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Due gol nei 3 minuti di recupero e altri 2 punti buttati al vento, ma non solo. Questa è la cronaca della partita del Chieti FC 1922 pareggiata 2-2 contro il Cupello quando il risultato sembrava già in cassaforte e il cervello di molti giocatori si era invece già avviato verso le docce prima che l’arbitro fischiasse le tre fatidiche volte. Così i neroverdi hanno gettato nel proverbiale “cesso” il 2-0 che avevano conquistato meritatamente nella prima mezz’ora del secondo tempo con Selvallegra e Catalli, dopo una prima frazione agonisticamente combattuta, ma priva di qualsivoglia pericolo per la porta di Salvatore. Il Chieti invece nel secondo tempo è sceso più determinato e, non appena ha deciso di affondare il piede destro, ha piazzato i due colpi, rispettivamente al 52’ e al 67’. Ma da quel momento in poi, la squadra è andata in calando e il Cupello che mai era riuscito ad impensierire Salvatore, ha cominciato invece ad affacciarsi sempre più pericoloso. Ad ogni modo, al 90’ sembrava ormai fatta, anche con 3 giri di orologio in più assegnati dal signor Verrocchio di Sulmona. Ed invece due enormi dormite della difesa - subire un 2-2 in contropiede ha dell'incredibile - hanno permesso la rimonta con due marcature di Pendenza, uno che, per quello che ha dimostrato (15 reti, prima di oggi, sulle 30 in totale del Cupello), andava sorvegliato fino a quando non fosse risalito in macchina per tornarsene a casa e invece ha tirato per due volte indisturbato.

Non si possono pareggiare partite come queste, non solo perché a 3 punti dalla fine la stavi vincendo 2-0. Qualcuno si limiterebbe a dire che la dovevi vincere semplicemente perché ti chiami Chieti, ma chi scrive non ama fare certe semplificazioni stando fuori dal campo. Però dovevi vincere perché sai che la lotta per il secondo posto non sarà facile, ed infatti il Martinsicuro ti ha raggiunto vincendo all’ultimo secondo, come fa una squadra che sa quello che vuole fino a quando l’arbitro non fischia. Dovevi vincere perché, nonostante tu abbia fallito i due obiettivi che ti permettevano di salire direttamente in Serie D, hai il dovere di dimostrare il massimo impegno, al di là dei limiti che hai mostrato, ma anche facendo valere i tuoi punti di forza. Dovevi vincere perché il tuo pubblico ti ha incitato sempre fino al 95° minuto e non è ammissibile che tu spenga gambe e cervello in anticipo. Infine, dovevi vincere perché c’è (o c’era) da dare dignità ad una stagione nella quale hai perso 10 punti contro Cupello, Miglianico e River. Nel calcio, si sa, conta anche la sfortuna, ma oggi è chiaro che se siamo a 11 punti dalla vetta e i playoff ci fanno paura, il problema non è la dea bendata, ma la mancanza di una testa attorno alla quale immaginare di avvolgerla, una benda. E forse anche i pantaloncini non hanno tutta questa utilità. Ci sbagliamo? Spetta ai giocatori guardarsi allo specchio, osservare la maglia che indossano, magari guardare anche all’interno dei suddetti pantaloncini e decidere che cosa vogliono e possono dare fino alla fine del campionato e oltre. La risposta la possono dare direttamente sul campo.