Dai Nerostellati ai Nerostellati. Cominciò ufficialmente lunedì 8 ottobre 2018, dopo la pesante sconfitta in terra peligna, l’avventura sulla panchina neroverde di Alessandro Lucarelli. Oggi, dopo la corroborante vittoria di domenica e a distanza di quasi quattro mesi, gli umori e i numeri sono fortunatamente ben diversi: 12 vittorie, 3 pareggi e due sole sconfitte in 17 gare di campionato, 14 punti recuperati all’allora battistrada Sambuceto ed una finale di Coppa Abruzzo conquistata brillantemente. Ritroviamo con piacere sulle pagine di TifoChieti il principale artefice di questa scalata vertiginosa.


Buongiorno mister e complimenti per il lavoro svolto finora. Come si vive a +5?
Bene! Stiamo raccogliendo i frutti del lavoro di quattro mesi belli, intensi e vissuti tutti d’un fiato. E’ stata una rincorsa frenetica, sinceramente non mi sarei mai aspettato una scalata così rapida. Generalmente le rimonte in classifica hanno bisogno di più tempo per maturare e noi siamo stati anche bravi ad approfittare di qualche passo falso delle concorrenti. Ora comincia il mese più importante, tra la finale di coppa e gli scontri diretti di campionato alle porte ci giochiamo molto del nostro futuro. Sarà un febbraio zeppo di impegni, un mese clou nel quale bisogna tirare fuori tutto quello che abbiamo.


Appena preso posto sulla panchina teatina il suo focus è stato ricostruire l’aspetto mentale dei ragazzi. Ora su cosa pone maggiormente la sua attenzione?
Voglio che i ragazzi imparino a gestire meglio le partite, ad essere capaci di capire il momento. A Miglianico mi aspettavo una partenza a spron battuto dei gialloblù e ho chiesto alla squadra di far sfogare gli avversari e poi con pazienza provare a scardinare il loro assetto difensivo. Contro i Nerostellati saremmo voluti partire più forte per cercare di chiudere subito gli ospiti nella loro metà campo ma in casa per quanto tu possa studiare i punti deboli degli avversari e cercare nuove strategie di gioco gli sforzi spesso vengono stravolti dal terreno di gioco sul quale ogni passaggio è un terno al lotto.


Peccato però per le amnesie difensive che spesso si ripetono
Domenica anche il vento forte ci ha messo del suo, era difficile governare le traiettorie del pallone. In generale però so che i difensori centrali, per il nostro modo di giocare, sono spesso sotto pressione: mi piace che all’azione offensiva partecipino entrambi i laterali di difesa e quindi può capitare nelle retrovie di ritrovarsi in un uno contro uno con l’attaccante avversario. In questo campionato quasi tutte le compagini hanno attacchi importanti, quando ti trovi di fronte il Pendenza di turno, o i vari Orta, Polisena, Ndiaye ci può stare che i centrali vadano in sofferenza. I ragazzi però sono capaci di soffrire e di venire fuori dai momenti di difficoltà.


A proposito di difensori centrali, Di Ciccio come sta?
Il ragazzo è stato vittima di un fortissimo attacco influenzale, quello che ha messo fuori causa mezza squadra contro l’Angolana. Ha perso addirittura 4-5 chili, ora è in fase di recupero e spero di riaverlo a disposizione in piena forma il prima possibile.


Facciamo due passi indietro: è’ soddisfatto del lavoro sul campo svolto durante la pausa natalizia?
E’ stato un periodo particolare: tatticamente abbiamo potuto lavorare poco in quanto l’assenza degli spagnoli si è fatta sentire. D’altronde dopo mesi lontano da casa era giusto concedere loro la possibilità di trascorrere in famiglia le feste natalizie e quando ti vengono a mancare 6-7 componenti della rosa è difficile impostare un lavoro tattico fatto per bene. Li abbiamo comunque tenuti monitorati controllandone il peso prima di partire e al ritorno e dando loro un programma personalizzato da svolgere in vacanza. Mi sembra siano rientrati tutti in una condizione accettabile.
I ragazzi che sono rimasti qui hanno lavorato alla grande, in definitiva sono soddisfatto.


Due parole sul nuovo delantero che si sta dimostrato un gran lottatore e buon dispensatore di assist ma poco preciso sotto porta, forse a causa della mole di lavoro svolto a servizio dei compagni.
Toro è una prima punta atipica. Non è uomo da area di rigore, è bravo tecnicamente e ha nelle sue corde la fase di rifinitura, come testimoniano gli assist forniti ai compagni. Farà i suoi gol, sicuramente il fisico importante non lo facilita ma ha un buon piede e fisicamente attraversa un buon periodo di forma.


Il calendario ci mette di fronte per due volte in tre giorni l’Amiternina, squadra in ripresa ed uscita rafforzata dal mercato di dicembre. Come vede le due sfide?

Domenica sarà una partita fondamentale, il calendario presenta uno scontro diretto tra due nostre inseguitrici e qualsiasi sia il loro risultato noi dobbiamo vincere per rosicchiare altri punti ad una delle due, se non ad entrambe in caso di pareggio.
La finale di coppa è una sfida affascinante che vogliamo assolutamente fare nostra per riportare
il Chieti in ambito nazionale. Si parla tanto di questa finale, so che i tifosi ci tengono molto e vogliamo regalare loro una gioia ma, ripeto, la sfida fondamentale è quella di Scoppito. L’ Amiternina, a parte la sconfitta di domenica a Nereto, viene da due vittorie consecutive, ha un allenatore bravo a preparare le partite che saprà come metterci in difficoltà, quindi massima concentrazione ed abnegazione.


Il divario di punti in classifica può essere psicologicamente nostra nemica nel preparare la doppia sfida contro la compagine aquilana?
Come i Nerostellati insegnano la differenza di punti in questo campionato conta poco, le gare vanno affrontate tutte con la massima applicazione. I ragazzi devono avere autostima, sapere di essere forti, ma guai a far sfociare l’autostima in presunzione, ci deve essere sempre il massimo rispetto per gli avversari.

Dopo il doppio impegno ravvicinato si tornerà all’Angelini contro il Cupello per la terza partita in sette giorni: la preoccupa di più il recupero fisico o quello mentale dei ragazzi?
Nessuno dei due. Abbiamo una rosa di venti giocatori, tutti devono essere a disposizione ed essere sul pezzo durante la settimana. Con l’impegno infrasettimanale sarà solo un po’ più complicato organizzare gli allenamenti ma non voglio scuse, massima concentrazione e motivazione a mille, sarà un periodo impegnativo, complicato e stimolante.

 

A proposito di Angelini e del suo vituperato terreno di gioco: inconsciamente non si corre il rischio che a lungo andare possa diventare una scusa per eventuali passi falsi?
Io sono del parere che non si può giocare bene a calcio su quel terreno di gioco, se c’è qualche allenatore capace di farlo mi siedo con carta e penna e prendo appunti. Mi spiace soprattutto per il pubblico al quale la domenica non riusciamo ad offrire uno spettacolo degno di tal nome.
Adesso la squadra ha la sua identità di gioco, una impronta ben precisa e chiara e doverne inculcare una seconda molto diversa diventa veramente gravoso. Alcuni ragazzi hanno sofferto particolarmente il cambio di interpretazione tattica che abbiamo provato ad applicare contro i Nerostellati: faccio l’esempio di Morales che è stato sostituito perché non riusciva a buttare palla in avanti e dimenticare, a 27 anni, il suo modo di proporre calcio e la sua abilità tecnica. Ovviamente non gliene faccio una colpa, è per farvi capire che non è così semplice.
Badate bene, non è una polemica ma la verità oggettiva. Non voglio scuse, voglio che i ragazzi vivano questo problema come una opportunità per imparare ad interpretare le gare in maniera differente, provare ad imporre la propria forza e vincere ugualmente in maniera diversa, voglio che imparino ad essere pragmatici e concreti.


Non posso esimermi dal chiederle notizie sulle condizioni fisiche di Tato e Leccese
Leccese purtroppo non tornerà in gruppo. Ha provato fino a metà gennaio ma ha ancora dolore forte e non ha senso farlo tornare. Siamo stati sempre in contatto, l’ho incoraggiato e lui ci ha provato con tutte le forze, ora c’è il rischio che smetta definitivamente di giocare.
Tato ha intrapreso un percorso riabilitativo più accurato, purtroppo ha sofferto di una distorsione con interessamento del legamento e dell’aspetto osseo, molto più complicato di quanto si potesse immaginare. Si allena tutti i giorni in piscina e palestra, ce la sta mettendo tutta per rientrare, è sempre presente agli allenamenti e spero di riaverlo a disposizione almeno per fine febbraio, darebbe una grande mano al gruppo.


Curiosità tattica, ha mai pensato di lasciare un paio di attaccanti alti sui calci d’angolo avversari?
In altre esperienze mi è capitato ma almeno per ora preferisco non farlo. I ragazzi sanno che la mia filosofia è che nel calcio si attacca e ci si difende in 11.
Preferisco avere più densità possibile in area di rigore in fase difensiva sui calci da fermo avversari,
la mia non è intransigenza ma volontà di far passare un concetto chiaro alla squadra.


La congedo chiedendole se percepisce intorno a sé la fiducia della piazza e della tifoseria
Sono contento perché mi sento apprezzato per quello che sono, una persona innamorata del proprio lavoro, riflessivo, capace di gestire lo spogliatoio senza alzare la voce. Certamente i buoni risultati hanno aiutato a far crescere la fiducia intorno a me.
E’ stato gratificante vedere come, in particolar modo i ragazzi della curva, hanno reagito ai risultati casalinghi un po’ balbettanti: mai una polemica, sempre pronti ad incoraggiarci ed applaudirci anche dopo la sconfitta contro il Penne. La squadra l’ha apprezzato molto, ho fatto notare loro che non è facile trovare una tifoseria così, un motivo in più per non mollare mai di un centimetro e cercare sempre la vittoria fino alla fine.
La curva crede nella squadra e la squadra crede e lotta per la curva.


Dalla tribuna, ad onor del vero, qualche fischio di disapprovazione è arrivato…
Ci può stare, come dicevo prima lo spettacolo proposto non è sempre di livello ed il pubblico di Chieti è abituato a vedere il calcio vero.
Non ho la presunzione di piacere a tutti ma sento fiducia attorno a me, quando sono in giro per la città la gente mi ferma, mi saluta, sono sempre pronto a confrontarmi e a sentire pareri altrui anche discordanti dai miei, l’importante è che non si sfoci nelle offese o nella mancanza di rispetto.

 

Grazie mister per la bella chiacchierata, le auguriamo il meglio per il futuro e di regalarci e regalarsi tante soddisfazioni.
Ce la metteremo tutta! Grazie a voi a presto.

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