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8 Settembre. Erano circa le 19 ed eravamo tutti in casa, quando lo scampanio delle campane a distesa ci richiamò a qualcosa d’eccezionale. In un baleno, la notizia della fine della guerra si propagò per le strade, per le nostre case e per ogni angolo del rione e della città. L’Italia aveva firmato l’armistizio. La gente festeggiava per le strade sottostanti e già pensava che la guerra fosse finita. Invece!
9 Settembre. Erano circa le 12, la giornata era molto soleggiata noi ragazzi eravamo nel piazzale della rimessa del tram, quando vedemmo una colonna d’auto che veniva da Via Arniense-Porta S.Anna e si stava dirigendo verso di noi. La Via Padre Alessandro Valignani non era ancora asfaltata e al passaggio di questa colonna d’auto si era alzato un gran polverone, tutte le auto fermarono quasi all’altezza della mia abitazione, in pratica davanti all’ingresso dell’ospedale, allora in fase di trasferimento.

La ferrovia Chieti- Chieti Scalo era ancora in funzione(di lì a qualche mese sarà smantellata dai genieri tedeschi) e affiancava la strada. Ne discesero molti militari che erano ufficiali gallonati molto agitati e parlavano con voci concitate tra loro mentre altri militari prendevano ordini. Una gran confusione. Avevano sbagliato strada? 
Cercavano l’altra colonna del re e seguito? Ci domandammo cosa stesse accadendo e venimmo a sapere che la corte reale era fuggita da Roma ed era dalle nostre parti. Molti di noi ebbero la percezione di assistere a qualcosa di storico. Poi tutti i personaggi rimontarono in auto dopo sbattute di tacchi e ritornarono verso il centro della città per prendere alloggio delle molte 

camere d’albergo prenotate in fretta. Il giorno dopo molte voci confermavano che nella notte la corte reale si era trasferita nel paese di Crecchio presso la residenza di alcuni nobili e che nella giornata una colonna si era diretta verso Pescara per prendere un aereo o imbarcarsi al porto. Ma né l’aereo né la nave era a disposizione per vari motivi. 
Allora il corteo reale con il Re si diresse attraverso le strade collinari attraverso le località di Villamagna e Tollo verso Crecchio (linea punteggiata) e la mattina poi ad ORTONA (ospiti dei marchesi Bovino) e dopo la sosta verso ORTONA dove s’imbarcarono. Il percorso collinare per Crecchio non è ben conosciuto. 
Un’altra parte del corteo dall’aeroporto di Pescara si dirigerà verso il porto-canale di Pescara dove non ha potuto attraccare la corvetta”Baionetta” proveniente da Pola(ma la cosa non è certa e contraddittoria). Sempre la colonna reale al Bivio Brecciarola si dividerà e molti ufficiali saliranno a Chieti città e dopo aver sostato nella Via Valignani nella serata pernotterà all’albergo del Sole della città, già prenotata. Si ritroveranno tutti ad ORTONA.
Da “La Marina dall’ 8 settembre 1943 alla fine del conflitto” dell’Ufficio Storico della Marina nel 1993, si scrive: che la “Baionetta” imbarcò alle 21 del 9-9-43 a Pescara il maresciallo Badoglio con l’ammiraglio De Courten per proseguire per Ortona. 
Da “P.Puntoni “Parla Vittorio Emanuele III”, Palazzi”, secondo la ricostruzione, il re consigliato da Acquarone alle 16 da Crecchio torna a Pescara aeroporto e si tiene una riunione con Badoglio, De Courten ed altri e si decide di puntare su una località del Sud e per evitare che le operazioni d’imbarco sulla “Baionetta” in arrivo da Pola richiesto da De Courten, poterono dare all’occhio per l’imbarco, si decise di partire dal molo di Ortona a Mezzanotte. 
Il Re torna a Crecchio ma nel racconto non si cita Badoglio che dovrebbe partire anche lui per Crecchio. Il Re e molti del seguito si trovano sul molo di Ortona, aspettano invano l’arrivo di Badoglio perché s’è imbarcato a Pescara ed è sulla nave ad aspettare il Re. Questo il racconto del generale Puntoni.
Da”7 Anni di Guerra” volume II°-Edizioni Ardita-Roma-1965” si scrive che all’alba del 9 settembre il Re Badoglio e altri esponenti reali e militari, con un corteo di macchine da Roma imboccavano la strada che conduceva a Pescara, per poi passare ad Ortona dove si imbarcavano sulla corvetta “Baionetta” per Brindisi. 
Dai miei parenti che abitavano a Villa Rogatti di Ortona(fiume Moro) ebbi le notizie sull’imbarco e mi dissero che i pescatori che traghettarono i reali e seguito, quando arrivò in porto la “Baionetta” videro sulla tolda della nave il maresciallo Badoglio e l’ammiraglio De Courten che si stavano sbracciando per avvertire che sulla nave potevano salire solo trenta persone. Secondo il racconto di testimoni sulla “Baionetta” erano già imbarcati il Maresciallo Badoglio e l’ammiraglio de Courten!
Uno dei pescatori-traghettatori ritornò sul vicinissimo molo e riferì. Gli altri avrebbero dovuto imbarcarsi sulla nave “Chimera” in arrivo. Queste persone raccontarono poi che nel porto c’era una gran confusione e ressa senza ordini precisi.Insomma, a mio parere, una gran confusione d’ordini e contrordini, basta sapere che l’incrociatore “Scipione” fu fatto salpare da Taranto per Pescara ma arrivato al porto vicino alla mezzanotte, ripartì per Ortona. La corvetta “Scimitarra”, altra nave militare, giunse a Pescara la mattina del 10-9 e poi ripartì per Brindisi.
Ora si direbbe “un gran casino” dando proprio l’impressione della velocità e fretta e mancanza d’appropriate comunicazioni, per abbandonare la capitale e l’Italia lasciandoci in mano ai tedeschi. Allora fecero un altro percorso interno per dirigersi verso Ortona dove c’era alla fonda una nave da guerra. La stessa cosa fecero i reali dopo la notte trascorsa a Crecchio e con la maggior parte della colonna, s’imbarcarono sulla corvetta “Baionetta” e salparono dal porto d’Ortona. Una targa fu posta nel molo per immortalare l’avvenimento. Per me quando si dice la fuga di ”Pescara” si commette un’inesattezza sulla località e si può obiettare anche un FALSO STORICO, malgrado tutte le verità, alcuni affermati scrittori e storici, insistono ancora su questo travisamento della località, veramente non si capisce. Perché non dire la fuga di “ORTONA”? Non è una questione di campanilismo ma solo di fatti storici.
I reali e seguito s’imbarcarono ad ORTONA a mare. PUNTO.
Non parliamo poi delle caserme che c’erano vicine. Dire caos e forse troppo ottimistico, il clima che si respirava era quella della continua confusione fuori d’ogni regola. 
Non c’era più autorità, i magazzini furono “visitati” da persone che cercavano tutto ed il contrario di tutto. Molti ragazzi s’impossessarono anche d’armi e di bombe a mano che fecero scoppiare in una località vicina, ma lontana dall’abitato e precisamente al Tiro al piccione, zona attigua alla caserma Berardi dove noi ragazzi andavamo a giocare specialmente a pallone. Ora sono sorte moltissime costruzioni. I tedeschi si stabilirono a Chieti con un comando e inalberarono la bandiera su Palazzo Mezzanotte. Un altro comando si era installato nei locali dell’Ospedale Civile, allora in fase di spostamento dal vecchio posto in fondo a Via Arniense nelle vicinanze del Seminario Arcivescovile, con una batteria antiaerea sul terrazzo. 
Li ho visti arrivare con i loro mezzi, erano delle SS armate fino ai denti e con fare superbo e minaccioso. 
L’ospedale, non ancora funzionante, situato dirimpetto alla mia abitazione(Via Valignani), fu sottoposto, in seguito, a continuo cannoneggiamento da parte alleata e proveniente dalle linee del fronte che distava solo alcuni chilometri in linea d’aria. 
Una cosa era certa: il nostro rione Valignani-Gaetano d’Aragona-Tiro a segno, Pietragrossa-S.Anna era bersagliato da continui bombardamenti aerei. 
Un’altra batteria contraerea era stata posta in fondo alla Via d’Aragona ed entrava in funzione di frequente. Molte formazioni di bombardieri ci passavano sopra le nostre teste per sganciare bombe sugli stabilimenti di Chieti Scalo. 
Un giorno una di queste formazioni in fase di sganciamento si era abbassata, la contraerea tedesca iniziò a sparare e colpì uno di questi aerei proprio al disopra della nostra testa. 
Era impressionante vedere questi aerei quadrimotori così vicini ma la cosa più emozionante fu quando dall’aereo colpito tre o quattro membri abbandonarono l’aereo lanciandosi con il paracadute, potevamo vederli quasi in viso scendere lentamente verso la zona di Chieti scalo, molto emozionante. Abbiamo poi assistito ad un mitragliamento della zona di S.Barbara dove c’era un assembramento di mezzi militari. 
Eravamo affacciati al balcone che dava verso la Maiella, quando un rombo di motori ci fece sussultare. Da dietro la nostra casa proveniente dalla zona adriatica vari aerei da caccia si abbassarono a bassa quota con le mitragliatrici in funzione, un rumore assordante di motori e di proiettili traccianti.
Mi vennero in mente i documentari che avevo visto al cinema con le scene di guerra, non potevo credere invece che la stavo vivendo in prima persona! Ci si chiedeva da dove provenivano tutti questi aerei compresi quelli notturni che sganciavano i cosiddetti “spezzoni” che in termine tecnico dovrebbero dire”bombe di piccole dimensioni”. 
Provenivano forse da Foggia. Credo di si. 
La vita non era facile e la gente non pensava ora al calcio come divertimento. Il campionato del CHIETI era stato sospeso, molti giocatori erano andati sotto le armi e in campo nazionale(si seppe poi) la Federazione Calcio si era trasferita a Venezia.
L’anno dopo iniziava un campionato per regioni. 
Nel Sud stava per iniziare una parvenza di torneo che vedremo in seguito. 
I cittadini avevano altro a che pensare: dai razionamenti stretti, ai tedeschi che c’impedivano ogni movimento, ai disagi delle bombe che non ci risparmiavano, le scuole momentaneamente erano chiuse. 
Forse il nuovo anno poteva portarci un raggio di speranza, la guerra doveva pur finire. Si cominciavano a contare i numerosi morti e feriti per le varie bombe sganciate in tutta la città. Cominciavano ad esserci più frequenti i rastrellamenti dei tedeschi aiutati da qualche elemento locale, per trovare persone che dovevano essere mandate al fronte per le varie opere di fortificazione od altro. Il fronte si era attestato sul fiume Sangro ma molte località a noi vicine erano sfollate e molti profughi si erano rifugiati in città. C'era difficoltà di vettovagliamento per una massa di persone (quattro, cinque volte la città, non lo so, qualcuno disse che eravamo in centomila!) che si erano ammassate in città. Ho visto nel mio rione gente, compreso nel mio 
caseggiato, farsi in quattro per aiutare gli sfollati che provenivano numerosi da Tollo-Miglianico-Ripa.Solidarietà a non finire e tutti aprirono le loro case per dare aiuto, un riparo, un conforto specie per l’invernata gelida di quell’anno.
A fine guerra alcuni scrissero che in alcuni casi l’accoglienza fu fredda e distaccata. Io sto raccontando quello che ho visto e ciò che ci hanno raccontato nella città. 

Certamente quest’avvenimento traumatizzò molti cittadini ma era la guerra che nessuno di noi immaginava solo qualche mese primo.
Si seppe che Mussolini era stato liberato e non si seppe null’altro, qualcuno disse che aveva sentito la voce del Duce per radio da Milano, si disse che era una voce registrata invece era nata la Repubblica Sociale di Salò. Dopo poco fecero l’apparizione per le strade alcune pattuglie della GNR della Repubblica di Salò e solo allora si capì che l’Italia era divisa in due, di là del fiume Sangro si chiamava Italia del Sud. I vigili del fuoco fecero la spola con i loro camion con la vicina Marche per l’approvvigionamento di grano ed altri generi. Furono attaccati spesso da aerei alleati ed un vigile del fuoco, del nostro rione, perse la vita. Colonne di mezzi corazzati e uomini transitavano dalla Via Valignani-S.Anna che portava verso il fronte oltre Ripa-Tollo. L’altra strada era nella zona sud-est e precisamente la strada Marrucina che conduceva nella zona dell’altro fronte oltre Guardiagrele. Notizie di fucilazioni di partigiani effettuate dai tedeschi rattristarono e preoccuparono molto la popolazione 

Alcuni di loro erano ufficiali dell’esercito che non vollero collaborare con i tedeschi. Si diceva allora che in un appartamento vicino alla caserma Berardi- Sacro Cuore(quindi nella mia zona) c’erano stati degli arresti e una soffiata con l’introduzione nella casa di un informatore.

Uno degli ufficiali lo avevo conosciuto e, anche se ragazzino, lo ricordo benissimo. La famiglia di alcuni miei amici d’infanzia, poi ritornata negli Stati Uniti, che abitava in Via Tiro a segno-Rione Gaetani, avevano a pensione delle persone e fra queste, ora sono certo, il tenente Marcello Mucci, con il quale noi ragazzi parlavamo della sua vita militare nella Caserma Vittorio Emanuele, sede del 14°Rgt. Fanteria della Divisione Pinerolo. Tutti furono fucilati.

In città la situazione era grave anche per la situazione igienica e le truppe occupanti non si potevano muovere con facilità. Si parlava allora dello sgombero della città di Chieti ed ecco che uscì un manifesto del Comando tedesco che intimava ai cittadini sfollati di abbandonare la città entro il 15 febbraio, mentre i cittadini di Chieti,borgate e di Chieti Scalo dovevano abbandonare le loro case entro il 15 marzo. La nostra radio funzionava e si poteva captare Radio Londra con la rituale apertura della trasmissione con una sinfonia di Beethoven. Era il colonnello Stevens che leggeva qualche notizia sul nostro fronte. 
Si riusciva a captare anche Radio Bari ma raramente e piuttosto male. I giornali c’erano ma le informazioni erano sempre scheletriche e per capire qualcosa bisognava leggere fra le righe. C’era gente sfollata che proveniva dalle zone di guerra e che ci informavano come realmente stavano le cose. In altre parole l’avanzata procedeva molto lentamente e con lo sguardo al fronte tirrenico dove operava la V^ armata americana ed il fronte di Cassino. 
Gli alleati del fronte adriatico dell’VIII^armata inglese avevano attraversato, con canadesi e polacchi, il Sangro e si stavano posizionando sul fiume Moro per dirigersi verso Ortona. Avevano incontrato delle difficoltà ad attraversare questo fiume per le piene dovute al maltempo ed anche per la resistenza dei tedeschi. Forse arriveranno per Natale da noi? Speranze vane. 

Si avvicinava il Natale e la popolazione pregava nelle chiese e si stringeva attorno al suo arcivescovo; il pranzo fu abbastanza magro ma lo stare insieme in famiglia e con altri parenti ci gratificava moltissimo. Non c’era molto da mangiare ma tra mercato nero ed altro si cercava di rendere questa festività allegra e vivibile. Alla fine dell’anno, si sentivano passare per la Via 

Valignani, in direzione sud, mezzi corazzati e bellici tedeschi che sferragliando sull’asfalto ci richiamarono alla realtà della guerra. Si cercò di brindare, insieme con tutti quelli del caseggiato, ad un anno che ci avrebbe portato alla libertà con le bottiglie di gassosa. Certamente quelle che avevano il tappo di porcellana e la guarnizione di gomma! Era una goliardata? No era la nostra fede e speranza per un mondo migliore.

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