Stefano Anelli

 

(di Franco Zappacosta)

La carriera calcistica di Stefano Anelli ha una particolarità cromatica che ne definisce l’inizio e la fine: nata nel settore giovanile del Milan si è conclusa con i Dilettanti della Vogherese. Realtà agli antipodi che hanno in comune la condivisione dei colori rossoneri. Al centro ben cinque anni trascorsi nel Chieti: 133 presenze e 8 gol dal 1972-73 al 1976-77. Questa lunga esperienza in maglia neroverde è stata la parte più importante del percorso professionale (e non solo) del centrocampista lombardo.

Stefano Anelli è nato a Mediglia (Milano) il 5 agosto 1949. In rete ci sono profili che indicano in Peschiera Borromeo il luogo di nascita <ma è un’inesattezza dovuta al fatto che la mia famiglia vi si trasferì quando io avevo due anni> precisa. Infatti dopo il primo periodo di “apprendistato” con il Peschiera Borromeo e la Snia Varedo, il ragazzo venne notato da osservatori del Milan che lo portarono a farsi le ossa nel nuovo impianto di Milanello. Cresciuto sotto il magistero di tecnici quali Luciano Tessari e Francesco Zagatti, infine aggregato alla formazione Primavera, Stefano rimase al Milan fino alla stagione 1967-68 quando la squadra allenata da Nereo Rocco e trascinata dai gol di Pierino Prati conquistò il nono scudetto e la prima Coppa delle Coppe.

Da quel campionato cominciò una sorta di tour che portò Anelli a compiere i primi passi da giocatore “vero”. In forza alla Tevere Roma, poi al Mantova e quindi alla Maceratese. La svolta nell’estate del ’72. Il Mantova voleva spedirlo al Siracusa. <Io al Siracusa non ci vado> risposi senza alcuna possibilità di ripensarci. Replicarono: <Allora smetti di giocare>. <Va bene, smetto>. E Stefano restò fermo per davvero: quasi tre mesi di stop forzato per quel braccio di ferro inevitabile in un’epoca in cui i calciatori erano privi di qualsiasi forma di tutela.

Ma un particolare cambiò il corso del destino. Il presidente Guido Angelini per la stagione 1972-73 aveva ingaggiato un tecnico dal nome famoso e dalle grandi prospettive nella sua nuova veste: Antonio Valentin Angelillo. Era un Chieti fortissimo, pieno di giocatori di qualità, in taluni casi un lusso per la serie C: Angelo Calisti e Fulvio Fellet, Pasquale Cavicchia e Giovanni Zanotti, Gianfranco Bisiol e Paolo Monico, Gabriele Omizzolo, Sergio Vriz e Walter Berardi. Un gruppo che poteva puntare benissimo alla promozione in serie B, Angelini ci pensava, Angelillo pure, il campionato si concluse invece con un insipido sesto posto perché in dirittura d’arrivo Angelini ebbe la pessima idea di esonerare Angelillo, non tanto per ragioni tecniche quanto per incomprensioni (o incompatibilità) di carattere personale. Ad ogni modo il Chieti fu protagonista di una buona partenza e a novembre si decise di potenziare la squadra scovando un mediano che all’occorrenza era in grado di giostrare anche in posizione più avanzata a centrocampo nel ruolo d’interno (per lo più nella zona sinistra). Il giocatore era fermo, ma Angelillo lo conosceva bene e fece pressioni perché il presidente lo prendesse.

<Ai tempi della Primavera, al Milan, noi giovani spesso affrontavamo nelle partitelle di allenamento quella che allora si chiamava squadra De Martino dove erano impiegati elementi della rosa dei titolari. Così avevo avuto di fronte, oppure al fianco, in varie occasioni, proprio Angelillo e altri grandi di quel Milan. Lui aveva da poco iniziato la carriera di allenatore, mi conosceva bene, mi volle al Chieti a tutti i costi. Fu così che a novembre arrivai in Abruzzo>.

Su “Il Tempo” pagina di Chieti di martedì 14 novembre 1972, nel resoconto della presentazione ufficiale del giocatore, leggiamo questa risposta di Anelli a chi gli chiedeva quali fossero le sue personali aspettative in maglia neroverde: <Sono qui per giocare, anche se sarà difficile conquistare un posto. Ho visto infatti una squadra molto forte e credo che faremo un ottimo campionato. Anelli è qui pronto a dare il suo contributo>. “Gli crediamo sulla parola”, il commento del cronista.


Da Il Tempo, novembre 1972. Prime dichiatazioni di Stefano Anelli 

 

Il posto, Stefano, se lo prese subito. Angelillo infatti lo buttò nella mischia la domenica dopo. Ecco il debutto teatino del nuovo acquisto:

19 settembre 1972 Frosinone-Chieti 1-1

Frosinone: Padovani; Spaziani, Massari; Terlizzi, Gatti, Borsari; Malvestiti, Buttino (59’ Battista), Brunello, Maselli, Seghezza. All. Mannocci

Chieti: Fontana; Bisiol, Rossetto; Anelli, Monico, Fellet; Calisti, Zanotti, Cavicchia, Vriz, Omizzolo. All. Angelillo

Arbitro: Celli di Trieste

Reti: pt 24’ Cavicchia, st 32’ Malvestiti su rigore

Il Chieti fornì una grandissima prestazione, esaltata da uno splendido gol di Pasquale Cavicchia e al termine Umberto Mannocci disse: <Ho ammirato una squadra straordinaria>. Ma tanti errori sotto porta e un rigore discutibile spinsero la sfida verso il risultato di parità.


 Il Chieti 1972-73. In piedi da sinistra: Calisti, Monico, Rulli, Bacchi, Anelli, Rossetto, l’allenatore Pinti.  
Accosciati: Zanotti, Fellet, Fontana, De Pedri, Sena, Azzoni

 

 

Stefano Anelli divenne titolare, anche perché era un utile centrocampista di lotta e di governo. In quella stagione collezionò 28 presenze, una sola gara saltata. Andò meglio l’anno dopo: 37 volte in campo e 5 gol (allenatori Evaristo Malavasi prima e Leo Zavatti dopo).

Ricordiamo le sue cinque reti:

Chieti-Nocerina rinviata il 16 settembre 1973 per l’epidemia di colera in Campania. Disputata il 1° novembre 1973 e terminata 1-1. Portelli su rigore, Anelli su rigore.

Cosenza-Chieti 1-3 il 23 settembre 1973: Ciceri, Anelli, Ciceri, Codognato su rigore

Chieti-Juve Stabia 2-0 il 4 novembre 1973: Anelli, Zanotti

Chieti-Crotone 2-0 il 24 dicembre 1973: Berardi, Anelli

Chieti-Acireale 4-2 il 6 aprile 1974: Zanotti, Anelli, Berardi, Ciceri su rigore, Femiano, De Biase.

<E’ stata sicuramente la stagione con il mio più alto rendimento. Ma anche quella era una squadra molto forte con una micidiale arma in attacco, Claudio Ciceri> sottolinea Anelli. Annata eccellente malgrado lo scarso feeling con Capelli, il sostituto di Zavatti a metà strada.

Il Chieti 1973-74. In alto da sinistra: Zanotti, Grezzani, Fellet, Vastini, Ciceri, Scichilone, Anelli. Accosciati: Cantagallo, Berardi, De Pedri, Sena 

 

 

Nel’74-75 un campionato piuttosto balordo (solo 21 presenze) <a causa di alcuni infortuni che mi costrinsero a un paio di prolungate fermate ai box>
Un po’ meglio andarono le cose l’anno dopo (28 presenze e 3 reti) conclusasi però con una (annunciata) retrocessione. Gruppo troppo debole per poter aspirare credibilmente alla permanenza nella categoria. Per di più ci fu l’ennesimo avvicendamento in panchina da Adelmo Capelli ad Omero Tognon

Una formazione del Chieti 1975-76. In alto da sinistra: Zeli, Fellet, Guasti, Monico, Modonese, Cimpiel. Accosciati: Umile, Tormen, Grezzani, Zanotti, Anelli 

 

 


La rosa del Chieti 1975-76. In piedi da sinistra: Beltramini, Michetti, Fellet, Mircoli, Modonese, Cimpiel, Anelli, Capponi, Marsico, Guasti, Monico, l’allenatore Capelli Seduti: Umile, Sena, Pennati, Cantagallo, Stellone, Fruggeri, Zanotti, Grezzan

 

 

L’esperienza neroverde di Stefano Anelli si concluse nel 1976-77, torneo di serie D e promozione targata Toni Giammarinaro. 19 le gare disputate.

<Avevo già deciso di dare una svolta alla mia carriera e in fondo alla mia vita. Ne parlai con i nuovi dirigenti un giorno a pranzo al ristorante Bellavista in cima al palazzo dell’Upim. C’erano Luciano Marino, Guido Di Cosmo e Franco Mammarella. Spiegai i miei nuovi progetti: mi avevano assunto in banca a Milano, alla Popolare Commercio e Industria, e per di più avrei giocato con la Vogherese in Eccellenza, categoria che in Lombardia era allora articolata in quattro gironi con playoff  finali per due promozioni. Una fu nostra e andammo in D>. In pratica chiuse con il calcio “vero” in verdissima età: 28 anni. Bene? Male? <Chi può dirlo? Meglio non pensare al passato>.

<In banca sono restato undici anni, in seguito altro cambiamento…> ricorda Stefano. Già perché nel frattempo il bel giovane lombardo era convolato a nozze con Loredana, ragazza teatina. Il ritorno a Chieti, dopo aver lasciato il posto alla Popolare, e l’avvio di una nuova attività.

Purtroppo un gravissimo lutto doveva funestare la vita di Stefano. E’ inevitabile non sottacere questo doloroso evento. Presso il Policlinico Gemelli di Roma il 26 gennaio 2016 a soli 35 anni è morta per malattia Claudia, figlia di Stefano, oltre che nipote di Fabio Fiaschi, altro indimenticato ex neroverde (i due sono cognati). Sposata con Francesco Tozzi, Claudia pochi giorni prima aveva dato alla luce una splendida bambina, Olimpia, ora grandissima gioia del nonno. Anche se la ferita è stata troppo lacerante perché possa cicatrizzare, Stefano a Chieti, diventata sua città d’adozione, vive ora con la serenità che gli dà proprio il pensiero di poter vedere e coccolare la nipotina.

Chieti quindi ha fortemente marchiato la sua vita. <Dal punto di vista calcistico e personale ha avuto un ruolo fondamentale>. Dei cinque anni neroverdi custodisce nel cuore momenti belli e meno lieti: <L’esonero di Angelillo che mi aveva voluto qui fu una grande delusione. Comunque ho un bel ricordo del presidente Angelini. Cosa si può dire di un personaggio del suo spessore umano? Un vero padre. E poi sono rimasto in contatto con tanti compagni di allora: sento Ciceri, Calisti, qualche giorno fa ho avuto una lunga chiacchierata con Monico e con Grezzani. Molto forte è l’amicizia con Ferdinando Sena, con il quale ho condiviso per tre anni la stanza negli alloggi che la società riservava a noi giocatori, nel palazzo vicino piazza della Trinità. Io poi ero un giocherellone, suonavo la chitarra e avevo un buon rapporto con tutti>.

Ai colori neroverdi è rimasto legato. Pensate: sulla vecchia patente ha ancora incollata la figurina Panini del Chieti serie C 1973-74. Recentemente lo abbiamo incontrato in tribuna allo stadio Angelini in occasione di Chieti-Delfino Pescara.


La patente di Stefano Anelli ha ancora attaccata una vecchia figurina del Chieti. E' la formazione del 1973-74 

 

Stefano, finalmente è stata conquistata la promozione in serie D. Un tuo commento? <Questo successo non deve essere un punto di arrivo, ma un nuovo inizio con la speranza che arrivino tempi migliori di quelli finora vissuti>.

Anelli al bar Vittoria durante la nostra conversazione 

 

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