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(di Franco Zappacosta)

C’è un ex neroverde terremotato. Mario Sestili non ha giocato in serie A come altri che abbiamo già sentito e che sentiremo (vanta comunque un curriculum di assoluto rispetto avendo collezionato in carriera oltre 70 presenze in serie B con Sambenedettese, Udinese e Salernitana). Ma il simpatico attaccante merita questa vetrina quasi “honoris causa” perché sta vivendo il dramma che ha colpito il Centro Italia. Mario abita nella sua Fiastra, dov’è nato il 28 novembre del 1941, piccola località in provincia di Macerata che fa parte del cosiddetto “cratere” marchigiano. <Qui c’è uno sciame continuo, non concede un attimo di tregua e non ci si abitua mai> racconta. <A Fiastra non vi sono stati crolli ma quasi tutte le case sono lesionate, la mia per fortuna ha retto ma la paura è stata tanta e ce n’è ancora. Io ho trascorso due mesi a Loreto, a gennaio per l’abbondante neve sono stato costretto ad andare da mia madre a Monte San Giusto fino a maggio. Sono tornato a Fiastra da poco tempo>.

Mario è uno che non ha mai smaniato per fare carriera. A nostro giudizio per le sue qualità avrebbe potuto aspirare a traguardi importanti, ma si è sempre accontentato. <Evidentemente ho avuto quello che ho meritato> filosofeggia sereno. Anche perché è uno che crede nei segni del destino, nel soprannaturale, nelle persone che hanno poteri divinatori. Perciò ha preso quel che gli è stato assegnato in sorte. Seguiteci e capirete.

Sestili giunse dalla Salernitana nell’ottobre del 1967 con un bel biglietto da visita: l’anno prima con i granata campani aveva disputato il campionato di B. Come già detto a proposito di Cignani, fu uno dei rinforzi autunnali del Chieti costruito in fretta e furia da Guido Angelini dopo l’ammissione d’ufficio in serie C in seguito alla condanna del Brindisi per illecito. Si presentò con una spyder “Spitfire Triumph” che da sola già lo rendeva personaggio a tutto tondo.

Mario disputò 16 partite con la maglia neroverde realizzando 2 reti. Poche presenze perché il compianto Nardino Costagliola di solito preferiva (specie in trasferta) schierare un terzino all’ala e poi con il subentrato Montez subì un paio di infortuni che ne condizionarono la stagione.

Sestili esordì proprio in coincidenza del debutto del tecnico argentino sulla panchina chietina il 29 ottobre 1967: Chieti-Lecce 0-0. Mario ricorda tre partite di quel campionato di serie C 1967-68: Chieti-Casertana 1-0 del 5 maggio 1968 perché legata a una previsione della signora Eleonora (diremo dopo di cosa si tratta); Chieti-Siracusa 2-0 del 26 maggio ’68 quando ci fu il suo primo gol neroverde; Chieti-Massiminiana 1-1 del 2 giugno ’68 partita in cui <misi a segno una delle mie reti più belle, di quelle che non si scordano mai. In quella partita ebbi in campo anche un simpatico battibecco con Ascatigno>.

Rivediamoli questi tre incontri.

29 ottobre 1967 Chieti-Casertana 1-0

Chieti: Gridelli; Savini Giuseppe, De Pedri; Lancioni, Montanaro, Martella; Sestili, Cignani, Ascatigno, Galati, Dalle Fratte. 12 Serazzi All. Di Santo

Casertana: Recchia; Ballotta, De Luca; Agnoletto, Anghileri, Savini Davide; Dal Monte, Cominato, Cavazzoni, Selmo, Ive. All. Olivieri

Arbitro: Mascali di Desenzano

Marcatore: 37’ Ascatigno

Note: spettatori 7.000 con foltissima rappresentanza casertana. Espulsi nel 2° tempo: al 34’ Montanaro e Cavazzoni; al 44’ Savini e Ive tutti per reciproche scorrettezze; al 45’ De Luca per pugno a De Pedri.

Il gol nacque da un erroraccio del portiere Recchia che nel palleggiare per il rinvio si lasciò sfuggire il pallone dalle mani, aggancio rapido di Sestili e assist per Ascatigno: 1-0. La partita finì in nove contro otto, una vera battaglia senza esclusione di colpi come testimoniano le cinque espulsioni. La sconfitta alla Civitella costò ai rossoblù campani la promozione in serie B. Sulla panchina del Chieti, esonerato anche Montez, troviamo Riccardo Di Santo “traghettatore” insieme con Cristoforo Pinti, la solita soluzione di Angelini nei momenti d’emergenza. Da sottolineare il numero degli spettatori: bei tempi…

Il primo gol, invece, fu firmato da Sestili il 26 maggio 1968: Chieti-Siracusa 2-0.

Chieti: Gridelli; Savini, De Pedri; Lancioni, Carboncini, Martella; Sestili, Galati, Ascatigno, Cignani, Dalle Fratte. All. Di Santo

Siracusa: Ducati; Sinatra, Degl’Innocenti; Bartolomei, Peretta, Petronilli; Testa, Canetti, Spoletini, Luna, Cilio. All. Costagliola

Arbitro: Pescarelli di Roma

Marcatori: 7’ Sestili, 31’ Ascatigno

In quegli anni un allenatore esonerato poteva sistemarsi altrove anche nel corso della stessa stagione. Costagliola, passato al Siracusa dopo l’esonero a Chieti, non riuscì a prendersi una seconda rivincita (aveva infatti battuto i neroverdi nella gara di andata, il 24 dicembre 1967).

Uno dei gol che Sestili non ha dimenticato è invece quello che realizzò contro la Massiminiana (1-1) il 2 giugno 1968.

Chieti: Gridelli; Savini, De Pedri; Lancioni, Montanaro, Martella; Cerroni, Tarquini, Ascatigno, Cignani, Sestili. 12. Scognamiglio All. Di Santo

Massiminiana: Pozzi; Manasseri, Forti; Marin, Regalino, Sclafani; Busetta, Polizzo, Toma, Samperi, Di Pietro 12. Parise All. Andreoli

Arbitro: Bianchi di Firenze

Marcatori: 21’ Sestili, 31’ Busetta

La rete di Sestili così venne descritta dalla Gazzetta dello Sport di lunedì 3 giugno: <Un bolide da 28 metri, semplicemente fantastico>.

All’ultima giornata (la n. 38) Chieti-Barletta 1-1 sancì la salvezza di entrambe le squadre con un tacito ma palese atto di non belligeranza. I gol furono messi a segno da due giocatori che non ci sono più e che abbiamo tanto amato: al 16’ Rolando Gramoglia (passato al Chieti l’anno dopo), al 35’ rigore di Fernando Ascatigno. Riposino in pace.

Ascatigno fu capocannoniere del Chieti con 12 gol.

Torniamo a Chieti-Casertana e alla previsione della signora Eleonora. Abitava a Casalincontrada, in un gruppo di case sulla destra della strada prima dell’ingresso in paese. Aveva fama di veggente, svelava il futuro e contava su una folta schiera di “fedeli” non solo in zona. Sestili ha sempre creduto in questi poteri soprannaturali che nulla hanno a che vedere con l’occultismo o cose del genere. Loro dicono di aver ricevuto questi doni dal cielo e persuadono tantissima gente. Sestili ci credeva ciecamente e andava a trovarla con una certa continuità. Una volta volle che lo accompagnassimo e anche chi scrive, a bordo della Spitfire, andò a Casalincontrada. La signora quando seppe che era in presenza di un giornalista non la prese bene.

<Era una donna di buoni sentimenti. Me la fece conoscere Bambina, anche lei di Casalincontrada, che curava le pulizie negli alloggi dei giocatori vicino a piazza Trinità. Azzeccò ogni volta le previsioni che mi riguardavano, tant’è che per una sorta di devozione e di riconoscenza portavo sempre con me in macchina una sua foto. Aveva la campagna, la curava il marito che ricordo faceva pomodori e vino. Con le offerte dei fedeli la signora Eleonora costruì anche una grande chiesa nei pressi di casa. La settimana prima dell’incontro con la Casertana mi disse nel suo dialetto “Se giochi tu, la tua squadra vince”. Tutti sono padronissimi di crederci o meno, il Chieti però la domenica dopo sconfisse la capolista. Era analfabeta, spesso le lettere di risposta a chi si rivolgeva a lei, da ogni parte d’Italia, ero io a scriverle. E’ morta, non l’ho dimenticata>.

Cignani ci ha raccontato che nelle Marche hai avuto un altro contatto di alta spiritualità e di una incredibile previsione.

<Si riferiva a frate Corrado, un sant’uomo di Offida. Venne anche a vedermi in qualche partita quando giocavo nella Samb. L’episodio è questo. Ero da lui, le due del pomeriggio di una bella giornata d’ottobre, un sole splendente. Ad un certo punto frate Corrado mi fa: Mario è meglio che tu vada via, affrettati perché al ritorno in Abruzzo troverai la neve. Tra me e me pensai che non avesse più voglia di parlare e che si fosse inventata quella scusa per mandarmi via. La neve, con quel sole? Impossibile. Mi rimisi in macchina, presi la statale adriatica e all’altezza della Torre di Cerrano cominciai a vedere che il cielo diventava scuro, nuvole, minaccia di temporale. A Pescara pioggia battente. Arrivai a Chieti Scalo e lungo la Colonnetta ecco la neve, tanta. Frate Corrado mi aveva detto ancora una volta la verità. Come fai a non credere a certi poteri speciali?>

Adesso hai qualcuno cui rivolgerti?

<C’è Pasqualina a Civitanova Marche>.

Bene. Torniamo al calcio e al Chieti. Sei arrivato…

<E ritrovai il mio amico Cignani col quale avevo giocato nella Salernitana. Andavo spesso a casa sua perché aveva il telefono e ne approfittavo per chiamare la mia fidanzata, Anna, che abitava a Udine. Il matrimonio c’è stato nel ’74 e sono nati due figli: Laura, è sposata, insegna religione. Marco invece studia ancora. Almeno dice…>.

Due gol. Uno al Siracusa, l’altro ai catanesi della Massiminiana, una rete che dici di non aver dimenticato.

<No, perché la realizzai con una bella conclusione dalla lunga distanza, saranno stati quaranta metri. Una bomba, un vero gioiello. Quando Ascatigno si accorse che preparavo il tiro in porta, mi urlò in faccia “Ma che fai, sei pazzo? Passami la palla”. Si arrabbiò tantissimo, ma non l’ascoltai e mi andò bene. Ovviamente ci abbracciamo, felici entrambi>.

Le tue giornate a Chieti.

<Abitavo vicino alla chiesa della Trinità. A Chieti mi sono trovato bene, io poi sono sempre stato un tipo tranquillo e la città era della mia giusta misura. Una sosta al Piccolo bar dove c’era la ragazza che poi avrebbe sposato Lancioni, i pasti al ristorante Bellavista serviti dal cameriere Sergio, il flipper in un altro caffè di Corso Marrucino, la passeggiata prima di cena. Tempo fa sono tornato a Chieti e ho rivisto con piacere i posti dove ho trascorso un bel periodo, anche se breve, della mia carriera>.

In maglia neroverde una sola stagione.

<Per il campionato dopo, Collesi mi aveva messo al centro del suo progetto. Mi vedeva, disse, non più centravanti o ala ma a centrocampo. Ero allora nel pieno della maturità fisica e tecnica, ero un giocatore forte. Sarei restato volentieri e mi sarei accontentato dello stesso trattamento economico dell’anno prima: trecentomila lire al mese. Ricordando però che a primavera Angelini avrebbe voluto mandarmi via, cosa che a quei tempi una società poteva fare, sostenendo che costavo troppo, chiesi di parlargli. Volevo cautelarmi. Angelini mi diede appuntamento in sede e quando gli spiegai i motivi dell’incontro andò su tutte le furie. Volevo evitare sorprese, tipo taglio nel corso della stagione, e gli dissi: presidente resto ma deve darmi dieci assegni da trecentomila lire ciascuno, postdatati. Mi cedette alla Samb e confesso onestamente che il trasferimento mi andò bene>.

Conclusa la carriera hai chiuso con il calcio.

<Ho detto basta in anticipo. Volevo sistemarmi in via definitiva, mettere su famiglia e porre fine ad una vita fatta di continui spostamenti. Come figlio di dipendente e per giunta orfano di guerra il primo maggio del ’69 sono entrato in Banca Marche. Quella fallita non si sa bene per colpa di chi…>. Come la Cassa di Risparmio di Chieti.

Oggi l’esperienza con il Chieti che posto occupa nei tuoi ricordi?

<Resto legatissimo a tutte le squadre con le quali ho giocato. L’anno scorso la Salernitana è venuta in ritiro a Sarnano, qui vicino. Si sono ricordati di me e sono stato loro ospite una sera. Ho partecipato ad una trasmissione televisiva organizzata da Telecalore e quasi non ci credevo: tanti tifosi della Salernitana si sono collegati telefonicamente per salutarmi. Addirittura ha chiamato una ragazza di 19 anni che aveva sentito parlare di Sestili dai racconti del papà. Quest’estate nell’ordinare i numeri telefonici della mia agenda ne ho ritrovato uno molto vecchio di Ariedo Braida. Mi son detto, figurarsi se l’ha conservato e nel caso se si ricorda di me. Ho provato, il cellulare squillava, Braida mi ha riconosciuto immediatamente. Con tutto questo intendo dire che ho lasciato un buona immagine di me. Spero sia così anche per i tifosi del Chieti ai quali mando un affettuoso saluto. Quando leggeranno questa intervista mi auguro che il nome di Mario Sestili risvegli qualche bel ricordo>.

La squadra adesso è in Eccellenza.

<Abito nella Marche e qui c’è terra bruciata in alcune piazze molto importanti. Bastano due nomi: Ancona che ha giocato in serie A, e il mio capoluogo, Macerata. A Chieti c’è una nuova semina, qualcosa di buono spunterà>.