user_mobilelogo

webchannelfisso

Nereo Rocco alla Civitella il 27 ottobre 1949 a destra il giocatore neroverde Guido Micolucci

(di Franco Zappacosta)

Il 27 ottobre 1949 alla Civitella venne disputata un’amichevole il cui significato andava ben oltre l’importanza dell’evento sportivo. Il Chieti ospitò la Triestina di Nereo Rocco allora agli inizi della carriera di allenatore. La squadra giuliana, militante in serie A, nell’organizzare la trasferta a Bari (rigorosamente in treno), accettò la proposta della società neroverde di fare tappa intermedia a Chieti e sfruttare la sosta per effettuare sul campo teatino il consueto collaudo di metà settimana. La notizia dell’arrivo in città degli alabardati, celebrati da Umberto Saba in una straordinaria poesia “Squadra paesana” (<anch’io fra i molti vi saluto rossoalabardati sputati dalla terra natia, da tutto un popolo amati…>), suscitò grande attesa in tutto l’Abruzzo.

Eravamo nel dopoguerra, ma rovine e ferite non impedivano che nel cuore tutti nutrissero la speranza della rinascita. Il calcio era un formidabile mezzo per riallacciare legami sociali recisi da un conflitto che aveva frantumato la coesione nazionale e per ritrovare motivi di aggregazione attorno ad attività (sportive e non) rinate dalle macerie lasciate dall’immane tragedia. La Triestina, poi, evocava l’immagine di un pezzo d’Italia non ancora interamente restituito al Paese. Il capoluogo ricadeva infatti nel cosiddetto Territorio Libero amministrato dagli alleati, e la Triestina era l’unica squadra che partecipava al campionato di serie A pur rappresentando un Comune in quel momento non appartenente a pieno titolo all’Italia. La cosa accendeva un sentimento di profondo affetto verso la città giuliana, non privo di orgoglio patrio. Era perciò un appuntamento del tutto speciale.

L’entusiasmo scatenato dall’annuncio fu tale che i tifosi neroverdi organizzarono una carovana di auto allo scopo di scortare il pullman con a bordo la comitiva triestina dalla stazione ferroviaria di Pescara sino all’albergo Sole, in Corso Marrucino. Il lungo corteo attraversò la Tiburtina e poi da Chieti Scalo salì in centro città in una sorta di festosa e colorita parata. All’arrivo aperitivo di rito al Gran Caffè Vittoria in un generale tripudio.

Rileggiamo come Il Messaggero (pagina dell’Abruzzo e Molise) il 27 ottobre 1949, un giovedì, presentò l’avvenimento: <Molto attesa è l’amichevole d’eccezione che i rossoalabardati della italianissima città di Trieste sosterranno nel nostro stadio (ampio e ben addobbato per l’occasione) contro i nostri baldi atleti lanciati nel campionato di Promozione. La partita riveste carattere di massima importanza perché la valorosa partecipante in serie A ci onora di una visita e sarà graditissima per gli sportivi locali e dell’Abruzzo intero che potranno vedere all’opera i campioni della città di San Giusto in una partita che ha il sapore di fraternità d’intenti e di massima cavalleria. Le autorità locali hanno con un manifesto tricolore espresso il loro benvenuto ai rappresentanti della città di Oberdan i quali vengono a onorarci di una visita e a degnarci di una esibizione amichevole. Gli sportivi della città e della regione tutta tributeranno loro l’entusiastica ammirazione e la devota fede di italianità ai cari fratelli triestini.
Il Messaggero presentava così l'amichevole Chieti-Triestina giovedì 27 ottobre 1949

 

L’incontro atteso in tutti gli ambienti sportivi d’Abruzzo radunerà la gran folla d’occasione e scaturirà un bel gioco d’assieme e d’incisività di cui i buongustai vanno sempre in cerca. Il Chieti contro un’avversaria di riguardo farà del suo meglio e del tutto per uscire con onore dalla nobile e cavalleresca tenzone ma sarà soprattutto fiera di poter gareggiare con gli illustri ospiti. I triestini giungeranno a Pescara a mezzogiorno e troveranno molte macchine degli sportivi teatini a disposizione per il trasporto della squadra nella nostra città. La comitiva triestina ripartirà venerdì. La compagine alabardata si allineerà nella probabile formazione: Nuciari  Zorzin  Blason ; Grosso Radio Brandolisio; Rossetti Trevisan Ispiro Petagna Begni. L’allenatore è il signor Nereo Rocco. Il Chieti scenderà in campo con la sua migliore inquadratura>.

La partita si concluse 4-2 per la Triestina. Ecco il resoconto che ne diede sempre Il Messaggero nella sua edizione abruzzese venerdì 28 ottobre.

<Entusiasticamente accolta dalla cittadinanza la carovana di calcio della Triestina è arrivata a mezzogiorno da Pescara scortata dalle auto degli sportivi teatini sostando all’Albergo Sole. Alle ore 15 lo stadio della Civitella offriva un magnifico colpo d’occhio per la numerosa folla riversatasi da tutti i centri d’Abruzzo sul nostro campo. La folla ha sottolineato con giubilo le belle fasi del gioco. La squadra rossoalabardata ha svolto un gioco superiore per tecnica e tattica ed ha avuto così nella partita un proficuo allenamento (in vista della difficilissima gara di Bari) contro la coraggiosa nostra compagine che oggi ha fatto mirabilia di fronte a un’avversaria della serie A. L’undici locale, in nuova maglia verde, si è disimpegnato assai bene, specie nel secondo tempo, gareggiando con i baldi campioni in bravura e incisività e, lottando con ardore, è uscita con onore dall’amichevole d’eccezione. Ammirata molto la giovanissima ala destra Cirotti che ha un buon intuito del gioco ed è molto insidioso. A lui si deve il secondo punto. Molto preciso l’arbitraggio del signor Di Pietro di Chieti. I graditi ospiti della italianissima città sono stati festeggiati ieri sera dagli sportivi locali e dalla colonia giuliana abruzzese>.

Il giorno successivo, venerdì 28, la cronaca dell'amichevole

 

Il tabellino di Chieti-Triestina 2-4

Chieti: Toros (Menozzi); Crastia (Di Renzo) Micolucci; Pinti Di Luzio Lupo; Del Bianco (Cirotti) Laurencich Di Giusto Pilla Cavicchi. Allenatore Dal Pont

Triestina: Nuciari; Zorzin Radio; Brandolisio (Boscolo) Grosso Giannini; Rossetti Petagna Adcock Ispiro (Vecchiet) Begni. Allenatore Rocco

Arbitro: Di Renzo di Chieti

Reti: pt 19’ Zorzin 37’ Begni; st 15’ Begni 20’ Di Giusto 23’ Cirotti 29’ Vecchiet. Note: angoli 6-1 per la Triestina

La formazione del Chieti nella stagione 1949-50. Si riconoscono Guido Di Luzio (il primo in alto da sinistra), Mario Laurencich e Critoforo Pinti (sesto e settimo da sinistra) e l'allenatore Ferdinando Dal Pont

 

A Bari, la domenica dopo, la Triestina pareggiò 1-1.

Un dettaglio di grande importanza va sottolineato: nel primo tempo tra i pali il Chieti schierò il quasi diciannovenne Riccardo Toros (1 dicembre 1930 - 22 giugno 2001) friulano di San Lorenzo Isontino (Gorizia) che avrebbe poi giocato nel Milan, raggiungendovi il fratello maggiore, l’attaccante Guglielmo.

Toros tra i pali della porta neroverde in una partita del 10 settembre 1949

 

Il giovanissimo Toros venne chiamato al Chieti dall’allenatore Ferdinando Dal Pont, anch’egli friulano (Udine 26 maggio 1911 – Udine 9 marzo 1985) e vi rimase per due stagioni dal 1947 al 1949. <Un periodo bellissimo per mio papà – sottolinea il figlio Paolo – era giovanissimo e furono stagioni fondamentali per la sua formazione professionale>. Riccardo vinse 2 scudetti (con Milan e Fiorentina) e collezionò anche presenze in Coppa dei Campioni. Un nome prestigioso che dà lustro ai nostri colori, lo rammentino i tifosi del Chieti.

Un bel primo piano del giovanissimo portiere

 

 

Riccardo Toros e Mario Del Bianco..Entrambi friulani, i due erano grandi amici. L'attaccante era nato a Udine il 18 aprile 1928

 

 

Nel 1955 Riccardo Toros, che allora giocava nel Milan, incontrò un gruppo di giovani studenti teatini in gita a Milano.Ecco il gruppo davanti alla Stazione Centrale di Milano.Il giocatore è al centro. Ai suoi lati a sinistra Marcello Ruffini, X, Graziano Di Tullio. A destra Giuseppe Pettinelli e il neroverde Rocco Melideo

 

Abbiamo raccontato un breve capitolo di storia del calcio neroverde.

Ma in città – ricordiamo - si viveva allora un periodo di cose nuove. Nell’ottobre del 1949 eravamo a pochi giorni da un evento importantissimo per Chieti, ne segnerà il futuro: l’inaugurazione della filovia, tappa storica sia per l’ammodernamento della rete di mobilità sia per l’evolversi delle relazioni sociali.

Ecco come Il Messaggero commentava la “rivoluzionaria” novità (l’articolo è un vero spaccato di vita cittadina con stereotipi riscontrabili ancora oggi…).

<Tra la curiosità e l’ammirazione della cittadinanza l’impianto filoviario è quasi ultimato. Lucenti cavi di rame corrono lungo le principali vie cittadine tracciando per l’aere i segni inconfondibili della modernità e del progresso. La tranquilla città dalle passeggiate serotine vedrà fra breve pulsare nel suo cuore, forse come benefico disturbatore, l’aerodinamico filobus che donando alla città un comodo servizio urbano, le conferisce quell’aspetto di modernità che le esigenze odierne richiedono. Nonostante l’incondizionata approvazione della cittadinanza, per questo moderno mezzo di locomozione non mancano le critiche di coloro che vorrebbero davanti al loro portone la fermata o almeno a breve distanza il passaggio del filobus. Reclamano gli abitanti di Borgo Marfisi, della Villa Comunale e dei rioni della città nuova. Dicono che a loro il filobus non servirà in quanto il tracciato filoviario urbano termina al Palazzo delle Poste con prosieguo per il Corso Marrucino non toccando la Piazza della Trinità e tutta la zona retrostante>.

Sono inoltre giorni di agitazioni sindacali (riferisce sempre Il Messaggero): <Le tabacchine dell’Ati si sono messe in agitazione. Chiedono la paga unica giornaliera di 520 lire, il piatto di minestra e il rimborso di metà delle spese sostenute per raggiungere allo Scalo il posto di lavoro>.

E poi eccone una che riguarda la (prei)storia del costume.

<Amanti al chiaro di luna. Ci viene segnalato da più parti – riporta Il Messaggero di Chieti in pagina d’Abruzzo – l’ardire di giovani coppiette che tenendo in non cale le varie disposizioni in merito al buon costume, in pieno giorno o quasi, attendono ai loro affetti bollenti per le vie meno frequentate della città. Non si tratta di un vero e proprio scandalo, per carità, ma di abbracci e baci dati alla presenza di qualche pudico passante sbucato di sorpresa da qualche vicolo che non ha dato tempo alle coppiette di ricomporsi e di abbassare gli occhi in segno di pudicizia. I segnalatori di questa noticina dicono “Ai tempi nostri queste cose non si facevano, c’era la squadra del buon costume, quasi come una ronda. Perché non si ripristina questo servizio?”>.

N.B. Ringraziamo la Biblioteca Provinciale di Chieti che mette a disposizione le raccolte dei quotidiani, giacimenti preziosi per conservare memoria del nostro passato.