi ha vinto di nuovo e lo scontro con questa squadra che sembra l’unica a potervi contrastare si avvicina sempre di più. Ci pensate o pensate solo a voi stessi?

«Noi ci siamo proposti di pensare solo a noi stessi e semplicemente a fare più punti possibile senza guardare agli altri, anche perché abbiamo capito che siamo noi gli artefici del nostro destino. Non stiamo facendo calcoli basandoci su Spoltore, Sulmonese o Val di Sangro. Sono tutte ottime squadre, ma sappiamo che, se noi siamo concentrati e determinati, sarà dura per loro metterci i bastoni tra le ruote».