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Categoria: Il Chieti a casa di
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AMITERNINA (SCOPPITO)

Coordinate GPS: 45.465454 N – 9.18651 E
Altitudine:  820 metri s.l.m.
Popolazione:  3.300 abitanti

Scoppito sorge nell'entroterra dell’appennino abruzzese e il suo territorio comunale si sviluppa nella parte più occidentale della conca aquilana sovrastato dal gruppo montuoso di Monte Calvo (1898 metri s.l.m.). Confina per un terzo con il Lazio e per la restante parte con i comuni limitrofi dell'Aquila e di Tornimparte.

È costituito da 13 frazioni, quasi tutte di piccola dimensione dal punto di vista demografico, ad eccezione del centro abitato di Scoppito che rappresenta il nucleo principale di maggiore interesse dell'intera area.
La montagna che sovrasta l'abitato di Scoppito è costituita da un esteso altopiano chiamato Fiatavento e Soffiavento, caratterizzato appunto da una forte ventosità, con diverse piccole vallate, spesso coltivate, delimitate da dossi e bassi rilievi.
A delimitare l’altopiano si possono ammirare le rocce delle “tùrri” che, assumendo forme strane e particolari, interrompono la monotona continuità delle pendici meridionali di Fiatavento.
Fin dall’antichità il paese è stato un punto di passaggio nord-sud, una cerniera tra genti e culture diverse; da qui partivano anche i sentieri delle transumanze che si inoltravano verso i territori pugliesi, che oggi si sta giustamente cercando di ripristinare e valorizzare a fini turistici.
Amiternum era il nome dell’antico centro italico fondato dai Sabini, le cui rovine sorgono oggi a Scoppito, a poca distanza dall'Aquila. Il suo nome deriva dal fiume, l'Aterno appunto, che l'attraversava anche se originariamente la città era collocata più a nord, sul colle di San Vittorino, e solo in seguito si spostò nella piana sottostante dove oggi è situato un importante sito archeologico.
La città ha dato i natali ad uno dei maggiori storici romani, Sallustio ed è stata sede di diocesi insieme alle vicine città di Forcona e Pitinum. Pur essendo sopravvissuta alla caduta dell'Impero romano d'Occidente, Amiternum visse un periodo di grande decadenza fino a scomparire completamente nel X secolo.La città sabina di Amiternum precede di molto l'epoca romana ed ha continuato a svilupparsi in maniera marcata fino al IV e V secolo d.C. Nel 290 a.C., durante la loro espansione nell'Italia centro-meridionale, i romani, con il console Manio Curio Dentato, conquistarono la città che divenne una prefectura, per essere promossa poi a municipium in età augustea.

Sotto il dominio di Roma l'Amiternum sabina crebbe e diventò un grande centro urbano contando, nei periodi di massima espansione, una popolazione di decine di migliaia di abitanti. Nel II secolo a.C. Amiternum ottenne la cittadinanza optimo iure e con essa la possibilità, per i suoi abitanti, di contare politicamente nell'Impero.
La città era inoltre un importante nodo stradale: situata lungo l'antica Via Cecilia che arrivava fino ad Hatria, da essa partivano inoltre la Via Claudia Nova e due diramazioni della Via Salaria.
Per almeno quattro secoli ha rivestito il ruolo di centro del potere ed è stata residenza delle più importanti famiglie di Roma, mentre i normali cittadini vivevano, con ogni probabilità, nelle colline circostanti, le cosiddette Ville di Preturo. Dopo il V secolo la città cominciò a decadere in maniera lenta ma inesorabile. Nel Medioevo, fino a circa l'anno 1000, era ancora presente ed ha dato i natali ad una serie di vescovi; successivamente venne unita alla diocesi di Rieti e da quel periodo cessò anche la sua già evanescente esistenza.
Nel corso della sua storia, Scoppito ha conosciuto i fenomeni e le problematiche tipiche delle zone interne, le difficilissime condizioni di vita della sua popolazione, la povertà e l'emigrazione, che si è interrotta solo pochi decenni fa con una forte industrializzazione del territorio, che ha portato miglioramenti e benessere diffuso a livello economico e sociale.
Oggi è ricordata soprattutto per il ritrovamento, avvenuto il 25 marzo 1954 tra le frazioni di Civitatomassa e Madonna della Strada, del celebre scheletro fossile di un Mammuthus meridionalis poi esposto nei locali del Museo Nazionale d'Abruzzo, nel bastione orientale del Castello dell'Aquila.

 

                                      COSA VEDERE IN CITTA’:

-Anfiteatro romano: sulla Via Amiternina sorgono i resti dell'anfiteatro di Amiternum, una struttura risalente al I secolo d.C. in grado di contenere fino a 6000 persone. Le prime indagini archeologiche che l'hanno riportato alla luce risalgono al 1880, mentre i moderni lavori di consolidamento e restauro sono cominciati nel 1996 per mano della Soprintendenza. Dalla caratteristica forma a ellisse, era quasi interamente circondato da gradinate, oggi scomparse. La struttura prevedeva 48 arcate su due piani ed era rivestita completamente in laterizio.
Adiacenti all'anfiteatro son i resti di una villa a carattere e funzione pubblica con corte centrale e porticato, di cui rimane qualche debole traccia.

-Teatro romano: più a nord dell'anfiteatro, ai piedi del colle di San Vittorino è invece il teatro, probabilmente risalente all'età augustea e rinvenuto nel 1878. La struttura, ricavata sul pendio della collina e caratterizzata da una notevole acustica, era costituita da una gigantesca gradinata circolare, la cavea, di 80 metri di diametro disposta su due livelli. Il teatro era costituito da blocchi di pietra squadrati e poteva ospitare circa 2000 persone. Abbandonato dopo il IV secolo d.C. venne successivamente utilizzato con funzione di necropoli

-la chiesa di San Michele Arcangelo, in stile romanico, è situato a ridosso dell'abitato di San Vittorino, nel territorio comunale dell'Aquila.
L'edificio, situato a poca distanza dall'antica città sabina di Amiternum, vanta una lunga storia legata al culto di san Vittorino, martire sotto Nerva e sepolto in questo luogo nel V secolo. Furono proprio gli abitanti di Amiternum ad edificare in suo onore un santuario la cui presenza, sotto il nome di ecclesia sancti Victorini, è attestata già dall'anno 763 in un documento dell'abbazia di Farfa. Tracce della chiesa di origine altomedievale sono visibili nei resti rinvenuti sotto l'abside e nella zona della cosiddetta chiesa vecchia posta a nord dell'attuale, databili tra l'VIII e il IX secolo, periodo in cui fu dedicata all'arcangelo Michele.
L'interno è a croce latina ad una navata. L'entrata avviene lateralmente, da est; di fronte al portale di ingresso, sulla parete destra della navata, è presente un'iscrizione che ricorda come la chiesa fu officiata nel 1170 da Dodone, vescovo di Rieti, con i vescovi Anselmo degli Atti di Foligno e Berardo di Forcona.
L'abside conserva tracce di affreschi del XIII secolo raffiguranti il Cristo benedicente con i 3 angeli ed i santi Giovanni, Battista e Pietro e una Crocifissione con Cristo fra la Madonna e san Giovanni Evangelista.
Al lato dell'ingresso, frontale all'altare maggiore, è una parete diaframma che separa dall'edificio preesistente, detto chiesa vecchia: su di essa si trovano i resti di due bassorilievi del XII secolo con il martirio di san Vittorino.
La chiesa è rimasta gravemente danneggiato dal terremoto del 2009, in cui ha fatto registrare numerose lesioni sulle murature con rischio di collasso per quanto riguarda gli ambienti sotterranei. Le operazioni di restauro del monumento hanno avuto un costo totale di circa 1.800.000 euro per un tempo di lavoro di oltre 2 anni. San Michele Arcangelo è stata riaperta al pubblico alla fine del 2011.

-la chiesa vecchia: è la parte dell'edificio che si fa risalire all'VIII secolo: presenta marmi e frammenti scultorei di epoca romana e medievale ed è illuminata da una piccola bifora posta sulla parete di fondo. A lato, una scalinata conduce ai sotterranei che ospitano le catacombe.
Le catacombe di San Vittorino sono il monumento più antico dell'attuale basilica. Il cimitero sotterraneo si sviluppò nel V secolo intorno alla tomba del santo ed è oggi situato in parte sotto la chiesa di San Michele Arcangelo ed in parte fuori dal suo perimetro, ad ovest della navata. Il complesso è costituito da un'ampia galleria che si articola perpendicolarmente all'asse della chiesa e su cui si aprono tre vani collegati ad altre tre grotte.                  

 

                                 LA SQUADRA DI CALCIO:


Anno di fondazione: 1972
Campo di gioco: stadio comunale di Scoppito
colori sociali: giallo e rosso

Nell'anno 1972 alcuni appassionati di calcio decisero di fondare una società per cimentarsi con i comuni limitrofi e diedero così vita alla "Società Polisportiva Scoppito".
All'iniziativa aderirono molti giovani dei paesi circostanti e furono scelti come colori sociali il giallo ed il verde.
Nel primo campionato di Terza Categoria, disputato nella stagione '73-'74, la S.P. Scoppito, vinse il campionato e, dopo quattro anni di permanenza in Seconda Categoria, sotto la presidenza di Franco Vittorini, la squadra raggiunse la Prima Categoria.
Nella stagione '80-'81 ci fu il primo cambio di denominazione sociale in Società Polisportiva Amiternum.
Nel 1987 la compagine gialloverde centrò la sospirata vittoria del campionato di Prima Categoria e per la prima volta nella sua storia approdò al campionato regionale di Promozione.
Nel campionato '90-'91, sotto la presidenza di Umberto Irti, la S.P. Amiternum ottiene la promozione nel campionato di Eccellenza, massima espressione del calcio dilettantistico abruzzese. Per un paese di 2.700 abitanti cimentarsi con Sulmona, Lanciano, Penne, Termoli, Celano, Mosciano, L'Aquila e Nereto fu sicuramente motivo di grande orgoglio.
Dopo vari anni di militanza in Eccellenza, l'anno '97-'98 segna una delle prime retrocessioni della storia della Polisportiva nel Campionato di Promozione. 
Nel 1999, avviene la fusione con l'A.S. Tornimparte: nasce così la Società Polisportiva Amiternum Tornimparte, i cui colori sociali sono il giallo (ripreso dalla squadra di Scoppito) ed il rosso (preso dalla squadra di Tornimparte). Da una preziosa collaborazione con L'Aquila Calcio il Campo Comunale di Scoppito viene inerbato.
Nel 2002, c’è da registrare un nuovo cambio di denominazione sociale: nasce la Società Polisportiva Amiternina. 
L’Amiternina disputa senza successo i playoff promozione per tre anni consecutivi; nella stagione 2004-05, nonostante la sconfitta in finale contro il Vestina Penne, i giallorossi, dopo ripescaggio, sono ammessi a partecipare al campionato di Eccellenza.
Nuova stagione e nuova retrocessione in Promozione, prima che la storia dell’Amiternina e di tutto l’Abruzzo venga sconvolta dal sisma aquilano.
Il primo aprile 2009 si gioca infatti a Scoppito il recupero Amiternina – Pontevomano (2–2); sarà l'ultima partita giocata sull'erba naturale del Comunale. 
Cinque giorni dopo il catastrofico sisma che ha sconvolto L’Aquila ed il suo comprensorio ha messo fine alla stagione dell'Amiternina ed il comunale ha ospitato la tendopoli in cui hanno preso posto tutti i residenti di Scoppito rimasti senza casa. Ovviamente le restanti partite non furono giocate e la Lega calcio, per la stagione successiva, diede a tutte le società che facevano parte dei comuni del cratere, la possibilità di iscriversi alla stessa categoria che disputavano al momento del terremoto.
E’ la stagione del ritorno in Eccellenza: l’Amiternina domina il campionato e lo vince matematicamente con quattro giornate d’anticipo il 20 marzo.
I giallorossi chiudono il campionato toccando quota settanta punti con il miglior attacco del girone (sessantacinque gol segnati in trentaquattro partite). L’ultima di campionato, in casa contro l’Hatria si gioca il 30 aprile sul sintetico del nuovo impianto sportivo di Scoppito, un gioiello che solo un anno prima era soltanto un sogno. Nella stessa stagione i giallorossi si aggiudicano il trofeo Nello Mancini sconfiggendo il Sulmona per 2-1.
Nel 2011-12 la prima storica promozione in serie D ottenuta dominando il campionato, categoria brillantemente mantenuta nelle successive stagioni, passando per due playout vinti; nella stagione 2013-14 a danno di nuovo degli ovidiani e l’anno scorso contro il Castelfidardo.

 

                                           LO STADIO

L’Amiternina disputa le sue partite casalinghe sul sintetico del Comunale di Scoppito. L’impianto ha una tribuna coperta destinata al pubblico casalingo e una in ferro innalzata dietro le panchine per la tifoseria ospite. Il campo di gioco contiene circa 500 spettatori.

L’impianto dista circa 110 km dall’antica e nobile ed è raggiungibile tramite A25 uscendo a Bussi-Popoli e proseguendo sulla SS.17 in direzione del capoluogo di regione. L’indirizzo è via Provinciale 13.

                                         

                                             PRECEDENTI:
L’unico precedente in terra aquilana dei neroverdi risale alla scorsa stagione: vittoria 1-0 il 21 settembre 2014 con magistrale punizione di Esposito.

Ecco le immagini della sfida:

Al ritorno all’Angelini la gara terminò 1-1 con rete del pareggio per i neroverdi siglato da Lagzir.

                                               TIFOSI
La compagine aquilana non ha una tifoseria organizzata, le presenze nelle partite casalinghe non superano generalmente le centocinquanta unità.