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di Licio Esposito (nella foto)


Preambolo:

Nel mentre infuria a distanza di poco tempo, il problema calcio cittadino, siamo sempre al mese di maggio, per cui ritornare sul “passato” che molti non vorrebbero ricordare e invece tutti ne parlano e ne discutono, richiamo all’attenzione generale il mese di maggio.

A quel tempo non potevamo sapere quando il fronte si sarebbe mosso e venire dalle nostre parti. Però già  ci si preparava ad aspettare il “momento”. Eravamo preoccupati e delle notizie del fronte Adriatico si sapeva tutto e nulla. Non si sapeva a ridosso della Liberazione della “Nembo” ed infatti,poi si seppe, che i nostri paracadutisti erano state inviati al fronte Adriatico,marino e montano, solo da poco tempo. Forse siamo insufficienti a descrivere le nostre reazioni e quello che si pensava. Tutta la nostra odissea cominciò solo dalla caduta di Mussolini,  possiamo solo accennare al nostro stato d’animo. Tutto ciò che si legge fa parte della nostra vita e di un’epoca che si apriva all’orizzonte. Non si raccontano cosa vissute da altri ma vissute intensamente da tutti coloro  che vivevano in quel periodo.

Naturalmente iniziamo con delle brevi puntate che saranno completate con successive altre  due  e poi ci fermiamo  al ricordo del 10 Giugno 1944.

                    II^ GUERRA MONDIALE. 1940-44 . Come si viveva a Chieti(1) . 

Non c’era ancora la guerra dichiarata ma in Europa tutto lasciava presagire quest’eventualità dopo l’invasione della

Polonia da parte della Germania ad agosto del  1939.

C’era nell’aria un’atmosfera diversa e preoccupante. Già da qualche tempo si accennava all’oscuramento, all’allarme aereo, alle sirene oppure al suono delle campane. Si parlava di capo fabbricato, di maschere antigas (l’avevamo provate a scuola), di torce tascabili oscurate. Anticamera della guerra. Forse si. Infatti.

Nelle due caserme vicino la mia abitazione di Via Valignani (Vittorio Emanuele-ora Spinucci- e Berardi) la vita era abbastanza movimentata e si percepiva tutto ciò che accadeva all’interno, specie nella caserma Vittorio Emanuele.

Per il cittadino, la vita scorreva abbastanza normale e gli sportivi pensavano alla squadra di calcio che stava approntando il campionato Regionale 1939-40 di 1^Divisione con squadre abruzzesi con inizio a fine dicembre. In quell’anno si ricostituì la S.S.Chieti dopo l’interessamento d’alcune personalità e con l’aiuto anche finanziario di 

cittadini ed Enti.

Fine del 1939-inizi del 1940. CASERMA VITTORIO EMANUELE ORA CASERMA SPINUCCI. VISTA FRONTALE




Siamo in pieno inverno e i venti di guerra si avvicinano anche per noi. Dopo l’invasione della Polonia scoppiò la guerra russo-finlandese, i tedeschi cominciarono ad invadere i Paesi Bassi e il Belgio ed io ragazzino  seguivo  quelle vicende sulla “Domenica del Corriere” ammirando le tavole illustrate da Achille Beltrame che descrivevano verosimilmente le vicende finlandesi. Questo settimanale e i documentari dell’Istituto Luce chiamati da noi ”Film luce” che si proiettavano prima d’ogni film, erano le fonti d’informazioni di allora. 

Poi dalla prima fonte d’informazione cartacea cominciai a conoscere diversi campioni del calcio nella pagina sportiva, c’erano anche argomenti vari che tutti leggevano quali “la realtà romanzesca” o le curiosità chiamate americanate ed ancora rubriche mediche, di cultura, di scienze e d’attualità anche di moda, di culinaria, sociali, dell’ambiente, d’attualità tipo “chi l’Ha visto”, ma c’è anche adesso? Per le cosidette americanate, ora a pensarci, non potevano essere dichiarate tali perché erano fatti o pseudo invenzioni che poi trovarono, con sistemi meno ortodossi, applicazione per diverse esigenze anche nel mondo d’oggi.

 Ricordo un “inventore” che usò l’acqua come carburante per l’auto, con motore elaboratissimo con sistemi tecnologici avanzatissimi, a dire del suo inventore. La cronaca scriveva che l’auto percorse qualche decina di metri, scoppiettante e rumorosa per poi fermarsi ad una fontanella d’acqua per rifornirsi! Poi il commento scriveva ancora che le ricerche sarebbero continuate. Finora non ho ancora visto ciò! Però!

Oppure  l’acceleratore per il piede sinistro, sempre ramo auto, per non stancare il piede destro per una guida troppo lunga. Collegato naturalmente all’acceleratore normale. Secondo fotografia rappresentata Oppure un tandem a cinque posti, ma di queste soluzioni ne ho viste parecchie alle prime domeniche  che non c’erano le circolazioni delle auto. Quindi niente di nuovo. Poi il settimanale insisteva su cappellini(li vedo adesso secondo la moda) e scarpe ortopediche (sto parlando del 39-40). Mi viene il dubbio che gli stilisti abbiamo tratto non solo spunto ma altro su questi accessori femminili. Io ero un lettore accanito perché c’era tutto e le pagine variavano da 8-10, costo 0,40 centesimi.

                                                 LE PAGELLE  DELL’EPOCA.



Potrei parlare dell’altro quasi omonimo settimanale “La Tribuna Illustrata”, ma a dir il vero mio padre comprava sempre la “Domenica..”. Se ne potrebbe parlare ancora e sarebbe il caso di farne un articolo sull’informazione del nostro paese, quando appena qualcuno aveva la radio, niente Tv, niente di niente, ci si divertiva a far funzionare la famosa radio a galena, poi solo carta stampata e libri. Devo dire che essendo un ragazzo non sapevo quasi niente sulla radio, una cosa sapevo:con la radio a galena, una cuffia ed un’antennina interna riuscivo a captare moltissimo ed anche da lontano.Oggi ne so qualcosa e si direbbe che quella specie di giocattolo serviva per <<ricevere stazioni che trasmettevano su tutte le frequenze>>. Dite poco?

Inoltre sul settimanale erano inseriti sempre  argomenti di tipo militare e di preparazione ad un’eventuale entrata in guerra, si parlava delle linee difensive francese(Maginot) e tedesca(Sigfrido).

Eravamo in guerra ma noi non lo sapevamo, ma questo settimanale affermava che la guerra era stata prevista 1230 anni fa da una <<visione>> di Santa Odile attribuita alla vergine di Hohenburg, fondatrice di un monastero.

Questi avvenimenti previsti nelle visioni erano riferiti ad un’epoca ben delineata ma con precisi riferimenti alla Germania!.              


    

10 Giugno 1940.

<<Si era sparsa la voce che nella giornata qualcosa doveva succedere. Una folla si era accalcata nel terrazzo antistante il  Dopolavoro(costruzione dell’era fascista in Piazza della Trinità) per ascoltare il discorso del Duce, trasmesso via radio e con gli altoparlanti.

Io stavo in casa, incollato alla nostra radio una bellissima CGE, raffigutrata in basso.


Si era nell'attesa del Duce. Ormai tutti lo sanno: erano circa le 18 e l’Italia entrò in guerra. Dalla voce del Duce la dichiarazione di guerra seguita dalle grida festose della folla. Via radio si sentiva nitida la percezione di ciò che stava accadendo a Piazza Venezia. Mi resi conto della gravità e dell'importanza dell’annunzio e, dopo una riflessione, spensi la radio e scesi di corsa le scale di casa. I  miei erano usciti.


Nel piazzale antistante il nostro portone di casa in Via Valignani, una piccola folla commentava già l'avvenimento. La gente era anche un po’ entusiasta ma qualcuno prudente  e scettico e ci s'interrogava a cosa  poteva portare questo nuovo stato di cose! Poi m'incamminai verso il centro della città ed appena giunto al Largo Carisio o, com’era denominata allora, piano S. Angelo. Vidi un corteo di persone con bandiere e stendardi che scendeva dalla Via dello Zingaro, inneggiando, per poi risalire per Via Arniense. Per la cronaca a largo Carisio c’era il capolinea della linea tranviaria che portava a Chieti-scalo che era stata spostata da Piazza S.Giustino o Piazza Grande.

 

L’altra fermata importante era alla rimessa dei tram situata davanti casa mia. Poi dopo che la linea ferrata fu divelta  dai tedeschi, fu adibita a rimessa degli autobus. Dicevano che le ostilità sarebbero durate poco! Nessuno prevedeva quello che ci aspettava in seguito>>.


Dopo la dichiarazione di guerra, i primi provvedimenti presi furono l’oscuramento e il razionamento. Le lampade stradali dovevano essere azzurrate come le pile tascabili, i fanali delle auto, in verità molto poche, erano verniciati di blu o azzurro con una piccola striscia verticale di due cm di larghezza  da dove usciva un piccolo fascio di luce.  Le imposte dovevano restare chiuse e pattuglie di agenti erano addette a far osservare le norme. Le stesse mansioni vennero incaricati i “Capi fabbricati” del fabbricato che,successivamente, dovevano espletare la mansione  di regolare l’evacuazione del palazzo in caso di attacco aereo. Nel  campionato precedente 1939-40, ritroviamo il portiere Blason della Lazio che allenò i neroverdi in Serie C/C nel 1964-65  ed il portiere Sain del Novara (già nell’Ambrosiana-Inter del 1938-39) che era il portiere dell’Aquila in Serie B nel 1935 in occasione dell’amichevole Chieti-L’Aquila 2-7 del 1935. 


La S.S.Chieti (presidente Boselli) partecipò al Campionato Regionale di 1^Divisione con inizio dicembre 1939. Nel  torneo  si piazzò  1° il PESCARA B,  2°Lanciano e 3° il CHIETI. Alla fine di maggio nella partita con il Lanciano(ritorno), il CHIETI vinse per 8-1.

Molte cose sono avvenute e passate. I ragazzi come me sono passati da figli della lupa a balilla, magari facendo un campeggio di stile militare. Poi le adunate del sabato per noi balilla, per imbracciare un moschetto,essere inquadrati e fare qualche marcia, ma io preferivo giocare a pallone con i miei amici perché già si stavano formando alcune formazioni giovanili che, appena finita la guerra, sarebbero state le ossature dei tornei che si sarebbero giocati in seguito. L’oscuramento, il razionamento e tutte le altre difficoltà insite in un periodo di belligeranza, avevano fortificato i nostri caratteri e modi di ragionare. Perché in precedenza ci erano state spiegate tutte queste norme a scuola. Nelle aule c’erano affisse dei manifesti con le indicazioni di comportamento con le maschere antigas. Ci spiegarono alcune nozioni inerenti all’uso di queste sostanze chimiche nella 1^ Guerra mondiale.

Tuttavia malgrado la Concenzione dell’Aia del 1899 ne impediva l’uso, qualche Stato se ne fece un gran uso nel 1915 già nella battaglia di Yipres poi anche a Caporetto.Poi venne adoperato in altri anni,ma secondo questi belligeranti se ne fece  solo uso eccezionale!In pratica nulla cambiò anche  dopo che nel 1997 ci fu la Convenzione sull’uso delle armi chimiche che doveva essere migliorativo del Protocollo di Ginevra del 1925. Siamo nel 2018 e si parla ancora e si discute sulle armi chimiche!!

Nella guerra in Grecia, in cui erano impegnate unità delle forze armate stanziate nelle nostre caserme, avevamo cominciato a contare i morti, i feriti e i congelamenti. Nella caserma Vittorio Emanule(allora) era acquartierato il 14° Reggimento Fanteria che distava alcune decine di metri dalla mia abitazione. Molti sottufficiali e ufficiali abitavano nel nostro quartiere Valignani-D’Aragona e il comandante nell’attiguo palazzo Incis.

Ecco noi tutti eravamo in ansia alla loro partenza per l’Albania-Grecia e dopo un certo periodo ritornarono appunto i militari feriti. Un giorno in un negozio del nostro Rione vidi un ufficiale appunto della nostra zona, che parlava con i proprietari ed era appena ritornato dalla Grecia avendo subito un congelamento alle dita dei piedi. Camminava con le stampelle e ci disse che qualche po’ di tempo avrebbe camminato discretamente con qualche accessorio nelle scarpe.


Prima partecipazione al Campionato nazionale Serie C.   Classifica:  6°posto, 1°Pescara- Allenatore: Orlando Tognotti   Cannoniere: Guido Di Luzio (reti 8).  Nei 3 campionati: Peggior risultato: 9 parte vinte. Si ritorna in Serie C. Anche qui cambiarono  regole per le retrocessioni. Il PESCARA(vincitore)  partecipò  al girone finale per la promozione in Serie B, e fu promosso. Il Baracca Lugo con 2 punti(ultimo) partecipò l’anno successivo(1941-42) alla Serie C al contrario di LANCIANO e TERAMO  che si assentarono. 

Poi gli altri fronti di guerra in Africa, Russia, Balcani nel cielo e nel mare dove nostri parenti, amici e conoscenti erano impegnati. I primi morti e dispersi ci riempivano il cuore d'angoscia.. Poi eravamo in ansia per i miei  due zii impegnati in Russia e nei Balcani poi ritornati in Patria dopo varie peripezie, specie il ritorno dalla Russia fu molto periglioso e il nostro congiunto fece in tempo ad attraversare l’ultimo ponte, fatto saltare alle sue spalle, per affrontare un ritorno, a suo dire, abbastanza difficile e logorante.

 I giornali e i “film Luce” ci informavano di tutti gli avvenimenti bellici e nei documentari il brano di musica classica “Cavalcata delle Valchirie” di W.A.Wagner accompagnava il volo degli aerei italiani che, sorvolando il mare Mediterraneo, si dirigevano verso gli obiettivi prefissi. I giornali  e le riviste dal 1940 al 1943 erano diversi e ricordiamo il “Corriere della Sera”, “Giornale d’Italia”, “La Stampa”, “La Nazione”, “L’Osservatore Romano”, “Il Popolo”, “Il Popolo d’Italia” ed anche “Il Telegrafo” e tante altre locali, poi tra le riviste dette di guerra ricordiamone alcune: “Omnibus”, “Oggi”, “Tempo” e poi la “Domenica del Corriere” con le tavole di Achille Beltrame, il “Corriere dei Piccoli” con il sig, Bonaventura e Marmittone e “Cinema”, “Tribuna Illustrata” “Cronache della guerra”, “La piccola italiana”, “Gente nostra” e tante altre ancora con qualche rivista tedesca in lingua italiana. Dei giornali spotivi ricordo più “La Gazzetta dello sport” forse perché seguivo molto il Giro d’Italia e quel giornale ne parlava abbastanza, poi il “Corriere dello Sport”, cosa che successivamente considerai abbastanza completo.

Frequentavo la scuola media e ci avevano trasferiti in locali di Via Arniense  e mi pare che nello stesso fabbricato vi erano degli uffici dell’agricoltura. Anche allora le scuole erano sempre in fervore, come sempre nelle scuole, perché dalla scuola di Porta. S.Anna alla Villetta ci trasferirono per gli ultimi due anni alle scuole Nolli, che non aveva niente a che fare  con la nostra zona scolastica. Poi dalle Nolli ci riportarono indietro, come dicevo prima, in via Arniense per poi trasferirci l’ultimo anno della scuola media in locali messi a disposizione nella sede del Municipio.


Avevamo superato le scuole elementari alle Nolli ed eravamo già inquadrati nella visione generale dell’allora regime. Nelle ultime classi elementari ormai avevamo imparato abbastanza per affrontare le scuole medie e la preparazione politica era stata già applicata con l’insegnamento della cosidetta “Mistica Fascista”, era lo studio informativo che veniva praticato da un insegnante, che non era il nostro maestro, tuttavia pur essendo in un periodo che non era di guerra(fine 1939-primi 1940) ci veniva insegnato tutte le precauzioni in caso di conflitto.  Larghi manifesti sulle pareti delle aule, vi erano rappresentate le varie fasi di un’incursione aerea, maschere antigas ed altri avvertimenti.

Il cosidetto sabato fascista per noi era in pratica il presentarsi in divisa da balilla al raduno pomeridiano che si si svolgeva nella piazzetta della Villetta dove c’era un locale con degli addetti che avevano in consegna i moschetti con baionetta che ci consegnavano per fare l’addestramento. Erano dei fucili ma abbastanza piccoli che direi quasi dei giocattoli, ma come ragazzi eravamo attratti da un’arma non proprio innocua che imbracciata ci dava importanza. A me veramente non andava da fare quelle adunate perché ci si riuniva con i compagni di rione per le sfide a pallone con gli altri rioni. Un giorno me la filai dall’adunata, ma il maestro quasi mi rincorse per riportarmi nei ranghi. Solamente la minaccia di sanzioni punitive che potevano ritorcersi con note alla pagella, mi convinse.  Queste erano le adunate, alle quali erano comandate anche le ragazzine dell’elementare come “piccole italiane”. Nel periodo delle Scuole Nolli credevo che la cosa fosse abolita per noi, perché fuori zona. Invece no, però cercavo di divertirmi egualmente e il mio desiderio era quello di  divenire “balilla moschettiere”, forse perché doveva portare dei guantoni lunghi che in effetti erano dei gradi. Però bisognava frequentare un campeggio a Francavilla e  con mio fratello fummo ammessi, questo nelle vacanze. A quei tempi molti andarono al mare alle Colonie organizzate dalla GIL e noi quell’anno scegliemmo il campeggio.

Ritornando alle scuole medie, le nuove materie erano abbastanza diverse, specie l’italiano ed il latino. L’insegnante, aveva una certa età, giovanile e toscana era una fascista accanita, ma era molto preparata, molto severa specie per il latino, materia che io masticano abbastanza bene  insieme ad altri due miei compagni di classe, che siamo rimasti amici nel tempo scolastico ma che ci siamo persi nel tempo. Eravamo i suoi prediletti. Però non gradivo certe prese di posizioni che sicuramente venivano da una fede e preparazione per il regime. Ma al tempo era così.

Questa professoressa ci ordinava, non so come dire, che dovevamo pensare e creare dei motti patriottici inneggiando al regime, alla guerra da vincere ed altro ancora che poi venivano affissi all’interno della nostra aula. Io ne feci uno, ma la cosa non ebbe più seguito perché non era proprio entusiasmante anche se molto significativo, per me.

Poi ci fu un fatto che mi fece sorridere. Ci parlò della Gioventù germanica, ligia ai regolamenti e norme, al suo capo insomma degli incorruttibili. Ma erano ragazzi, certo ma potevano essere di esempio per gli altri, a suo dire.

Un giorno in classe ci fece presente, anzi direi che ci annunciò, che al Caffè Vittoria al Corso c’era un gruppo di questi giovani germanici in visita alla città. In gruppo ci portò sino all’esterno del Caffè e ci fece vedere, osservare facendo capolino questi emblemi della razza. Erano dei ragazzi che erano seduti attorno ad un tavolino con qualcosa che stavano bevendo.A me sembravano delle mummie che erano lì immobili e che si muovevano a comando, compìti ed ora direi molto “tedeschi”. Ci interrogammo: allora che siamo venuti a fare, per vedere cosa?

Da adulto feci delle ricerche sulla Gioventù Hitleriana (formata nel 1926) con caratteristiche militari simili alla  nostra, la nostra G.I.L.(Gioventù Italiana del Littorio fondata nel 1937) che aveva assorbito l’O.N.B.(l’Opera Nazionale Balilla)anch’essa fondata nel 1926

Ho ritrovato nella mia attività lavorativa diversi tedeschi ai quali descrissi questo episodio e loro mi risposero che a quel tempo erano proprio così e loro stessi lo erano stati componenti. Comunque anche noi eravamo inquadrati ma non ai loro livelli militareschi anche  se il nostro abbigliameno si poteva paragonare al loro.

1941-42.

In quel periodo l’Italia s’imbarcò nella campagna di Russia ed un’Armata denominata ARMIR partì per il fronte.

La nostra scuola Media era ubicata a pochi metri dal largo Carisio,da dove, come capolinea, allora, partiva il tram per la stazione ferroviaria di Chieti scalo.

Le truppe dei distaccamenti residenti nelle nostre Caserme partirono e la piazza stracolma di gente era venuta per salutare ed inneggiare alla vittoria. Infatti sulle pareti degli edifici erano apparse delle scritte di motti e slogan come <<Vincere e altre espressioni>>. La nostra professoressa di Italiano-Latino ci inquadrò e ci condusse alla piazza-largo vicino alla scuola, si diede molto da fare anche per l’organizzazione delle partenze. Mi ricordo la sua figura con capelli folti nerissimi e viso abbronzato e con la sua divisa di “donna fascista, con camicia bianca e cravatta nera”, era una  dirigente perché dava ordini e mostrando molto senso patriottico. Mi fece una buona impressione per il suo spirito organizzativo anche se era un po’ monotoma sulla storia della sua fede politica. In effetti eravamo ancora ragazzi. Dopo la scuola non l’ho più rivista. In quell’occasione partì un mio giovane zio ufficiale, per la Russia, che poi di seguito ho accennato brevemente il suo ritorno, diciamo rocambolesco. Il suo ritorno coincise con la ritirata dei nostri e lui ci spiegò che,in una riunione a casa sua dei parenti più stretti, la SUA ritirata.

Era arrivato il razionamento e non si sapeva cosa fosse, in realtà ci fu distribuita una specie di cartella da ritagliare dei tagliandi da consegnare principalmente al fornaio, perché lì era il punto più importante. C’era razionamento anche negli altri generi ma infine si risolveva solo in una parvenza perché al negoziante-bottegaio gli avevano dato delle disposizioni non molto restrittive anche perché le restrizioni alimentari non ancora si avvertivano. Questo lo dico perché forse mia madre e mia nonna si davano da fare dove trovare almeno il necessario. Però il primo giorno di razionamento del pane c’è stato. In effetti i primi giorni sono stati tutti ligi a razionare e per il pane solamente qualche centinaio di grammi a testa. Il primo giorno ritornando da scuola io e mio fratello, appena entrati in casa a mezzogiorno vedemmo la tavola apparecchiata e un pezzetto di pane come un panino anche se abbondante in tavola al nostro posto. Subito noi: Ma che cos’è questo panino? Mia madre replicò: è la vostra razione giornaliera! Questo per ricordare quel tempo specie alle nostre giovani generazioni, però bisogna dire che quella razione non rimase per sempre perché dopo poco il nostro fornaio ci fornì una razione abbondante per cui non abbiamo sofferta la fame nera. Il pane veniva dato solamente con la tessere. In parole povere non si poteva entrare nel negozio e comperare per esempio un kilo di pane. Ci pensava la tessera, abbiamo dovuto aspettare la fine della guerra, anzi dopo l’8 settembre le cose peggiorarono perché le restrizioni furono applicate quasi alla lettera. Allora ecco il mercato nero!

Nel calcio alcuni giocatori furono richiamati per il servizio militare, anche con queste assenze il Chieti vinse a Giulianova per 2-1 ma perse il derby con il Lanciano(Andata).

In ogni modo ai ragazzini della mia età piaceva pensare alle squadre come Ambrosiana Internazionale, Bologna, Juventus con i vari campioni di allora.

In Serie A l’Ambrosiana con p. 44 sul Bologna p. 41 divenne campione d’Italia, in Serie B Atalanta e Livorno furono promosse ed in Serie C girone G parteciparono le squadre abruzzesi Aquila, Pescara, Dinasimaz Popoli(poi retrocessa) e Giulianova(pure retrocesso).

Il Chieti giocò nella serie C/G.

Alla prima giornata perse in modo disastroso con Borzacchini Terni

Andata:

1^And. Borzacchini Terni-CHIETI 6-1 reti: Rota(C)

CHIETI: Novelli, Veronesi, D’Incecco, Zafferi, Bullini, Di Luzio G., Rota, Mascaretti, Bocchio, Forgheri, Sbaraglia.    

BORZACCHINI TERNI: Ukmar, Caldarulo, Pescini, Bruscantini, Mazzoleni, Del Guerra, Maran, Lippi, Ostraman, Sodini,Dentuti

II^ GUERRA MONDIALE. 1940-44 . Come si viveva a Chieti(2).

 

La guerra non ci aveva ancora toccato direttamente. Le grandi città erano bombardate ed anche tutte le città con porti o installazioni di tipo militare. La “Domenica del Corriere e le tavole di Beltrame, erano la nostra fonte di notizie. Questo settimale ci accompagnò per diversi anni e tutte le altre copie precedenti vennero  riunite in grossi volumi. Si è cercato di mantenere questa nostra fonte di informazione fino a quando il settimanale continuò la sua stampa. Dopo tanti anni nella mia nuova famiglia ecco la nostalgia di rivefere  quelle pubblicazioni ed allora quando giravo per i mercatini per trovare notizie sul calcio teatino, chiesi delle “Domeniche del Corriere degli anni 40’. C’Erano sul mercato eccome ed anche gli originali quasi  assemblati. Lì ho riuniti e ogni tanto  vado a dargli uno sguardo e vede e rifletto su quanto scritto allora.

Noi avevamo nelle vicinanze le nostre caserme ed il pericolo sussisteva e bisognava stava in allerta. Le trasmissioni radiofoniche non erano molto entusiastiche ma avere un ricevitore allora era già un primato e specialmente le serate erano meno noiose. I programmi erano due (A e B) ed unificati di mattina con radio scolastica, trasmissione per le forze armate poi canzoni e melodie e Radio sociale. Nel pomeriggio uno trasmetteva nei programmi: musica sinfonica, orchestra classica, radio scuola, camerata del balilla, concerto di piano, musica per orchestra, orchestrina. L’altro invece: orchestra classica,  concerto di piano, canzoni in voga, concerto sinfonico, musica varia. Come si può vedere, le canzonette non ancora invadevano la radio e la musica classica e sinfonica la facevano da padrone, solo qualche canzone e melodia  aleggiavano nell’etere. Come accennato in precedenza i film proiettati, erano quasi tutti italiani e per me importavano i film leggeri e per giovani-ragazzi che erano pochissimi e mi divertivano quelli con Macario. All’epoca c’era anche qualche film francese con Jean Gabin o con Viviane Romance (“Carmen”), mi pare che avessero proiettato anche un film con Ingrid Bergman (forse si chiamava “Sola una notte”?). Intanto le compagnie Osiris con “sogniamo insieme” e Totò con “Orlando curioso” di Galdieri si facevano notare specie nel Nord e nei teatri principali. Parliamo anche del Corso Marrucino, di quest’arteria principale di Chieti che si sviluppa dal Largo del Teatro o Pozzo oggi Piazza Valignani sino all’incrocio con Via Arniense e dal Largo del teatro verso largo della Trinità (ex Corso Galiani).A Piazza Valignani è sito il Teatro Marrucino che negli anni ottocento era la chiesa di S. Stefano della Compagnia di Gesù e che in seguito diventò, dopo il suo abbandono, deposito e magazzino all’epoca dello stabilirsi delle truppe francesi nella nostra città. 


Inoltre si affaccia nella piazza il palazzo arcivescovile, dove fa spicco la torre vescovile del 400’, mentre la Banca d’Italia situata nel palazzo della Provincia, costruita nel periodo 1916-18, e che faceva parte del palazzo Valignani e che fa eco sulla stessa Piazza. Per il prolungamento della strada sino in Via Arniense furono demoliti diversi edifici già nel primo novecento proprietà della Confraternita del SS. Rosario, fu demolita nel 1915.

Al suo posto furono costruiti il Palazzo della Provincia e la sede della Cassa di Risparmio, nello stesso tempo si evidenziò il palazzo De Majo.Sempre nella stessa Piazza fu abbattuto il Palazzo De Risis, attorno all’anno 1906-1907, dove c’erano un albergo e ristorante e fu costruita l’attuale sede del Banco di Napoli. Chieti pensava anche al calcio, magari con pensieri non proprio sereni dovuti alla situazione dell’epoca, aveva una squadra che nei due anni addietro si era comportata bene e con dei buoni giocatori. Uscimmo da casa per recarci al Corso Cinema (allora cinema principale di CHIETI) in Corso Marrucino dove si proiettava  il film “La Corona di ferro” con Luisa Ferida, Elisa Cegani, Gino Cervi e Massimo Girotti.

A sinistra il parcheggio taxi. In fondo la cupola della chiesa di S. Francesco. Lungo il percorso verso il largo della Trinità si mise mano alla demolizione di diverse case in Largo G.B.Vico  che prese anche il nome di largo dell’Economia per il Palazzo Economia ivi costruito. La Chiesa attuale di S. Domenico si chiamava Chiesa delle Scuole Pie.

1942-43.

Ai primi mesi del 1943 i nostri cuori si riempivano d'angoscia. Furono dichiarati dispersi il fratello di un mio amico d’infanzia sergente mitragliere su bombardieri nel Mediterraneo (Squadra bombardamento-fronte tunisino  il 1-1-1943), poi il padre di un mio compagno di scuola imbarcato sul sommergibile “Narvalo” scomparso nel Mediterraneo durante una missione (14-1-1943).

(Il “Narvalo” comandato dal C.C. Ludovico Grion, si autoaffondò per danni dopo un attacco aereo a Sud-Est di Malta. Fu colpito e attaccato anche da due unità antisommergibili inglesi.

(Armamento: siluri da 8-12; 1 cannone;  2 mitragliere; 53 membri dell’equipaggio Fonti della  Marina).

Il Chieti giocò nella serie C/H.

8^ RIT. CHIETI-Alma Juventus Fano  (21-3-1943) 6-1, reti: Rota,3, (C), Bonansea (2) e Di Luzio G.(C),     

CHIETI:Feghiz, Tiriticco, Manfrè,Di Luzio G.,Michetti,  D’Incecco,  Rota, Bonansea, Malinverni, Melatti, Sbaraglia.

Il neroverde  Rota vinse la classifica cannonieri, ancora imbattuto: Classifica cannonieri: 1°Rota (CHIETI) 26 reti, 2°Spini(Forlì) 19 reti, 3°Pepe(Pesaro) 16 reti, Malinverni(CHIETI) 14 reti.

5 Luglio 1943 

La mattina era la festa di S. Anna ed aprendo le imposte del balcone che si affacciavano sulla Via Valignani, oltre alla massa di persone che si avviava verso la chiesa stessa, abbastanza distante dalla nostra abitazione, notammo che dirimpetto alla nostra casa, esattamente e deposito dei tram, c’era piazzata una mitragliatrice con attorno diversi militari italiani.

Era caduto il fascismo e la notizia era stata data nella tarda nottata. Ci siamo informati dell’accaduto e abbiamo saputo della nomina di Badoglio a capo del governo Io ancora ragazzo, ho avuto un sussulto pensando alle sorti della guerra. Le notizie si rincorrevano ma nulla di preciso. Non si sapeva del Duce e di tutti gli altri. Notizie che si rincorrevano ma nulla di ufficiale. Allora abbiamo acceso la nostra sempre valida “CGE”, ma non c'era nessun comunicato in onda.

Solo canzoni fino alle ore 22. Si seppe ufficialmente che <<Sua Maestà ecc...ecc ha accettato le dimissioni ecc. ecc... e nominato capo del Governo ecc...Pietro Badoglio>>  

Questa la notizia ufficiale. Poi ancora un comunicato con la voce di Badoglio che diceva che<<…la guerra continua…>>.Veramente questa notizia si sapeva già ufficiosamente dalla mattinata e ci si chiedeva del senso di questo stato di cose. Nei giorni successivi ci furono delle piccole manifestazioni, che portarono all’abbattimento di alcune insegne del regime e la cancellazione del fascio littorio dai tombini di ghisa e di tutto ciò che ricordava il regime.


La guerra incalzava e le nostre preoccupazioni aumentavano. Gli alleati erano sbarcati in Sicilia e ci si chiedeva se veramente qualcosa stesse per succedere attorno a noi. Giornali, notiziari e racconti di testimoni ci stavano dimostrando che i famosi venti di guerra potevano giungere fin dentro le nostre case. Si parlava di armi segrete e la situazione rimaneva molto tesa.

Alla fine di agosto stavamo pranzando quando un rombo d’aerei ci mise in agitazione. Scappammo tutti fuori e ci dirigemmo piuttosto in fretta verso il Tiro a segno del nostro rione, una zona dove si trovavano delle grotte per ripararci e li trovammo moltissime persone. Percepimmo  ancora il rombo degli aerei, erano le “fortezze volanti”, che si stavano dirigendo verso la vicina Pescara. Sentimmo poi degli scoppi intervallati ma continuati, stavano bombardando la città.   Era l’inizio della vera guerra! Nella fretta per fuggire lasciammo i piatti appena fumanti ma al ritorno, dopo qualche ora, dando lo sguardo verso Est dov’erano il mare e quindi Pescara, non si vedeva altro che nubi di polvere che arrivavano proprio in alto. A casa eravamo molto scossi e non avevamo voglia di assaggiare alcun che, gli spaghetti erano diventati appiccicosi e ci affacciammo al balconcino che dava sul mare, che s’intravedeva  lontano, ma le nubi di polvere erano ancora lì come prova del bombardamento.

Ma la vita in città com’era? Dall’apparenza non era cambiato gran che ma non era vero. Vennero fuori drappelli di persone (io da ragazzo non ancora potevo sapere chi fossero) che cominciarono a demolire emblemi e targhe del regime fascista. Ma i militari che facevano? Perché ricordiamo che a Chieti e specie nel mio Rione, c’erano due caserme. Non ho visto altro che grande confusione. C’era nell’atmosfera un senso d’incertezza e di attesa ma c’erano anche reparti della Milizia (M.V.S.N.) alla Caserma della Legione e alla caserma Berardi(Milizia contraerea). Ho visto questi ultimi cui cambiarono il simbolo militare dal simbolo del fascio alle stellette e fecero indossare la camicia grigio verde al posto di quella nera, questi militari erano volontari ed anche di una certa età addetti al servizio avvistamento. Si seppe che parecchi di questi militari erano stati insultati e dileggiati da persone, che poi si seppe, erano d’ideologia contraria cioè antifascisti. Non avvennero cose e fatti che potessero avvelenare l’ambiente della città. Già si presagivano tempi molto diversi da quelli passati. Eravamo a luglio-agosto e le persone stavano ancora al mare a Francavilla. Ci dissero che dopo la dichiarazione di Badoglio, lungo la costiera di Francavilla, ma credo che fosse esteso anche a tutta la costiera abruzzese, la Guardia Costiera con alcune imbarcazioni leggere, invitava con megafono i “bagnanti” ad abbandonare la spiaggia, allontanarsi e tornare a casa.

8 Settembre 1943.  Erano circa le 18-19 ed eravamo tutti in casa, quando lo scampanio delle campane a distesa ci richiamò a qualcosa d’eccezionale. In un baleno, la notizia della fine della guerra si propagò per le strade, per le nostre case e per ogni angolo del rione e della città. L’Italia aveva firmato l’armistizio. La gente festeggiava per le strade sottostanti e già pensava che la guerra fosse finita. Invece!

9 Settembre. Erano circa le 12, la giornata era molto soleggiata  noi ragazzi eravamo nel piazzale della rimessa del tram, quando vedemmo una colonna d’auto che proveniva da Via Arniense-Porta S.Anna e si stava dirigendo verso di noi. La Via Padre Alessandro Valignani non era ancora asfaltata e al passaggio di questa colonna d’auto si era alzato un gran polverone, tutte le auto si fermarono quasi all’altezza della mia abitazione, in pratica davanti all’ingresso dell’ospedale, allora in fase di trasferimento. La ferrovia Chieti-Chieti Scalo era ancora in funzione (di lì a qualche mese sarà smantellata dai genieri tedeschi) e affiancava la strada.   

Dalle auto discesero molti militari che erano ufficiali gallonati molto agitati e parlavano con voci concitate tra loro mentre altri militari prendevano ordini. Una gran confusione. Avevano sbagliato strada? 
E’ qui (vedere in basso)che la colonna di auto delle autorità militari si sono fermate in attesa di cosa fare. 


 Guardando la foto dopo ora c’è il furgone che viene in giù e incrocia l’autobus del servizio cittadino, ecco proprio in quel punto che vidi un ufficiale che era sceso dall’auto e si sbracciava a ordinare.          

Cercavano forse l’altra colonna del re e seguito (questo si seppe dopo)? Ci domandammo cosa stesse accadendo e venimmo a sapere che la Corte Reale era fuggita da Roma ed era dalle nostre parti.  Molti di noi ebbero la percezione di assistere a qualcosa di storico. Poi tutti i personaggi rimontarono in auto dopo sbattute di tacchi e ritornarono verso il centro della città per prendere alloggio delle molte camere d’albergo prenotate in fretta. Molte vocii confermavano che i personaggi avevano alloggiato all’Albergo Sole. che nella notte la corte reale si era trasferita nel paese di Crecchio presso la residenza di alcuni nobili e che nella giornata una colonna si era  diretta verso Pescara per prendere un aereo o  imbarcarsi al porto. Ma né l’aereo né la nave erano a disposizione per vari motivi.




Il corteo reale con il Re si diresse attraverso le strade collinari  attraverso le località di Villamagna e Tollo verso Crecchio(ospiti dei marchesi Bovino)  (linea punteggiata) e la mattina poi ad ORTONA e dopo la sosta verso il porto dove s’imbarcarono. Il percorso collinare per Crecchio non è ben conosciuto. Un’altra parte del corteo dall’aeroporto di Pescara si dirigerà verso il porto-canale di Pescara dove non ha potuto attraccare la corvetta”Baionetta” proveniente da Pola (ma la cosa non è certa e contraddittoria). Sempre la colonna reale al Bivio Brecciarola si dividerà e molti ufficiali saliranno  a Chieti città e dopo aver sostato nella Via Valignani nella serata pernotterà,come già scritto, all’albergo Sole della città. Si ritroveranno tutti ad ORTONA.


La corvetta antisommergibile “Baionetta” che imbarcò tutta la corte Reale   e militare per Brindisi.

Della classe”Gabbiano” (circa 60 unità). Impostata nel 1942; entrata in servizio 28 luglio 1943. Il 17 agosto si trasferì a Pola  per un breve periodo.  Nel dopo guerra svolse vari servizi, poi fu radiata nel 1971. Il primo nome assegnato fu <<Partigiana>>. All’epoca dell’imbarco del Re e del suo seguito, il comandate era il Ten.Vascello Piero Pedemonti.

(Fonte Ufficio Storico della Marina-Ministero della Difesa).

Da “La Marina dall’ 8 settembre 1943 alla fine del conflitto” dell’Ufficio Storico della Marina nel 1993, si scrive:  che la “Baionetta” imbarcò alle 21 del 9-9-43 a Pescara il maresciallo Badoglio con l’ammiraglio De Courten per proseguire per Ortona.

Da “P.Puntoni “Parla Vittorio Emanuele III”, Palazzi”, secondo la ricostruzione, il re consigliato da Acquarone alle 16 da Crecchio torna a Pescara aeroporto e si tiene una riunione con Badoglio, De Courten ed altri e si decide di puntare su una località del Sud e per evitare che le operazioni d’imbarco sulla “Baionetta” in arrivo da Pola richiesto da De Courten, poterono dare all’occhio per l’imbarco, si decise di  partire dal molo di Ortona a Mezzanotte. Il Re torna a Crecchio ma nel racconto non si cita Badoglio che dovrebbe partire anche lui per Crecchio. Il Re e molti del seguito si trovano sul molo di Ortona, aspettano invano l’arrivo di Badoglio perché s’è imbarcato a Pescara ed è sulla nave ad aspettare il Re. Questo il racconto del generale Puntoni.

Da”7 Anni di Guerra” volume II°-Edizioni Ardita-Roma-1965” si scrive che all’alba del 9 settembre il Re Badoglio e altri esponenti reali e militari, con un corteo di macchine da Roma imboccavano la strada che conduceva a Pescara, per poi passare ad Ortona dove s’imbarcavano sulla corvetta “Baionetta” per Brindisi. Dai miei parenti che abitavano a Villa Rogatti di Ortona ebbi le notizie  sull’imbarco (me lo raccontarono quando feci le ricerche sull’avvenimento) e mi dissero che i pescatori che traghettarono i reali e seguito, quando arrivò in porto la “Baionetta” videro sulla tolda della nave il maresciallo Badoglio e l’ammiraglio De Courten che si stavano sbracciando per avvertire che sulla nave potevano salire solo trenta persone. Secondo il racconto di testimoni sulla “Baionetta” erano già imbarcati il Maresciallo Badoglio e l’ammiraglio de Courten!

Uno dei pescatori-traghettatori ritornò sul vicinissimo molo e riferì. Gli altri avrebbero dovuto imbarcarsi sulla nave “Chimera” in arrivo. Queste persone raccontarono poi che nel porto c’era una gran confusione e ressa senza ordini precisi. Insomma, a mio parere, una gran caos d’ordini e contrordini, basta sapere che l’incrociatore “Scipione” fu fatto salpare da Taranto per Pescara ma arrivato  al porto vicino alla mezzanotte, ripartì per Ortona. La corvetta “Scimitarra”, altra nave militare, giunse a Pescara la mattina del 10-9 e poi ripartì per Brindisi. 

Ora si direbbe “un gran casino” dando proprio l’impressione della velocità e fretta e mancanza d’appropriate  comunicazioni, per abbandonare la capitale e l’Italia lasciandoci in mano ai tedeschi. In pratica successe proprio così. Allora fecero un altro percorso interno per dirigersi verso Ortona dove c’era  alla fonda una nave da guerra.  La stessa cosa fecero i reali dopo la notte trascorsa a Crecchio e con la maggior parte della colonna, s’imbarcarono sulla corvetta “Baionetta” e salparono dal porto d’Ortona. Una targa fu posta nel molo per immortalare l’avvenimento.

I reali e seguito s’imbarcarono ad ORTONA a mare, è un fatto inoppugnabile. Quindi storicamente è stata la fuga di “Ortona a mare”.

Si è scritto molto su questa fuga e non credo che molti avessero parlato in termini categorici della mancanza di comunicazioni perché le stesse non esistevano più. Nelle mie letture sono venuto a conoscenza che per esempio il governo inglese per mantenere i rapporti con tutte le istituzioni civili e militari, al tempo dei bombardamenti di Londra da parte degli aerei inglesi, vivevano e governavano in bunker sotterranei a prova di bombe C’era sempre un collegamento tra governo-casa reale- autorità e così i militari sapevano cosa fare e i civili pure. Chi ha vissuto l’8 settembre può darne una prova per esserci stato e come le due caserme a noi vicine, divennero il simbolo della nullità per cui tutti potevano entrare e uscire magari portandosi qualche ricordo di tipo militare? Era il caos. Nessuno sapeva niente. Penso proprio che tutti i ragazzi della mia generazione da allora sono cresciuti in fretta. Siamo stati consapevoli di cominciare a vivere una parte storica del nostro paese. Comunque in quei giorni una brutta pagina italiana.

II^ GUERRA MONDIALE. 1940-44 . Come si viveva a CHIETI(3).

Parliamo delle caserme che c’erano vicine, lo abbiamo accennato pocanzi. Dire caos e forse troppo ottimistico, il clima che si respirava era quello della continua confusione fuori d’ogni regola. Avevo sentito parlare di anarchia, non c’era più autorità, i magazzini furono “visitati” da persone che cercavano tutto e il contrario di tutto. Molti ragazzi s’impossessarono anche di armi e di bombe a mano che fecero scoppiare in una località vicina ma lontana dall’abitato e precisamente al Tiro al piccione, zona attigua alla caserma Berardi dove noi ragazzi andavamo a giocare. A dir il vero io, pur avendo maneggiato i moschetti da balilla, ero molto rispettoso delle vere armi e mi mantenevo sempre prudente. Alcuni ragazzi, si seppe dopo, volendo fare gli adulti avendo manomesso alcune cartucce, causarono degli scoppi e qualcuno perse anche delle dita.

I tedeschi si stabilirono a Chieti con un comando e inalberarono la bandiera su Palazzo Mezzanotte. Un altro comando si era installato nei locali dell’Ospedale Civile, allora in fase di spostamento dal vecchio posto in fondo in Via Arniense nelle vicinanze del Seminario Diocesano, con una batteria antiaerea sul terrazzo.

Li ho visti arrivare con i loro mezzi, erano delle SS armate fino ai denti e con fare superbo e minaccioso direi anche spavaldo, però erano molto giovani e pensai, magari erano gli adulti della Gioventù Hitleriana che vennero a Chieti? L’ospedale, non ancora funzionante, situato dirimpetto alla mia abitazione (Via  Valignani), fu sottoposto, in seguito, a continuo cannoneggiamento da parte alleata e proveniente dalle linee del fronte che distava solo alcuni chilometri in linea d’aria.

Una cosa era certa: il nostro rione Valignani-Gaetano d’Aragona-Tiro a segno, Pietragrossa-S.Anna era bersagliato da continui bombardamenti aerei. Un’altra batteria contraerea era stata posta in fondo alla Via d’Aragona, attigua all’Azienda Barattucci ed entrava in funzione di frequente. Chi non conosce questa zona, c’è da dire che via Gaetani D’Aragona è posta come su una collina e dopo la strada c’è un forte pendio e al disotto c’era tutta la zona agricola di S. Barbara con la sua chiesa. La batteria era in una posizione alta e aveva al disotto, appunto tutta una zona che guardava verso Bucchianico. Questa zona comunque era una posizione che i tedeschi amavano presidiare con molti mezzi corazzati. Infatti, descriverò dopo un bombardamento aereo, proprio su questa zona, effettuata da aerei da caccia a bassa quota.

Molte formazioni di apparecchi quadrimotori ci passavano sopra le nostre teste per sganciare bombe sugli stabilimenti di Chieti Scalo.

Un giorno una di queste formazioni in fase di sganciamento si era abbassata, la contraerea tedesca che aveva le batterie nei pressi della Celdit,cominciò a sparare e colpì uno di questi aerei.

Era impressionante vedere questi aerei quadrimotori così vicini ma la cosa più emozionante fu quando dall’aereo colpito tre o quattro membri, abbandonarono l’aereo lanciandosi con il paracadute, potevamo vederli quasi in viso scendere lentamente  e sembravano che ci venissero addosso, ma il vento li spingeva verso la zona di Chieti scalo, molto emozionante.  


Facciata che dà sulla via Lucio Camarra o verso la caserma dei VV.FF. Da qui vedemmo il quadrimotore abbattuto e

i piloti lanciatosi con i paracadute. Finirono prigionieri.I due balconi a sinistra dell’edificio più alto e al centro della foto, sono stati un punto di osservazione degli aerei che passavano in formazione e di continuo.

Abbiamo poi assistito a un mitragliamento della zona di S. Barbara, dove c’era un assembramento di mezzi militari. Eravamo affacciati al balcone che dava verso la Maiella, quando un rombo di motori assordanre ci fece sussultare. Da dietro la nostra casa proveniente dalla zona adriatica vari aerei da caccia si abbassarono a bassa quota con le mitragliatrici in funzione, un rumore assordante di motori e di spari traccianti.

Mi vennero in mente i documentari che avevo visto al cinema con le scene di guerra, non potevo credere invece che la stavo vivendo in prima persona! Ci si chiedeva da dove provenivano tutti questi aerei compresi quelli notturni che sganciavano i cosiddetti “spezzoni” che in termine tecnico dovrebbero dire”bombe di piccole dimensioni”. Provenivano forse da Foggia. Ma non si riuscì, anche dopo passato il fronte, individuare la loro base di partenza.

Il fronte si era attestato sul fiume Sangro ma molte località a noi vicine erano sfollate e molti profughi si erano rifugiati in città.

C'era difficoltà di vettovagliamento per una massa di persone (quattro, cinque  volte la città, non lo so, qualcuno disse che eravamo in centomila!) (cosa accertata dopo passato il fronte)che si erano ammassate in città. Ho visto nel mio rione gente, compreso nel mio caseggiato, farsi in quattro per aiutare gli sfollati che provenivano numerosi da Tollo-Miglianico-Ripa. Solidarietà a non finire e tutti aprirono le loro case per dare aiuto, un riparo, un conforto specie per l’invernata gelida di quell’anno. Nel nostro caseggiato tutti si offrirono a ospitare queste persone ed anche noi non ci tirammo indietro ad ospitarli in casa. Se fosse capitato a noi? Perché poi anche noi abbiamo sfiorato lo sfollamento che solamente la dichiarazione di “Chieti Città aperta” ci fu risparmiata.

In città si camminava con qualche difficoltà per il numero enorme di persone, sembrava sempre un giorno di festa per i teatini che si ritrovavano nel Corso Marrucino. Erano le persone che erano presenti in città e si vedeva lampante, il problema igiene era sempre impellente e molte persone “bivaccavano” sotto i portici del Corso per mancanza di posti e per difendersi del freddo mettevano dei cartoni o simili come protezione. Si seppe che a Chieti Scalo fu requisito l’edificio dei Monopoli di Stato-chiamato dalla gente i “tabacchi”- e adibito a centro di smistamento degli sfollati e poi erano trasferiti, una certa parte, con carrozze ferroviarie al nord.

 

Gli sfollati erano moltissimi e si viveva ormai con grande solidarietà e comunione e abbiamo conosciuto tante persone che poi sono rimaste in città residenti. Si sono strette amicizie poi coltivate con il tempo, conoscenze di persone semplici, leali e molto pazienti. Venivano sempre dalla nostra zona di campagna che non era altri che il nostro circondario.

A fianco al mio appartamento ve n’era uno più piccolo, allora vuoto, che poteva contenere pochissime persone, credo che fosse occupato da almeno quindici persone provenienti dalla zona di Tollo. Avevano portato con sé alcune provviste che ci offrirono e che noi non avevamo, ma avevano bisogno di tante cose e la lontananza dal loro paese era molto sentita.

Rifiutammo per quanto ci offrirono e certamente noi ci sentivamo imbarazzati perché, forse, non potevamo offrire molto. In ogni caso la solidarietà era notevole e ci sentivamo legati ai loro disagi di un cambiamento notevole delle loro abitudini.

Nell’appartamento il bagno era uno solo e le condizioni erano abbastanza critiche ed erano ammassati nelle tre piccole stanze più una cucina abitabile e non bastavano nemmeno le sedie. Non ricordo bene ma l’inquilino precedente era andato via e il padrone di casa approfittò per dare quest’appartamento agli sfollati. Non so altro.

Questa prima esperienza di situazioni disagevoli certamente ha fortificato tutti i ragazzi della mia età e ci hanno permesso, in seguito, di capire e comprendere meglio il problema della convivenza tra le genti.

Dopo qualche settimana molti di questi sfollati trovarono altra sistemazione e rimase sola una famiglia e subito s’instaurò tra noi del caseggiato e loro un rapporto durato poi nel tempo.

Una figlia si sposò con un funzionario dei VV.FF., la caserma era posta proprio sotto di uno dei balconi che guardava ad est.  Questa signora rimase ad abitare in quell’appartamento e rimase una nostra cara vicina per moltissimi anni fino a quando io cambiai residenza per ragioni di lavoro. 

A fine guerra  alcuni scrissero che in alcuni casi l’accoglienza fu fredda e distaccata. Io sto raccontando quello che ho visto e ciò che ci hanno raccontato nella città. Per quanto ho potuto costatare queste critiche, sono state ingiuste e poco fondamento anche se questo spostamento di comunità poteva generare qualche incomprensione  di carattere tra le persone. Il mio rione era abbastanza vasto ed era il primo approccio degli sfollati che avevano abbandonato le loro case dalla direttiva Ripa-Tollo-Miglianico. Si era come nei tempi odierni per Lampedusa e le altre isole della Sicilia, avamposti del Continente Europa. Devo dire sinceramente che quanto scritto nei termini letti su qualche giornale o libro, non era aderente di ciò che realmente è accaduto, almeno per quanto riguarda le persone, la gente comune e i contadini del contado.

Certamente quest’avvenimento traumatizzò molti cittadini ma era la guerra che nessuno di noi immaginava solo qualche mese prima.

Si seppe che Mussolini era stato liberato e non si seppe null’altro, qualcuno disse che aveva sentito la voce del Duce per radio da Milano, si disse che era una voce registrata invece era nata la Repubblica Sociale di Salò. Dopo poco fecero l’apparizione per le strade alcune pattuglie della GNR della Repubblica di Salò e solo allora si capì che l’Italia era divisa in due, di là del fiume Sangro si chiamava Italia del Sud e al di qua la Repubblica Sociale Italiana. I vigili del fuoco fecero la spola con i loro camion con le vicine Marche per l’approvvigionamento di grano ed altri generi. Furono attaccati spesso da aerei alleati ed un vigile del fuoco, del nostro rione, perse la vita. Colonne di mezzi corazzati e uomini transitavano dalla Via Valignani-S.Anna che portava verso il fronte oltre Ripa-Tollo. L’altra strada  era nella zona sud-est e precisamente la strada Marrucina che conduceva  nella zona dell’altro fronte oltre Guardiagrele. Notizie di fucilazioni di partigiani effettuate dai tedeschi rattristarono e preoccuparono molto la popolazione. Alcuni di loro erano ufficiali dell’esercito che non vollero collaborare con i tedeschi. Si diceva allora che in un appartamento vicino alla caserma Berardo Sacro Cuore (quindi nella mia zona) c’era stato degli arresti e che c’era stata una soffiata con l’introduzione nella casa di un informatore. 


Uno degli ufficiali lo avevo conosciuto e lo ricordo benissimo. La famiglia di alcuni miei amici d’infanzia, poi ritornata negli Stati Uniti, che abitava in Via Tiro a segno-Rione Gaetani, aveva a pensione delle persone e fra queste, ora sono certo, il tenente M.M., con il quale noi ragazzi parlavamo della sua vita militare nella Caserma Vittorio Emanuele, sede del 14°Rgt. Fanteria della Divisione Pinerolo. Tutti furono fucilati.

In città si respirava preoccupazione che era grave anche per la situazione igienica. Si parlava allora dello sgombero della città di Chieti ed ecco che uscì un manifesto del Comando tedesco che intimava ai cittadini sfollati di abbandonare la città entro il 15 febbraio, mentre i cittadini di Chieti, borgate e di Chieti Scalo dovevano abbandonare le loro case entro il 15 marzo.

La nostra radio funzionava e si poteva captare Radio Londra  con la rituale apertura della trasmissione con una sinfonia di Beethoven. Era il colonnello Stevens che leggeva qualche notizia sul nostro fronte.

 

Si riusciva a captare anche  Radio Bari ma raramente e piuttosto male.

I giornali c’erano ma le informazioni erano sempre scheletriche e molto sintetiche e per capire qualcosa bisognava leggere fra le righe. C’era gente sfollata che proveniva dalle zone di guerra e che ci informavano come realmente stavano le cose. In altre parole l’avanzata procedeva molto lentamente e con lo sguardo al fronte tirrenico dove operava la V^armata americana ed il fronte di Cassino. Gli alleati del fronte adriatico dell’VIII^armata inglese avevano attraversato, con canadesi e polacchi, il Sangro e si stavano disponendo sul fiume Moro per dirigersi verso Ortona. Avevano incontrato delle difficoltà ad attraversare questo fiume per le piene dovute al maltempo ed anche per la resistenza dei tedeschi. Forse arriveranno per Natale da noi? Speranze vane. 

Si avvicinava il Natale e la popolazione pregava nelle chiese e si stringeva attorno al suo arcivescovo; il pranzo fu abbastanza magro ma lo stare insieme in famiglia e con altri parenti ci gratificava moltissimo. Non c’era molto da mangiare ma tra mercato nero ed altro si cercava di rendere questa festività allegra e vivibile. Alla fine dell’anno, si sentivano passare per la Via Valignani, in direzione sud, mezzi corazzati e bellici tedeschi che sferragliando sull’asfalto ci richiamarono alla realtà della guerra. Si cercò di brindare, insieme con tutti quelli del caseggiato, ad un anno che ci avrebbe portato alla libertà con le bottiglie di gassosa. Certamente quelle che avevano il tappo di porcellana e la guarnizione di gomma! Era una goliardata? No era la nostra fede e speranza  per un mondo migliore.


Gennaio 1944. A Ortona ci fu un’aspra battaglia cruenta  specie lungo il Corso della città che portava verso la Piazza principale dove la resistenza tedesca fu accanita. Alcuni miei parenti residenti nella zona ed Ortona mi descrissero le battaglie della città e sul fiume Moro che poi visitai e che descriverò in altra parte. Gli alleati si fermarono e si attestarono nella zona su una linea difensiva.

Sulle sponde  del fiume Moro e nel territorio di Frisa-Villa Rogatti-Caldari  gli alleati avevano sistemato le batterie dei cannoni che ci avevano bombardato per  quasi per tutto il periodo invernale. Chieti era sede di comandi tedeschi e crocevia di passaggi di truppe ed armamenti per il fronte adriatico(Ripa-Tollo-Miglianico) che per quello montano (Bucchianico-Guardiagrele).

I cannoneggiamenti continuavano. Si sentiva lo sparo del cannone e dopo pochi secondi il sibilo del proiettile e dopo lo scoppio. Noi dal nostro solito rifugio, che era un appartamento a piano terra di un nostro “condomino” che ospitava tutti quelli del caseggiato, potevamo percepire benissimo la partenza del proiettile e poi aspettare! Dove sarà esploso?

Due colpi, ma con traiettoria strana, raggiunsero una finestra al secondo piano del nuovo ospedale appena sgomberato (ma sede di un comando tedesco), che si affacciava sulla Via Valignani, ma allora non vi erano ancora i malati. Lo scoppio dei proiettili era secco e forte e subito avevamo avuto l’impressione che era vicinissimo.

La traiettoria dei proiettili sembrava avallare la tesi di qualcuno che i proiettili provenissero dal mare, ci furono dei pareri opposti di alcuni esperti che esclusero il bombardamento navale sia per l’entità dello scoppio (poco danno), sia per l’impatto non proprio frontale ma strisciante del proiettile.

Altri colpi di cannone invece raggiunsero i dintorni, uno colpì il Palazzo INCIS (due case precedenti al nostro edificio),distante solo 200 metri dalla mia casa ed in direzione delle nostra camera da letto. Impatto frontale e questo non lasciavano dubbi, veniva da sud dalle postazioni poste molto vicine a noi, forse appunto dal fiume Moro, dicevano alcuni.

Sembrava proprio di si. Dopo questo fatto si spostò la camera da letto dei miei genitori posta a sud e in direzione di quella cannonata e spostammo tutto nella camera attigua, dove eravamo io e mio fratello. Ci divideva un altro muro dal probabile impatto. Un margine di sicurezza che si poteva prendere allora ma, molti preferirono pernottare in alcune grotte poste attorno alla città. Una di queste era posta vicino al gasometro e con alcuni compagni andammo a vedere, letti e masserizie a destra e sinistra di questa caverna illuminata da lumi di vario genere.

Molti spezzoni caddero nella città, lanciate da quest’ aereo solitario notturno e dopo qualche giorno, andavano a vedere nei posti in cui si diceva che erano cadute le bombe-spezzoni e per raccogliere le schegge. Erano poi catalogate da mio fratello catalogate e allora questa mania delle collezioni c’era sotto diversa forma. Poi vennero, dopo tanti anni, gli album di calcio Panini per calciatori, ecco noi ne eravamo in un certo senso gli antesignani. Prima delle schegge, per un’analogia che non andrebbe fatta, ci fu una raccolta di figurine che rappresentavano “i moschettieri” e alcuni personaggi del 600’ e 700’, però mi è rimasta ancora impressa nella mente la figurina principe che rappresentava il “feroce Saladino”. Se dico che era introvabile era come vincere ad una lotteria. Credo che molti desistessero perché essendo proprio introvabile (non ricordo a quale prodotto fosse legato) si era stufati di comprare per entrarne in possesso. Ritornando alle schegge ci dissero che un proiettile era caduto all’angolo del palazzo delle Poste centrale. Guardando l’entrata con la scalinata, all’angolo a sinistra.

Per il vero non ricordo se quel proiettile fosse delle cannonate e dell’aereo. Comunque la bomba, non doveva essere molto devastante, creò una buca non molto estesa ma la cosa sconvolgente è che colpì qualche persona perché sulle mura del palazzo all’altezza della targa viabile erano visibili le scheggiature e anche dei grumi di sangue. Dopo qualche giorno fu ripulito però, sono sicuro, rimase ancora per un po’ di tempo i segni delle scheggiature. Forse per ricordare l’avvenimento? Non so. Poi tutto fu ricoperto.


Che dire poi della ferrovia elettrica Chieti-Stazione che, come accennai nella 1^parte di questo racconto, fu divelta dai tedeschi nei mesi precedenti. Nei primi del novecento la città anelava ad un posto tra le piccole città provinciali e la ferrovia sembrava uno dei mezzi di comunicazione con la parte bassa della città per dare un miglior impulso alla vita economica di allora.

L’opera fu inaugurata nel giugno 1905 dal re Vittorio Emanuele III e la regina Elena, il percorso era da Piazza Vittorio Emanuele (capolinea) a Via Arniense-Seminario arcivescovile, largo Carisio, Porta S. Anna-Scuole elementari, Via Valignani poi verso il tiro a piccione-caserma Berardi, largo S. Anna-cimitero poi deviava a sinistra e si dirigeva verso il Tricalle (zona superiore) per inoltrarsi in zona di campagna e costeggiare in discesa la Colonnetta, arteria stradale di collegamento Chieti-Chieti Scalo, ed arrivare alla stazione FF.SS.

C’erano in città diverse fermate ma le più importanti erano dopo  il capolinea in Piazza Vittorio Emanuele, la rimessa dei tram in Via Valignani e il cimitero di S.Anna.

Da ragazzi, data la vicinanza della stazione-rimessa, conoscevamo tutti gli addetti compreso, il capo stazione e poi sapevamo tutto sulle vetture. Sul piazzale antistante alla rimessa vi erano degli scambi anche per  i carri merci, infatti, il servizio non era solo di passeggeri  ma anche delle merci che caricavano e scaricavano da e per Chieti scalo.


Chi di noi,specie del Rione,  non ricorda la vettura motrice con 1^ e 2^ classe con poltroncine colorate e il vagone trainato ed agganciato con i loro terrazzini all’inizio e alla fine della vettura, i sedili erano di legno. Insomma noi amavamo questa ferrovia e la nostra fanciullezza ed adolescenza sono cresciute con loro. Molti conosceranno queste vetture magari per averle viste in qualche foto o cartolina, ma noi invece le abbiamo viste, toccate ed anche analizzate nel loro interno. Erano lì alla nostra portata ma sempre con le dovute precauzioni e mai con confidenza. Certamente ci sono stati casi d’incidente gravi e qualcuno addirittura quasi sotto i nostri occhi. Diverse disgrazie avvennero perché queste persone scesero dal tram in corsa. Dirò che alcuni miei compagni più grandi si allenavano nello scendere e salire sembrava uno sport pericoloso e, infatti, lo era. Anch’io provai ma sceglievo sempre il predellino dell’ultima vettura. Comunque sempre pericoloso che andava al di là della mia proverbiale prudenza che ho cercato di seguire sempre.Ritornando alla fine programmata del glorioso tram, un giorno genieri tedeschi cominciarono a togliere i binari e le loro traversine con leve e macchine speciali, iniziando da Porta S.Anna-scuole elementari. Noi li guardammo esterrefatti!


Volevano distruggere qualsiasi struttura di comunicazione, non si poteva fare nulla e quest’operazione di sradicamento ci faceva pensare. E’ la consapevolezza che qualcosa sta cambiando?

Era il segno della guerra tra le nostre case che ci stava facendo crescere in fretta? Io dico si! Non so però che fine abbia fatto i nostri tram e spero che un giorno possa scoprirlo. Nel dopo guerra si ripristinò il servizio Chieti-Chieti Scalo con filobus, forse anche perché doveva passare per Corso Marrucino, poi tolsero le fermate dal Corso e il percorso fu spostato all’esterno del centro della città. La mia opinione personale era ed è tuttora, che questo tipo di struttura tranviaria andava potenziato e rifatta. Ora, infatti, è in auge la scuola di pensiero delle “metropolitane leggere” o in “superficie”, quindi, per me, occasione mancata.

(continua)

Scritta in riedizione  il 9 maggio 2018

La locandina rappresenta il mercato a Chieti piazza Malta negli anni 40’