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Il silenzio assordante di questi giorni era ciò che di più ovvio potevamo aspettarci: a parte la volontà di lasciare dell’ex presidente Trevisan palesata sulla carta straccia dei quotidiani locali, non c’è traccia alcuna di certezze per il futuro del calcio a Chieti.
Non è nostra volontà parlare del passato (ognuno di noi lo conosce e si è fatto la sua idea) ma del futuro. In città come ogni estate che si rispetti (anzi quest’anno va di lusso perché si parte dagli inizi di maggio) iniziano a circolare roboanti nomi esteri, di cordate romane e teatine pronte a rilevare la società, ma qui l’unica corda certa è quella del cappio che si stringe sempre di più intorno al collo della nostra passione.

Qualche anno fa definimmo il Chieti un morto che cammina, oggi sembra più un giovane depresso: un adolescente virgulto, figliastro di un padre tenace e coraggioso ahimè scomparso qualche anno fa, che beandosi di un quadro clinico apparentemente ottimale testimoniato dai suoi parametri vitali rinuncia ai piaceri della vita sperando di vivere il più a lungo possibile; non mangia dolci, rifiuta il caffè, non beve birra e nemmeno scopa, e passa le domeniche a leggere libri di spiccia filosofia spiando dalla finestra i suoi coetanei che se la spassano. 
Nessuna ambizione a far meglio, a pensare che ci possa essere un futuro roseo, nemmeno più la forza di sognare: ecco le ultimi vicissitudini ci hanno tolto anche quella, la voglia di sognare, che è insita in ogni tifoso.

Ridateci la gioia del batticuore del sabato in attesa della partita, di tornare a casa la domenica pomeriggio senza voce o a lavoro il lunedì mattina stanchi e rintronati dalle centinaia di chilometri macinati per andare in trasferta a gridare a pieni polmoni il nome della nostra città.

Ecco, chi vuole venire qui deve capire tutto questo e accettare di dare, dare e ancora dare prima di ricevere qualcosa: garantire l’approdo in serie C al massimo in tre anni, investire massivamente per riportare vittorie, entusiasmo e gente allo stadio, creare un organigramma societario degno di tal nome con un direttore sportivo serio e preparato e ruoli ben definiti, valorizzare il settore giovanile.
Non ci faremo più abbindolare dalle belle parole, da toni pacati e decisi, ma dietro le parole aspettiamo i fatti prima di rimettere in gioco di nuovo il nostro entusiasmo e di innamorarci ancora.

Non vogliamo vivacchiare, non vogliamo più trasferte da fare in tandem o con i collegamenti pubblici intercomunali, non vogliamo più pseudo derby cittadini, non vogliamo più perdere in casa con squadre di cui ignoravamo l’esistenza fino a 300 giorni fa o rappresentanti di appezzamenti di terreno teatini che per regio decreto meno di un secolo fa sono passate a far parte di una nuova provincia.

Chi vorrà mettersi in gioco dovrà far tesoro di tutte queste cose, se non ci sarà nessuno così incosciente da mettere mano al portafogli passando dal cuore e dalla passione per il gioco più illogico e bello del mondo sarà meglio staccare la spina. Si, meglio eutanasia, meglio scomparire che marcire in questo limbo, altrimenti anche quei pochi dolci ricordi di una storia calcistica quasi centenaria verranno nuovamente infangati dal carneade di turno.

Noi di TifoChieti saremo sempre qui a vegliare la situazione, ad informarvi su cosa accade e cosa potrebbe accadere, e se anche ci dovessero togliere la maglia verso cui convogliare tutta la nostra passione noi troveremo un modo per esprimerla comunque!