15 Dic “La passione a Chieti è un patrimonio inestimabile”
Tifochieti ha avuto il piacere di intervistare l’illustre firma del giornalismo sportivo Franco Zappacosta sulla situazione attuale del Chieti fc.
Noto caporedattore e anche inviato del quotidiano torinese Tuttosport, tornato a Chieti ha ripreso a seguire da vicino le sorti della squadra teatina e ne commenta le vicende sui social. Collabora anche con il nostro portale.
Abbiamo analizzato con Franco la precaria quanto inaspettata e amara situazione che sta vivendo il club teatino. Un occhio al passato ma anche uno sguardo rivolto al futuro.
Ciao Franco e grazie per la tua disponibilità.
Partiamo col chiederti di cosa oggi ti occupi e con quali pagine o testate stai collaborando.
Ho una mia pagina fb nella quale quotidianamente scrivo di sport, cronaca, eventi culturali, fatti e personaggi attinenti in generale l’attualità cittadina. Una parte importante di questa produzione giornaliera riguarda naturalmente il Chieti. Inoltre ho valorizzato un filone narrativo che avevo proposto ai lettori già anni fa: il racconto di storie e protagonisti neroverdi del passato. Ho avuto riscontri positivi avendo notato la graduale crescita del numero di persone che apprezzano questi ‘amarcord’. Perciò sto ampliando lo spazio dedicato al revival. A me piace toccare le corde della nostalgia, dei sentimenti profondi perché anche dentro di me, mentre scrivo, sento l’accelerazione dei battiti. È un filone ben noto a TifoChieti che tiene nel suo archivio nella sezione ‘Ritratti d’autore’ molti miei pezzi di questo tipo. Vi ringrazio per la stima. Buona parte di quello che scrivo viene anche pubblicato su Il Giornale di Chieti, facebook e online.
Hai vissuto gli anni del calcio “sano” e gli anni del calcio “malato”. Cosa rimpiangi di quegli anni e cosa invece ti piace e non ti piace del calcio attuale?
È una domanda insidiosa nel senso che la risposta può essere viziata dalla consapevolezza che stiamo invecchiando e tutto quello che abbiamo alle spalle lo contempliamo attraverso il filtro del ricordo. Tutto era più bello e migliore? Ci sembra di sì perche eravamo giovani, attivi, pieni di entusiasmo. Ma anche una volta bandita questa deformazione psicovisiva e quindi cercando di ragionare con la massima distaccata obiettività, posso dire che il mondo del calcio attorno al quale io ho lavorato per molti anni era sicuramente migliore di quello attuale perché pur essendo spesso agitato – o dilaniato – da polemiche e dure contrapposizioni, cose mai mancate in ogni epoca, non aveva i veleni di oggi, i feroci scontri che portano la tensione a livelli esageratamente alti. Colpa anche dei social dove troppi dietro l’anonimato gettano fango o accuse gratuite, quando non insultano o peggio. E poi i Maradona che io ho seguito da inviato sul Napoli, i Trapattoni e Zoff, i Mazzone e Zeman, il Lippi juventino, i Gigi Radice i Mondonico di allora quanti emuli hanno oggi?
Pur dalla lontana Torino non hai mai smesso di seguire le sorti del tuo amato Chieti. Ti sei fatto una idea sul perché, dal dopo Angelini, il calcio teatino non è mai più tornato ai fasti di un tempo?
Il Chieti l’ho sempre seguito e con massima partecipazione emotiva anche da lontano. Contro il virus che contrai da ragazzino non c’è antidoto. Quanto alla tua domanda rispondo che forse è eccessivo parlare di fasti nella quasi ventennale gestione di Angelini, che va all’incirca dal ’60 al 1977 anno in cui donò la società a un gruppo di imprenditori che diedero vita alla breve esperienza della società per azioni. Se però ci riferiamo alla stabile e rispettata permanenza del Chieti in serie C, a quanto fosse ambita la piazza proprio perché era nota la solidità del club, ai tanti grandi calciatori che in quegli anni hanno indossato la maglia neroverde, sicuramente possiamo definire d’oro il lungo periodo legato al nome di Guido Angelini. Il bello è che non tutti allora lo capirono. Poi ci fu quasi un ventennio di anonimato terminato con l’avvento di Mario Mancaniello e in seguito di Antonio Buccilli. Fateci caso: Angelini era nato ad Atri, Mancaniello era toscano, Buccilli pescarese. Ciò significa che mai nessun “teatino”, ad eccezione di qualche sporadico caso ma con protagonisti di seconda o terza fila, si sono mai fatti avanti. Perciò gestioni sempre precarie e di corto respiro. Bisogna rendersi conto che si andrà avanti all’insegna della fragilità e della instabilità se il territorio non esprimerà robuste forze locali in grado di dare inizio a un nuovo credibile rinascimento neroverde. Ma non come l’ultimo, promesso e miseramente dissoltosi.
Parliamo del presente. Come hai vissuto l’inizio della gestione Altair/Wip/Di Labio? Anche tu speravi fosse arrivato il momento tanto atteso?
Cosa pensavi inizialmente di tutti i proclami e le promesse?
Ho già fatto cenno a quest’ultima esperienza. Confesso che sono stato tra quelli che hanno creduto ciecamente ai progetti, propositi, promesse di D’Arcangelo. Ero convinto di poter finalmente rivedere il Chieti almeno nella categoria superiore. Mi basta ricordare l’annuncio dell’aumento di capitale sociale a 2 milioni di euro entro il novembre 2024. Non dico che Altair e collaboratori fossero in malafede. No. Probabilmente ci sono stati imprevisti eventi negativi che non hanno consentito di attuare il progetto iniziale. Ma sicuramente sono stati incauti nell’assumere certi impegni che hanno illuso la piazza, anche ad alti livelli istituzionali. Perciò ora c’è tanta rabbia, c’è tanto risentimento e la tifoseria somiglia a una santabarbara pronta a esplodere.
La città ha dimostrato di sapersi esaltare e di essere viva. È bastato poco per riaccendere un entusiasmo che nessuno immaginava.
Perché la passione popolare a Chieti è tanta ed è un patrimonio inestimabile. Basta poco per accenderla. È una base sulla quale si potrebbe costruire qualcosa di solido e di bello ma spesso irrompe sulla scena chi specula su questi valori.
La situazione attuale è a dir poco imbarazzante. Cosa pensi di questo prolungato silenzio della società? Lo condividi? Che idea ti sei fatto?
Ci sono situazioni che a volte suggeriscono la strategia del silenzio e può essere anche una scelta giusta, opportuna. Meglio tacere che dire cose scontate, banalità o addirittura sciocchezze. Ma certo verrà anche il momento, e credo che si stia avvicinando, in cui la società con un atto di coraggio e con franchezza debba dire la verità su come stanno le cose e quali sono le rispettive. Questo D’Arcangelo e Di Labio lo devono ai tifosi”.
Le opzioni sul tavolo su eventuali nuove figure interessate a rilevare le quote societarie, sono una garanzia di futuro o solo un’agonia più lunga?
Non non sappiamo se adesso sul tavolo ci sono proposte avanzate da eventuali aspiranti acquirenti e se esistono quanto siano serie, concrete, degne di considerazione. Soprattutto su questo versante dovranno esserci verità e trasparenza. È un obbligo morale informare”.
Il campionato è ancora lungo. Cosa ti aspetti dal girone di ritorno e quante sono le possibilità di salvarsi?
È tutto nelle mani di Francesco Del Zotti. È stato un grave errore la chiamata di Massimo Silva che è una gran brava persona e un tecnico preparato come ha dimostrato in passato. Ma in quel frangente storico non era l’uomo adatto per tirare il Chieti fuori dai guai. Ora Del Zotti dovrà preparare una squadra quasi completamente ristrutturata ma senza avere a disposizione il tempo che si ha nel precampionato estivo. Ce la farà? Riuscirà a conquistare la chance dei playout o addirittura a compiere il miracolo della salvezza diretta? Questi sono i grandi interrogativi mentre il girone di andata sta per terminare. Bisogna crederci.
Perchè da troppi anni Chieti non riesce ad avere nuovamente una società pulita e ambiziosa e una categoria all’altezza dei tifosi?
In parte ho già risposto. Forze locali disposte a fare calcio non ne vedo anche perché la città e la sua economia non vivono un tempo florido, tutt’altro. Verrà da fuori, come è accaduto in passato, qualcuno sul quale eserciti appeal il colore neroverde, la storia della squadra e quella della città? Che sia tentato dal fascino di una avventura sportiva, della sfida e magari da personali ambizioni? Forse è un sogno. O forse no. Chissà…